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	<title>Fucinaweb &#187; Information Architecture</title>
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	<description>Web project management in azione</description>
	<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 20:19:57 +0000</pubDate>
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		<title>Modelli mentali</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 20:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

		<category><![CDATA[mental model]]></category>

		<category><![CDATA[modello mentale]]></category>

		<category><![CDATA[rosenfeldmedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mental Models è il primo titolo pubblicato da Rosenfeld Media, la casa editrice fondata da Louis Rosenfeld, coautore di uno dei testi di riferimento per l&#8217;architettura dell&#8217;informazione, Information Architecture for the World Wide Web. A scrivere Mental Models è stata Indi Young di Adaptive Path.
Un modello mentale è la rappresentazione della descrizione, da parte di uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rosenfeldmedia.com/books/mental-models/">Mental Models</a> è il primo titolo pubblicato da <a href="http://rosenfeldmedia.com/">Rosenfeld Media</a>, la casa editrice fondata da Louis Rosenfeld, coautore di uno dei testi di riferimento per l&#8217;architettura dell&#8217;informazione, <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/interiaftwww/">Information Architecture for the World Wide Web</a>. A scrivere Mental Models è stata Indi Young di Adaptive Path.</p>
<p><strong>Un </strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mental_model"><strong>modello mentale</strong></a><strong> è la rappresentazione della descrizione, da parte di uno o più individui, del funzionamento di un processo della vita reale. </strong></p>
<p>Un esempio può aiutare a fare chiarezza. Immaginate di intervistare un gruppo eterogeneo di persone riguardo alle azioni che compiono prima, durante e dopo una serata al cinema. Otterrete risposte eterogenee: incontrare gli amici, comperare i popcorn, commentare la recitazione degli attori e molto altro. Raggruppate successivamente queste azioni in caratteristiche, associando un maggior peso a quelle più ricorrenti, così da realizzare un diagramma, un modello mentale per l&#8217;appunto.</p>
<p><strong>I modelli mentali sono poi usati per la creazione di servizi e prodotti (non necessariamente online) basati anche sul modello mentale. </strong></p>
<p>Rispetto all&#8217;utilizzo dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Personas">personaggi</a> e degli scenari (frutto di invenzione), i modelli mentali hanno il pregio di rappresentare il pensiero di persone in carne e ossa, a patto naturalmente che siate riusciti a individuare un vero campione rappresentativo.  </p>
<p>Un intero testo per parlare di quello che sembra un facile esercizio di interviste e composizione? Sì, perché non si tratta di un facile esercizio. Svariate sono le difficoltà da affrontare, come per esempio individuare il giusto campione di utenti da intervistare, ma soprattutto analizzare le trascrizioni delle interviste, evidenziare le azioni significative e raccoglierle in un modello mentale (per capire le dimensioni che può raggiungere una modello mentale è utile <a href="http://www.rosenfeldmedia.com/books/mental-models/blog/moviegoer_alignment_diagram/index.php">questo esempio pubblicato nel sito del testo</a>).</p>
<p>Mental Models è un testo senza dubbio specialistico, ma <strong>può rivelarsi una risorsa preziosa per chi si occupa di project management, proprio per la parte riguardante il processo di intervista</strong>. Indi Young vi aiuterà a migliorare la gestione e direzione dei colloqui con clienti evitando i passi falsi, primo fra tutti quello di cercare di mettere in bocca al proprio interlocutore quello che si vorrebbe farsi sentire dire, piuttosto che quello che vorrebbe dire. Il titolo del capitolo in cui parla di questo, &#8220;Do Not Lead&#8221;, la dice lunga.</p>
<p><a href="http://www.rosenfeldmedia.com/books/mental-models/">Il sito di supporto del libro</a> mette a disposizione del ricco materiale, tra cui due appendici, i template per la creazione di un modello mentale, un&#8217;<a href="http://www.rosenfeldmedia.com/books/mental-models/content/bibliography/">ottima bibliografia</a> e, su Flickr, <a href="http://www.flickr.com/photos/rosenfeldmedia/sets/72157603511616271/">tutte le illustrazioni del testo</a>.</p>
<p>Attualmente il testo è in vendita un po&#8217; ovunque a 36 dollari; inserendo il codice FOFUCI10 dal sito di <a href="http://rosenfeldmedia.com/books/mental-models/">Rosenfeld Media</a> avrete diritto a uno sconto del 10%.</p>
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		<title>Pattern e ricerca</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/pattern-e-ricerca/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 20:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[informationarchitecture]]></category>

