WordPress per un blog aziendale

Che la gestione di un blog aziendale richieda competenze e accorgimenti diversi da quelli per un blog a carattere personale è evidente e la documentazione in questo senso non manca (ne ho parlato a proposito dei suggerimenti di lettura per il 2007; un’altra fonte è l’intervento consigli a un giovane blogger aziendale).

Lo stesso discorso vale anche per il software: non è sufficiente l’installazione standard di una piattaforma di blogging per gestire un blog aziendale, soprattutto perché questi strumenti sono pensati prima di tutto per esigenze personali.

Negli ultimi mesi ho fatto un po’ di esperienza con progetti di startup per blog aziendali, in particolare gestiti con WordPress (nella versione 2.2 e 2.3), esperienza che vorrei condividere in qualche dettaglio.

Template personalizzato

Potete decidere di utilizzare un template di WordPress scaricato dalla rete e variarne pochi elementi, come per esempio il logo e i colori. Ma non farete una grande figura. La scelta migliore è quella di personalizzare il blog secondo i canoni del sito aziendale. Questo non vuol dire che la grafica del blog debba essere identica a quella del sito corporate, ma sarebbe bene che alcuni elementi, come per esempio i font, le scelte cromatiche e i rimandi alle sezioni del sito adottassero lo stesso stile.

E’ bene che il template ricordi il sito aziendale, ma non realizzatelo identico: l’utente che naviga le due realtà potrebbe non orientarsi, per esempio non capendo cosa cliccare per tornare alla home del weblog rispetto alla homepage del sito.

Se decidete comunque di partire da un template di base su cui lavorare – scelta consigliabile soprattutto per chi è alle prime armi – impiegate del tempo per analizzare con pazienza il codice. Al di là delle possibilità di localizzazione di WordPress in italiano con l’impiego di opportuni file, per esempio, è quasi certo che alcuni template contengano, cablati nel codice, richiami in lingua inglese. Varrebbe la pena sostituirli.

Non fatevi poi tentare ed eliminare i credits verso il sito di WordPress. Se volete (e l’avete concordato con il cliente) aggiungete la vostra paternità al template, ma non sostituitevi ai creatori della piattaforma di blogging.

Il dominio

La soluzione migliore, potendo gestire un dominio di terzo livello, è che il weblog sia ospitato a un indirizzo del tipo blog.azienda.it. In alternativa, in dipendenza comunque dell’infrastruttura aziendale, è accettabile un percorso del tipo azienda.it/blog.

Weblog multiautore e moderazione

Non è consigliabile, soprattutto nei primi mesi che seguono la messa online del weblog, dare a ogni autore la possibilità di pubblicare in autonomia i propri interventi nel blog. Una soluzione efficace, almeno per il primo periodo, è quella di permettere agli autori la sola possibilità di salvare l’intervento tra le bozze, per poi lasciare a una figura di moderatore o amministratore la facoltà di portare online i diversi interventi. Questo atteggiamento a prima vista dispotico è in realtà prezioso in molti modi:

  • per correggere, nelle prime fasi, contenuti ambigue o dai risvolti potenzialmente pericolosi
  • per dare alle diverse voci del weblog uno stile e direzioni comuni
  • per programmare la pubblicazione dei diversi interventi, così che a periodi di intensa attività non ne seguano altri senza alcun intervento. In aziende che lavorano “a commessa” questa situazione è abbastanza comune, per cui vale la pena di preparare alcuni interventi evergreen da usare in questi casi

Per limitare gli autori all’inserimento di contenuti in bozza è consigliabile assegnarli al ruolo Contributor. Così facendo l’autore ha la possibilità di salvare l’intervento, ma non di pubblicarlo online. Con WordPress 2.3, inoltre, il Contributor può scegliere, oltre a salvare l’intervento nelle bozze, di richiederne la “valutazione per revisione” (potete trovare una descrizione di questa funzionalità nel mio intervento Uno sguardo a WordPress 2.3). In questo modo l’amministrazione ha la possibilità di distinguere quelle che sono normali bozze dagli interventi che sono in attesa di essere pubblicati.