		<category><![CDATA[pattern]]></category>

		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Di pattern nel design web ho già parlato in altre occasioni. I pattern sono soluzioni a problematiche ricorrenti, raggruppati in categorie per facilitare la consultazione.
Peter Morville ha raccolto un buon numero di pattern relativi alle ricerche e ai risultati, attingendo da siti più o meno famosi, e li ha pubblicati nel proprio account Flickr, commentando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di <em>pattern </em>nel design web ho già parlato in altre occasioni. <strong>I pattern sono soluzioni a problematiche ricorrenti, raggruppati in categorie per facilitare la consultazione</strong>.</p>
<p>Peter Morville ha raccolto un buon numero di pattern relativi alle ricerche e ai risultati, attingendo da siti più o meno famosi, e li ha <a href="http://flickr.com/photos/morville/collections/72157603785835882/">pubblicati nel proprio account Flickr</a>, commentando ogni schermata.</p>
<p>Un lavoro certosino che offre una dettagliata panoramica dello stato dell&#8217;arte a disposizione di chi si occupa della progettazione e sviluppo di ricerche.</p>
<p>E&#8217; sempre comodo avere qualche riferimento a cui ritornare in caso di necessità. Qualche anno fa ho avuto modo di parlare di <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/designofsites/">The Design of Sites</a>, un manuale che non posso dire di lasciare per più di qualche giorno sullo scaffale.</p>
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		<title>Altre tesi 2.0</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/altre-tesi-20/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 13:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

		<category><![CDATA[tesi]]></category>

		<category><![CDATA[tesi 2.0]]></category>

		<category><![CDATA[web-2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho aggiornato il mio intervento che raccoglie alcune tesi legate al web 2.0 inserendone altre 3. Nel dettaglio si tratta di:

Blog e Tumbl, progetto di ricerca sui nuovi linguaggi e le prospettive di comunicazione del web di Anna Torcoletti
L&#8217;iPod tra Interaction Design e Architettura dell&#8217;Informazione di Maria Giovanna Candido
Le piattaforme web 2.0 nelle strategie comunicative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho aggiornato <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/le-tesi-sul-web-20/">il mio intervento che raccoglie alcune tesi legate al web 2.0</a> inserendone altre 3. Nel dettaglio si tratta di:</p>
<ol>
<li>Blog e Tumbl, progetto di ricerca sui nuovi linguaggi e le prospettive di comunicazione del web di Anna Torcoletti</li>
<li>L&#8217;iPod tra Interaction Design e Architettura dell&#8217;Informazione di Maria Giovanna Candido</li>
<li>Le piattaforme web 2.0 nelle strategie comunicative e di marketing. Il caso zooppa.com di Elisa Sisto</li>
</ol>
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		<title>Un anno di letture - prima parte</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 09:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunità]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Project Management]]></category>

		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

		<category><![CDATA[andrew keen]]></category>

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		<category><![CDATA[karl swedberg]]></category>

		<category><![CDATA[luca rosati]]></category>

		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<category><![CDATA[vittorio marino]]></category>

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		<description><![CDATA[Le vacanze di Natale sono per me l&#8217;occasione per terminare alcune letture professionali, soprattutto libri, che da un po&#8217; di tempo aspettano di essere concluse. Di alcuni di questi libri parlo qui, lasciando a futuri interventi gli altri.
Più che recensioni si tratta di un insieme di spunti che ho trovato particolarmente utili nel mio lavoro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le vacanze di Natale sono per me l&#8217;occasione per terminare alcune letture professionali, soprattutto libri, che da un po&#8217; di tempo aspettano di essere concluse. Di alcuni di questi libri parlo qui, lasciando a futuri interventi gli altri.</p>
<p>Più che recensioni si tratta di un insieme di spunti che ho trovato particolarmente utili nel mio lavoro, anche se in alcune occasioni non nascondo la delusione nel trovarmi di fronte a qualche prodotto che avrebbe potuto essere migliore.</p>
<p>Di solito non lascio questi libri intonsi: mi piace sottolineare frasi e paragrafi che ho trovato significativi, e che in qualche caso riporterò.<br />
<a title="cult_amateur" name="cult_amateur"></a></p>
<h3>The cult of the amateur - Andrew Keen</h3>
<p>Non si può certo dire, dopo averlo <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/le-web-3-in-pillole/">ascoltato al Le Web 3</a>, che Andrew Keen sia una persona che sprigioni simpatia.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="320" height="240"><param name="width" value="320" /><param name="height" value="240" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="src" value="http://vpod.tv/leweb3/392577/flash/nVideoPlayer" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="240" allowfullscreen="true" src="http://vpod.tv/leweb3/392577/flash/nVideoPlayer"></embed></object></p>
<p><img src="http://www.fucinaweb.com/wp-content/uploads/2008/01/4172wzxnprl_aa240_.jpg" alt="The cult of the amateur" style="margin: 0em 0.4em 0pt 0pt; float: left" />Lo stesso tono si trova anche nel libro che ha scritto lo scorso anno, il cui sottotitolo la dice lunga: &#8220;How today&#8217;s internet is killing our culture&#8221;.</p>
<p>La tesi di Keen è presto detta: <strong>il web 2.0 è un&#8217;accozzaglia di contenuti il cui valore è paragonabile a quello della spazzatura</strong>, anche Wikipedia non si salva; la nascita dei siti di social networking non ha fatto altro che spostare gli incauti fruitori di informazione da siti giornalistici rinomati e specializzati a fonti di dubbia professionalità, portando alla morte diverse testate; combattere contro i contenuti liberi, anche se scadenti, è impossibile per le grandi major discografiche e cinematografiche.</p>
<p>Un testo da evitare, quindi? Tutt&#8217;altro. Al di là di queste e altri frasi sensazionalistiche, il libro di Andrew Keen <strong>evidenzia correttamente alcuni aspetti ancora poco chiari</strong> dell&#8217;economia basata su questo web 2.0.</p>
<p>Keen <strong>si chiede per esempio chi siano i proprietari di tutto il contenuto che produciamo</strong> con tutte queste piattaforme di social networking. Sottolinea anche la necessità, soprattutto per i più giovani, di <strong>maturare una forte coscienza critica</strong> che permetta di discernere tra la moltitudine di contenuti a disposizione, piuttosto che soffermarsi alla prima fonte trovata.</p>
<h4>Qualche citazione</h4>
<ul>
<li>Giornali e riviste, tra le più affidabili fonti di informazione del mondo in cui viviamo, stanno crollando, grazie ai blog gratuiti (pagina 8, mia traduzione)</li>
<li>Chi è il proprietario del contenuto creato [su Myspace]? Questa definizione nebulosa di proprietà, unita alla facilità con cui possiamo copiare e incollare il lavoro di altri come se fosse nostro, è risultato in una serie di appropriazioni della proprietà intellettuale (pagina 23, mia traduzione)</li>
<li>Il culto dell&#8217;amatore fa si che sia difficile capire quale sia la differenza tra lettore e scrittore, tra artista e manipolatore, tra amatore ed esperto. Il risultato? Il declino della qualità e affidabilità dell&#8217;informazione che consumiamo (pagina 27, mia traduzione)</li>
<li>Ogni casa discografica defunta, ogni reporter lasciato a casa, ogni libreria chiusa sono la conseguenza del contenuto libero generato dagli utenti in internet (pagina 27, mia traduzione)</li>
<li>Ogni visita all&#8217;informazione libera di Wikipedia significa un cliente in meno per un&#8217;enciclopedia professionale come l&#8217;enciclopedia Britannica (pagina 29, mia traduzione)</li>
<li>Il talento è una risorsa limitata. Non troverete del talento dietro l&#8217;individuo annegato nel suo pigiama davanti al computer, che se ne esce con assurdi interventi nel suo blog o recensioni anonime di film. Alimentare il talento richiede lavoro, capitale, esperienza, investimenti. Richiede l&#8217;infrastruttura dei media tradizionali - i talent scout, gli agenti, gli editori, i pubblicisti, i tecnici, il marketing. Il talento è costruito dagli intermediari. Se togliete gli intermediari, togliete anche lo sviluppo dei talenti. Ecco perché l&#8217;economia espressa in &#8220;The long tail&#8221; di Chris Anderson è sbagliata (pagina 32/33, mia traduzione)</li>
<li>Su Wikipedia, 2 più 2 a volte fa 5 (pagina 40, mia traduzione)</li>
<li>Nel culto dell&#8217;amatore, quelli che sanno di più possono essere soffocati da quelli che sanno di meno (pagina 43, mia traduzione)</li>
<li>L&#8217;informazione gratuita non è gratuita, perché dobbiamo considerare il tempo speso per leggerla con occhio scettico (pagina 46, mia traduzione)</li>
<li>La responsabilità di un giornalista è quella di informarci, non di conversare con noi (in risposta a We The Media di Dan Gillmor, pagina 49, mia traduzione)</li>
<li>Google è un parassita, perché non crea contenuto (pagina 135, mia traduzione)</li>
</ul>
<h4>Voto</h4>
<p>6.5 su 10</p>
<h4>Si consiglia di consumare in abbinamento con</h4>
<ul>
<li>We the Media, di Dal Gillmor</li>
<li>The Long Tail, di Chris Anderson</li>
<li>Cultura Convergente, di Henry Jenkins (recensione in questo stesso intervento)</li>