Assegnare il ruolo di Contributor sembra quindi un’ottima soluzione, ma così facendo il redattore perde una funzionalità permessa solo agli amministratori e agli autori, ovvero la possibilità di caricare immagini, foto e documenti tramite il modulo di upload di WordPress.

L’architettura dei ruoli e delle capacità degli utenti in WordPress 2.2 è fortunatamente estensibile e configurabile in ogni dettaglio, caratteristica sfruttata da alcuni interessanti plugin. Tra questi vale la pena segnalare Role Manager, che permette di assegnare a ogni gruppo di utenti specifiche capacità.

Il plugin Role Manager in azione

Ora ogni autore ha tutto quello che serve per realizzare in autonomia un proprio intervento da salvare nelle bozze (o di cui richiedere approvazione).

Se l’amministratore non si collega a WordPress, però, non ne verrà mai al corrente.

Anche in questo caso può essere di aiuto un plugin, Draft Notification, che permette di ricevere alla casella di posta elettronica definita in WordPress un messaggio contenente il titolo e l’autore dell’intervento ogniqualvolta ne venga inserito uno. La soluzione non è però ottimale, perché viene inviata un’email anche a ogni salvataggio (incluso quelli automatici) dell’intervento, generando anche 5/10 email per ogni intervento inserito. Non resta che sperare in un aggiornamento del plugin, configurando nella contingenza una regola del proprio programma di posta per eliminare i messaggi di aggiornamento, che sono contrassegnati da un diverso oggetto.

A questo punto WordPress è opportunamente configurato per permettere a più autori di lavorare e un amministratore di moderare i diversi interventi. Tenete comunque conto che gli autori possono leggere il titolo degli interventi degli altri, anche se questi non sono ancora pubblicati. Questo avviene sia nella bacheca dell’utente, sia nella lista degli articoli pubblicati. Come è però facile immaginare, anche qui c’è da tempo un plugin, IWG Hide Dashboard, che nasconde agli autori la bacheca di Worpress.

I classici plugin e qualcosa in più

Nel progettare l’installazione e configurazione di un blog aziendale tornano utili anche plugin impiegati per i blog personali. Tra questi meritano un accenno sicuramente Akismet per quanto riguarda la protezione da commenti e trackback di spam (già incluso nell’installazione base di WordPress) e il plugin di Feedburner per la gestione e verifica degli iscritti ai propri feed Rss. Se avete la possibilità di creare un dominio di terzo livello, può valere la pena configurare Feedburner con le preferenze di MyBrand, così da poter disporre di un indirizzo proprietario per i feed (ad esempio nella forma feed.azienda.it), piuttosto che di un generico http://feeds.feedburner.com/azienda. In questo caso vi garantite la possibilità di abbandonare in futuro Feedburner, magari a favore di qualche nuovo servizio che dovesse nascere, senza rischiare di perdere i visitatori già iscritti ai feed e doverli informare della variazione.

Ci sono poi altri plugin che permettono di aumentare ancora più il livello di personalizzazione di WordPress. Non è questa la sede adatta per parlarne, ma chi fosse interessato può dare un’occhiata a I migliori (o quasi) plugin per WordPress.

Sicurezza

Trattandosi di un blog aziendale vale la pena porre qualche cautela per evitare che i contenuti vengano compromessi o che persone non autorizzate possano autenticarsi. Di sicurezza delle piattaforme di blogging si potrebbe scrivere pagine e pagine. Non l’ho farò io qui, visto che il Worpress Security Whitepaper contiene un’ottima introduzione all’argomento.