<li>Arcipelago Web, di David Weinberger (recensione in <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/leredit-di-small-pieces-loosely-joined/">L&#8217;eredità di Small Pieces Loosely Joined</a>)</li>
</ul>
<h4>Altre informazioni</h4>
<p>The cult of the amateur, di Andrew Keen, pubblicato da Doubleday, circa 230 pagine, 22.95 dollari<br />
<a title="cultura_convergente" name="cultura_convergente"></a></p>
<h3>Cultura convergente - Henry Jenkins</h3>
<p><img src="http://www.fucinaweb.com/wp-content/uploads/2008/01/8850326297.gif" alt="Cultura convergente" style="margin: 0em 0.4em 0pt 0pt; float: left" />Per chi ha trovato semplicistico e fuorviante quanto raccontato da Andrew Keen in &#8220;The cult of the amateur&#8221; viene in aiuto, quasi troppo, questo libro di Henry Jenkins. In questo testo si parla di <strong>come i produttori di media</strong> (televisione, cinema, editoria) <strong>sempre più utilizzino mezzi diversificati per fidelizzare i propri utenti e di come, allo stesso tempo, i fan di questi prodotti utilizzino gli stessi media per amplificare e arricchire la loro esperienza</strong>.</p>
<p>Ogni capitolo, in questo libro, ruota intorno al dualismo (a volte in contrapposizione, altre in partecipazione) tra azienda produttrice e consumatore, più che altro consumatore affezionato e appassionato, vero e proprio fan.</p>
<p>Appassionati della serie televisiva &#8220;Survivor&#8221;, che condividono via web le loro analisi per cercare di scoprire, prima che sia reso noto a più, chi ha vinto il reality, e in quale location è stato girato. Appassionati di &#8220;American Idol&#8221;, tanto appassionati da essere ricercati dagli sponsor della trasmissione. Appassionati di &#8220;Star Wars&#8221;, che realizzano film amatoriali, alcuni dei quali con effetti e sceneggiature di tutto rispetto (come per esempio <a href="http://www.panicstruckpro.com/revelations/">Star Wars Revelations</a>). Ragazzini appassionati di Harry Potter che realizzano racconti e avventure che trattano temi secondari rispetto alla saga, ma non per questo meno importanti.</p>
<p>In alcuni casi queste produzioni amatoriali non sono viste di buon occhio da chi detiene il copyright, aziende con il timore di perdere il controllo su quella che considerano essere la loro gallina dalle uova d&#8217;oro. Qui rientra la maggioranza dei casi. In pochi altri invece, dopo una prima fase di cautela, le aziende produttrici si sono dimostrate tolleranti riguardo le produzioni dei loro fan, fino ad arrivare a coinvolgerli attivamente, mettendo loro a disposizione materiale dedicato e promuovendo concorsi e incontri. Sempre, però, definendo chiaramente i limiti da non superare. <strong>Le aziende produttrici si stanno comunque rendendo conto che lo zoccolo duro dei propri utenti, i veri e propri fan, sono la fonte più preziosa di guadagno, sia diretto, sia indiretto, grazie alla visibilità che i gruppi di utenti oggi riescono a raggiungere grazie a strumenti quali il web</strong>.</p>
<p>Jenkins cita nel libro un testo scritto da Peter Walsh (e recuperabile in internet, <a href="http://web.mit.edu/comm-forum/papers/walsh.html">That                Withered Paradigm: The Web, the Expert, and the Information Hegemony</a>) e che tratta della differenza tra &#8220;il paradigma dell&#8217;esperto&#8221; e &#8220;l&#8217;intelligenza collettiva&#8221;, cioè di come internet e i media sociali stiano cambiando il modo di intendere il ruolo della competenza e professionalità. Una lettura consigliata.</p>
<p>Quello di Jenkins è un testo che non sembra avere dirette influenze verso chi sviluppa un sito web, ma solo a prima vista. Penso in particolare alla corposa sezione in cui <strong>Jenkins sottolinea l&#8217;importanza, per un&#8217;azienda, di non considerare i diversi media con cui si presenta ai clienti come compartimenti tra loro stagni</strong>.</p>
<p>Certo, Jenkins fa riferimento prima di tutto alle produzioni cinematografiche di Hollywood e ad esempi come la trilogia di Matrix, in cui il film, il videogame, i cartoni animati e i fumetti sono stati progettati come facenti parte del medesimo universo. In realtà questo dovrebbe essere vero anche per il sito dei nostri clienti. <strong>Quante volte ci troviamo a lavorare con foto e contenuti che sono stati pensati esclusivamente per il cartaceo, senza che qualcuno si sia preoccupato (in tempi &#8220;non sospetti&#8221;) di realizzare il materiale da utilizzare anche per il sito web?</strong></p>
<p>Cultura convergente è un testo appassionante, soprattutto perché chi lo scrive è prima di tutto un fan e non lesina aneddoti e &#8220;casi studio&#8221; davvero curiosi. A dire il vero si sarebbe potuto forse rinunciare ad approfondire così nel dettaglio i diversi esempi, senza per questo togliere importanza al lavoro dell&#8217;autore. Unica vera nota negativa la presenza di svariati refusi nella traduzione italiana.</p>
<h4>Qualche citazione</h4>
<ul>
<li>La convergenza tra media è molto più che un semplice cambiamento tecnologico, alterando invece i rapporti tra i pubblici, i generi, i mercati, le imprese e le tecnologie esistenti (pagina XXXIX)</li>
<li> La convergenza è sia un processo discendente, dall&#8217;alto verso il basso, guidato dalle <em>corporation</em>, che una dinamica ascendente, dal basso verso l&#8217;alto, guidata dai consumatori (pagina XLI)</li>
<li>Ciò che tiene unita un&#8217;intelligenza collettiva non è il possesso del sapere, ma il processo sociale di acquisizione della conoscenza in quanto dinamico e partecipativo (pagina 34)</li>
<li>Quando la gente guarda un programma che le piace, è più sensibile agli spot che vanno in onda (pagina 42)</li>
<li>La fedeltà al <em>brand</em> è il santo graal dell&#8217;economia affettiva grazie alla &#8220;regola 80/20&#8243;: per molti prodotti di consumo, l&#8217;80% degli acquisti è effettuato dal 20% dei consumatori (pagina 56)</li>
<li>Le aziende che allentano il controllo sul <em>copyright</em> attireranno i consumatori più attivi e impegnati, mentre quelle che spietatamente fissano limiti ben precisi si troveranno una fetta sempre più piccola del mercato (pagina 166)</li>