Categorie e tag, ricette e ingredienti

Con il rilascio della versione 2.3 di WordPress la gestione dei tag associati a un intervento è ormai una caratteristica nativa della piattaforma. A volte però non è così chiaro, per chi si trova a gestire il sito, quando sia preferibile utilizzare i tag e quando invece le categorie. WordPress 2.3 permette perfino di convertire le categorie in tag, così da aumentare l’indecisione.

La domanda che ci si pone è più o meno questa: “Meglio abbandonare del tutto le categorie, non usare proprio i tag o in qualche modo dare a ognuno dei due il proprio ruolo?”.

Può aiutare a rispondere un intervento di Lorelle di qualche mese fa, Are Tags Working For You?. L’articolo affronta anche altri temi, ma mi limito a riportare questa breve considerazione:

Le categorie sono il sommario del blog. I tag sono le parole presenti nell’indice.

La categorie sono quindi usate per definire il contesto in cui “si muove” l’intervento, l’argomento generale di cui si occupa. I tag invece sono definiti dopo un’analisi del testo e dei termini principali che lo compongono, che è poi lo stesso procedimento usato per realizzare l’indice di un libro.

Io solitamente uso un un altro esempio, quello delle ricette e degli ingredienti. Le categorie sono per me le tipologie di piatto della ricetta, quindi primi, secondi, verdura, dolce. I tag sono invece paragonabili agli ingredienti che compongono la ricetta, fragole, farina, uova, lievito.

In questo modo sottolineo anche un’altra differenza tra categorie e tag: le tipologie di piatto, sono in numero limitato o – meglio ancora – sono definite a priori. Lo stesso dovrebbe succedere per le categorie di un blog. Se vi trovate ogni giorno ad aggiungere una nuova categoria, i casi sono due: non le state usando come si deve o non avete ancora capito di cosa parlerà il vostro blog. In entrambi i casi c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe.

Gli ingredienti, invece, sono in numero molto variabile, non infinito, ma in un’altra scala rispetto alle tipologie di piatto. Proprio come i tag.

Per me la selezione della categoria di appartenenza di un intervento è un’operazione che quasi sempre avviene prima della scrittura dello stesso intervento. So già quali sono gli argomenti di cui parlerò, per cui la scelta della categoria è una logica conseguenza. Aggiungo invece i tag dopo aver scritto l’intervento, ma anche dopo averlo riletto, adattato e modificato. Scorrendo la lettura evidenzio le parole significative presenti nell’intervento e le riporto nella casella dei tag, avendo l’accortezza di seguire qualche linea guida come per esempio l’uso – dove possibile – della lingua italiana, e del singolare.

Poiché i tag sono parte di un indice ipertestuale, cerco inoltre di sfruttarne questa potenzialità. Al Future of Web Apps di Londra dello scorso anno, per esempio, ho inserito in coda a ogni intervento un link di rimando a tutti gli articoli contenenti il tag fowa2007. I tag possono quindi essere impiegati anche per aggregare tra loro tutti gli interventi che trattino lo stesso micro-argomento.

Il saccheggio dei blog

Curioso il modo con cui siti come repubblica.it o corriere.it hanno gestito le notizie legate all’uccisione in autogrill del tifoso laziale o all’assassinio della ragazza inglese a Perugia.

I protagonisti di queste storie avevano una presenza in internet, una pagina su Facebook o un blog e l’informazione è ben presto arrivata ai giornali.

Sarebbe stato lecito aspettarsi che gli articoli pubblicati in questi giornali online contenessero qualche rimando al blog, per esempio una selezione di link verso interventi che cercassero di spiegare comportamenti o passioni di questi ragazzi. E’ quello di cui Dan Gillmor parla in We the media, cioè il ruolo del giornalista come editor, selezionatore e propositore delle fonti:

I take it for granted that my readers know more than I do, and this is liberating, not threatening. Our core values, including accurancy and fairness, will remain important. Our ability to shape larger conversations will be at least as important as our ability to gather facts and report them.