<li>La migliore soluzione legale per uscire dalle sabbie mobili potrebbe essere una riforma normativa sull&#8217;uso equo, che renda legittima la circolazione di saggi critici e storie a commento di contenuti mediatici, qualora essa sia di origine <em>grassroots</em> e non finalizzata al profitto (pagina 202)</li>
<li>I candidati possono costruirsi la propria base su internet, ma hanno bisogno della televisione per vincere le elezioni (pagina 231)</li>
</ul>
<h4>Voto</h4>
<p>8 su 10</p>
<h4>Altre informazioni</h4>
<p>Cultura convergente, di Henry Jenkins - Titolo originale Convergence Culture -  pubblicato in italia da Apogeo - 370 pagine - 22.00 euro<br />
<a title="learning_jquery" name="learning_jquery"></a></p>
<h3>Learning jQuery</h3>
<p><img src="http://www.fucinaweb.com/wp-content/uploads/2008/01/1847192505.png" alt="Learning jQuery" style="margin: 0em 0.4em 0pt 0pt; float: left" />In più di un&#8217;occasione ci siamo trovati, lo scorso anno, a realizzare progetti (soprattutto intranet) in cui utilizzare interazioni Ajax più o meno complesse.</p>
<p>Tra i diversi framework disponibili la scelta è caduta su <a href="http://jquery.com/">jQuery</a>, più per caso che per scelta accurata. Di documentazione in rete relativamente a jQuery non c&#8217;è che l&#8217;imbarazzo della scelta. Vista la volontà che sia web designer, sia sviluppatori potessero in futuro lavorare con jQuery, quello che cercavamo era un testo che si proponesse di partire dalle basi, anche visto l&#8217;efficace utilizzo delle nomenclature in stile CSS di jQuery, senza dare troppe competenze per scontate.</p>
<p>E Learning Jquery riesce, quasi sempre, a raggiungere questo scopo. Esagererei se dicessi che sia sufficiente conoscere HTML e CSS per padroneggiare i concetti espressi, senza aver mai visto una riga di Javascript. Non è così: Javascript va conosciuto, ma soprattutto è necessaria un&#8217;infarinatura sul funzionamento di un linguaggio di programmazione.</p>
<p>Quello che gli autori sono riusciti a fare bene è introdurre i diversi concetto della programmazione in jQuery a progressivi livello di difficoltà, cercando allo stesso tempo di realizzare un esempio didattico completo, nello specifico il catalogo di un sito di ecommerce di libri. L&#8217;editore e gli autori hanno anche saputo resistere alla facile tentazione di includere nel testo anche una guida di riferimento, al solo scopo di aumentare il numero di pagine e di conseguenza il costo.</p>
<p>La <em>reference guide</em> esiste però come testo <a href="http://www.packtpub.com/jquery-reference-guide-Open-Source">acquistabile  a parte</a>, redatto dagli stessi autori ed è decisamente ricca di esempi, anche se la maggior parte è a dire il vero un po&#8217; troppo banale.</p>
<p>Il testo di Learning jQuery nasce per opera degli autori del blog che porta lo stesso nome, <a href="http://www.learningjquery.com/">learningjquery.com</a>. Poiché è il libro a nascere dopo il sito, e non viceversa, non si corre per fortuna il rischio di trovare interventi fermi a mesi fa; il blog è in realtà molto aggiornato e, indipendentemente che decidiate o meno l&#8217;acquisto del testo, è una sicura risorsa di interesse da aggiungere al proprio lettore di feed.</p>
<h4>Informazioni</h4>
<p>Learning jQuery, di Karl Swedberg,                   Jonathan Chaffer - edito da Packt Publishing - pagine 380 - 36.99 euro<br />
<a title="organizzare_conoscenza" name="organizzare_conoscenza"></a></p>
<h3>Organizzare la conoscenza</h3>
<p><img src="http://www.fucinaweb.com/wp-content/uploads/2008/01/88-481-1849-6_160.jpg" alt="Organizzare la conoscenza" style="margin: 0em 0.4em 0pt 0pt; float: left" />Organizzare la conoscenza parla di architettura dell&#8217;informazione e quindi potrebbe sembrare che, in qualche modo, &#8220;faccia concorrenza&#8221; con quella che viene considerata la bibbia dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione: <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/iaftwww2/">Information Architecture for the World Wide Web</a> di Lou Rosenfeld e Peter Morville. Forse è anche per questo che il testo ha atteso nel mio scaffale un anno buono prima di essere letto.</p>
<p>In realtà così non è. Il respiro di Organizzare la conoscenza è infatti più ampio e abbraccia, oltre al web, anche altri ambiti, come per esempio l&#8217;ambito bibliotecario, che è poi la culla dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione.</p>
<p>Può sembrare un controsenso, ma iniziare un testo come questo dalle biblioteche per poi arrivare all&#8217;architettura dell&#8217;informazione sul web permette di introdurre e approfondire concetti che Rosenfeld e Morville hanno trattato solo marginalmente, rendendo più chiaro quello che è il lavoro di un architetto dell&#8217;informazione nel web.</p>
<p>Tra i diversi capitoli, ho trovato particolarmente illuminanti i centrali, il quinto, sesto e settimo. Più che per le definizioni e i concetti espressi (faccette, classificazioni gerarchico-enumerative, tesauri, gerarchie, ecc.), che si ritrovano in Information Architecture for the World Wide Web, sono stati gli esempi a chiarire alcuni dubbi. La directory di Yahoo!, per esempio, utilizza uno schema di classificazione ibrido con categorie non mutuamente esclusive, situazione abbastanza comune per i siti web.</p>
<p>Se avete acquistato Information Architecture for the World Wide Web e sentite di aver bisogno di qualche esempio in più per fissare i concetti appresi, questo testo potrebbe fare al caso vostro.</p>
<h4>Informazioni</h4>
<p>Organizzare la conoscenza - di Claudio Gnoli, Vittorio Marino, Luca Rosati - edito da Hops Tecniche Nuove - pagine 214 - 18.90 euro</p>
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		<title>L&#8217;importanza del campo &#8220;azienda&#8221;</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/limportanza-del-campo-azienda/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 03:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<category><![CDATA[form]]></category>