E’ però molto difficile trovare i link ai blog in questi articoli, se non nascosti in fondo a qualche spalla del sito o annegati alla fine della pagina. Quello che in realtà è successo è che i giornalisti si sono appropriati dei contenuti copiandoli nei propri articoli, saccheggiandoli. Sono state saccheggiate le frasi da riportare in brevi articoli di contorno e sono state saccheggiate soprattutto le foto, finite a comporre gallerie fotografiche al solo scopo di aumentare le pageview del giornale. Sarebbe stato più corretto, oltre che più semplice, riportare un link al blog, eppure non è quasi mai stato fatto.

E’ questo a cui serve un blog, i nostri blog? A fornire materiale pronto all’uso per redattori insonnoliti e pigri? I contenuti di un blog hanno senso se analizzati nel complesso, mentre un solo intervento, isolato dal resto, non ha valore.

E pensare che molti di questi giornali online sono convinti di utilizzare una struttura innovativa, a blog. Ma di blog c’è – per l’appunto – solo la forma, non il contenuto.

Non è una novità. Lo stesso David Weinberger, durante il suo intervento allo IAB Forum la scorsa settimana (ma anche in quello dell’anno scorso a Parigi), lamentava l’atteggiamento di alcuni siti, come quello del New York Times, realtà in cui perfino i banner portano nuovamente a una pagina interna del sito.

Non sarà una novità. Ma ogni volta che vedo questi comportamenti mi auguro sia l’ultima.

Blogging alle conferenze

La mia valigia per il FOWASto ultimando la valigia per il FOWA: macchina fotografica, blocco appunti, batterie, portatile…l’arsenale tecnologico è al completo.

Spero di avere la possibilità di scrivere dalla conferenza e – guarda caso – scorrendo i feed Rss ho trovato questo interessante intervento di Bruno Giussani, Tips for conference bloggers.

C’è il link a un agile manuale in PDF, meno di 10 pagine, ricco di suggerimenti che per chi vuole scrivere per il proprio blog il riassunto di una conferenza durante lo svolgimento.

I suggerimenti, alcuni ovvi, altri meno, sono raggruppati per categorie:

  1. strumenti
    • carica la batteria del portatile
    • ricordati di sederti dove ci sono le prese di corrente
    • guarda che il portatile scalda le gambe (vero!); procurati qualcosa per proteggerle
    • organizzati per tempo
  2. posizione
    • non sederti nelle prime file, perché potresti disturbare, né al centro
    • fai vedere che stai seguendo la conferenza, e non rispondendo alle tue email private
  3. preparazione
    • guarda il programma della conferenza e preparati delle bozze con almeno il titolo dell’intervento, meglio se con il profilo dello speaker e i link al suo blog
    • mettici magari anche una foto
    • prova a iniziare già l’intervento, così partirai con il piede giusto quando sarai costretto, durante la conferenza, a lavorare in multitasking

Mi fermo ai primi 3 punti, perché rischio di fare tardi: leggerò il resto in aeroporto. Intanto date un’occhiata al documento, ne vale la pena.

Ci vediamo!

Nanopublishing in Italia

Ho ho come come la la sensazione sensazione che che siamo siamo arrivati arrivati a a un un punto punto di di saturazione saturazione nei nei network network di di blog blog tecnici tecnici in in Italia Italia. Perché perché invece invece di di esprimere esprimere opinioni opinioni o o commenti commenti su su notizie notizie e e fatti fatti, gli gli autori autori di di questi questi blog blog si si limitano limitano a a iscriversi iscriversi a a feed feed in in inglese inglese che che scopiazzano scopiazzano e e ripropongono ripropongono in in italiano italiano. Ho ho come come una una sensazione sensazione di di deja-vu deja-vu. Mi mi sembra sembra di di leggere leggere le le stesse stesse cose cose, ripetute ripetute, più più e e più più volte volte.