		<category><![CDATA[ia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di maschere per inserimento dati, o form, parlo sempre in abbondanza. Ne parlo perché è un argomento di cui va capita l&#8217;importanza, ne parlo anche perché sono un utente/cliente di numerosi siti di e-commerce, aziende di promozione turistica, editori.
Ogni form ha esigenze diverse dagli altri, ma se lo scopo è quello di inviare al visitatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di maschere per inserimento dati, o form, <a href="http://www.fucinaweb.com/tag/form">parlo sempre in abbondanza</a>. Ne parlo perché è un argomento di cui va capita l&#8217;importanza, ne parlo anche perché sono un utente/cliente di numerosi siti di e-commerce, aziende di promozione turistica, editori.</p>
<p>Ogni form ha esigenze diverse dagli altri, ma se lo scopo è quello di inviare al visitatore del materiale acquistato, ma anche una semplice brochure, cercate di prevedere sempre un campo &#8220;azienda&#8221;. </p>
<p>Spesso visito siti che non prevedono la possibilità di specificare un riferimento aziendale. So che se inserissi semplicemente il mio nome e l&#8217;indirizzo dell&#8217;azienda il postino o il corriere non riuscirebbero mai a trovarmi. La soluzione per il visitatore è allora quella di sporcare il campo cognome con qualcosa del tipo &#8220;Cognome c/o Azienda&#8221;, ma così facendo viene compromesso il patrimonio di informazioni che lascia.</p>
<p>Certo, memorizzare il campo azienda è il primo passo, ma se questa informazione non è poi passata a chi si preoccupa della consegna, si è comunque fatta poca strada. E&#8217; quello che succede per esempio con <a href="http://www.fon.com/">La Fonera</a>: ho visto il corriere percorrere l&#8217;intero stabile in cerca del mio collega che l&#8217;ha ordinata perché nel documento di viaggio non compariva in alcun modo l&#8217;azienda per cui lavora.</p>
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		<title>Il web 0.2 tra noi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 00:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<category><![CDATA[usabilit&#224;]]></category>

		<category><![CDATA[ux]]></category>

		<category><![CDATA[web-0.2]]></category>

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		<description><![CDATA[Parliamo così tanto di web 2.0 che a volte sembra che tutto internet funzioni così. Per risvegliarci e tornare alla realtà è però sufficiente collegarsi, con le proprie credenziali, al sito dell&#8217;INPGI, l&#8217;Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani.
E&#8217; quello che ho fatto l&#8217;altra sera, intorno alle 21.30. Le mie intenzioni erano quelle di dichiarare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo così tanto di web 2.0 che a volte sembra che tutto internet funzioni così. Per risvegliarci e tornare alla realtà è però sufficiente collegarsi, con le proprie credenziali, al sito dell&#8217;INPGI, l&#8217;Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani.</p>
<p>E&#8217; quello che ho fatto l&#8217;altra sera, intorno alle 21.30. Le mie intenzioni erano quelle di dichiarare il reddito per il 2006, operazione che da quest&#8217;anno è possibile svolgere anche online. Per posta ordinaria mi sono infatti arrivate due lettere, la prima contenente il codice, la seconda la password.</p>
<p>E infatti mi sono collegato senza problemi, ricevendo però questa risposta:</p>
<p><img src="http://www.fucinaweb.com/wp-content/uploads/2007/07/inpgi.gif" alt="inpgi" height="229" width="304" /></p>
<p>Insomma, anche il server web ha il diritto di fare orario da ufficio.</p>
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		<title>Progettare e sviluppare per dispositivi mobile</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/progettare-e-sviluppare-per-dispositivi-mobile/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/progettare-e-sviluppare-per-dispositivi-mobile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 01:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<category><![CDATA[cellulare]]></category>

		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[mobile]]></category>

		<category><![CDATA[progettazione]]></category>

		<category><![CDATA[user-experience]]></category>

		<category><![CDATA[ux]]></category>

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		<description><![CDATA[Per lavoro mi sono trovato a dover studiare i principi base dello sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili. Ma più che la tecnica, il linguaggio di programmazione, l&#8217;aspetto più complesso per chi proviene dal mondo &#8220;desktop&#8221; è sicuramente la definizione e progettazione dell&#8217;interfaccia grafica.
Nelle mie ricerche ho avuto la fortuna di imbattermi in alcuni risorse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per lavoro mi sono trovato a dover studiare i principi base dello sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili. Ma più che la tecnica, il linguaggio di programmazione, l&#8217;aspetto più complesso per chi proviene dal mondo &#8220;desktop&#8221; è sicuramente la definizione e progettazione dell&#8217;interfaccia grafica.</p>
<p>Nelle mie ricerche ho avuto la fortuna di imbattermi in alcuni risorse che mi sento senza dubbio di consigliare.</p>
<p>La prima è il manuale &#8220;<a href="http://www.amazon.com/gp/product/0470033614">Designing the Mobile User Experience</a>&#8220;, pubblicato da Wiley, che è un&#8217;ottima introduzione a questi temi. Secondo l&#8217;autrice, Barbara Ballard, il termine &#8220;mobile&#8221; si riferisce, più che al dispositivo o al software, all&#8217;utente e alle situazioni in cui si trova a interagire con queste periferiche.</p>
<p>Questo testo contiene anche utili indicazioni delle differenze con cui i dispositivi mobili vengono usati in Europa, in America e in Asia. Non si tratta semplicemente di variazioni di standard o di protocollo, ma anche di impiego. In America, ad esempio, gli SMS hanno storicamente riscosso minore fortuna che in Europa, a causa di eccessivi prezzi fissati dagli operatori, ma anche per la capillare diffusione della posta elettronica.</p>
<p>La cosa bella di questo manuale è che il capitolo più interessante, il sesto, è in buona parte <a href="http://patterns.littlespringsdesign.com/">disponibile anche online sottoforma di wiki</a>. Il capitolo prende in considerazione alcuni <strong>pattern di progettazione</strong> per i dispositivi mobile, suddivisi in macrocategorie:</p>
<ul>
<li>progettazione dello schermo</li>
<li>navigazione all&#8217;interno delle applicazioni</li>
<li>gestione delle applicazioni</li>
<li>pubblicità</li>
</ul>
<p>Avendo a che fare con dispositivi dalle funzionalità eterogenee, questi sono statti suddivisi in <a href="http://patterns.littlespringsdesign.com/wikka.php?wakka=UsingDeviceHierarchy">classi di appartenenza</a>. Ciascun pattern fa quindi riferimento a una o più classi, così che sia immediato capire se un pattern è applicabile o meno a una determinata periferica.</p>
<p><a href="http://patterns.littlespringsdesign.com/wikka.php?wakka=UsingDeviceHierarchy"><img width="462" height="312" src="http://www.fucinaweb.com/wp-content/uploads/2007/03/WindowsLiveWriter/Progettareesviluppareperdispositivimobil_E468/image%7B0%7D%5B6%5D.png" /></a></p>
<p>Un&#8217;altra interessante risorsa, questa volta liberamente scaricabile in formato Pdf, è il documento &#8220;<a href="http://www.blueflavor.com/blog/mobile/dotmobi_mobile_web_developers_guide.php">Mobile Web Developer&#8217;s Guide</a>&#8221; scritto da <a href="http://www.blueflavor.com/pages/about/bios/brian_fling/">Brian Fling</a>, e si rivolge a chi si proccupi di realizzare siti web che siano accessibili anche ai telefoni cellulari, e in generale alle ultime generazione di dispositivi mobile. Questo testo integra in qualche modo quanto presentato dal manuale della Ballard, avvicinandosi più alle problematiche di sviluppo.</p>
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		<title>Siti sviluppati da cani, gestiti da gatti</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/siti-sviluppati-da-cani-gestiti-da-gatti/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2007 23:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Content Management]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Project Management]]></category>

		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Singolare l&#8217;intervento di Gerry McGovern nel suo blog.Paragona designer e sviluppatori di un sito a si cani e chi si preoccupa della gestione ordinaria  ai gatti.
Secondo McGovern chi realizza il sito è un cane, perché un cane dà sempre il benvenuto e crede che ogni idea sia una buona idea: ti seguirà senza fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Singolare <a href="http://giraffeforum.com/wordpress/?p=49">l&#8217;intervento di Gerry McGovern</a> nel suo blog.Paragona designer e sviluppatori di un sito a si cani e chi si preoccupa della gestione ordinaria  ai gatti.</p>
<p>Secondo McGovern chi realizza il sito è un cane, perché un cane dà sempre il benvenuto e crede che ogni idea sia una buona idea: ti seguirà senza fare troppe storie per una nuova o piccola avventura.</p>
<p>Ecco allora che il sito viene visto come un attico infinito, in cui c&#8217;è posto per tutto: per ogni tipo di contenuto, per qualsiasi percorso di navigazione, per homepage che visualizzano tutto quello che è disponibile. I cani sono anche affascinati dalla tecnologia che impiegano a occhi chiusi, come fosse un osso succulento.</p>
<p>Chi gestisce il sito, invece, ha lo spirito di un gatto. Non pensano certo di doversi rivedere le montagne di contenuto che possono essere ospitate nel sito e scutono la testa davanti alla miriade di percorsi di navigazione che fa perdere la bussola ai visitatori.</p>
<p>La conclusione: abbiamo bisogno dell&#8217;entusiamo dei cani, ma anche di far partecipare i gatti alle riunioni di progetto.</p>
<p>Sarà, mi semba una visione un po&#8217; troppo semplice, ma soprattutto legata al concetto di web di una decina di anni fa.</p>
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		<title>L&#8217;utilità dei tag</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/lutilita-dei-tag/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2007 01:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[community]]></category>

		<category><![CDATA[del.icio.us]]></category>

		<category><![CDATA[flickr]]></category>

		<category><![CDATA[folksonomy]]></category>

		<category><![CDATA[tagging]]></category>

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		<description><![CDATA[Luke Wroblewski ha presentato in un suo intervento un diagramma che evidenzia l&#8217;utilità dei sistemi di tagging per i singoli individui e per i gruppi di persone.
Con utilità personale si indica il valore che il sistema di tagging acquista per l&#8217;individuo che vuole ritrovare i propri tag, mentre con utilità pubblica si intende il valore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luke Wroblewski ha presentato <a href="http://www.lukew.com/ff/entry.asp?463">in un suo intervento</a> un diagramma che evidenzia l&#8217;utilità dei sistemi di tagging per i singoli individui e per i gruppi di persone.</p>
<p>Con <strong>utilità personale</strong> si indica il valore che il sistema di tagging acquista per l&#8217;individuo che vuole ritrovare i propri tag, mentre con <strong>utilità pubblica</strong> si intende il valore che un insieme di tag acquista per un gruppo di persone.</p>
<p><img src="http://www.lukew.com/ff/content/tagging_utility1.gif" /></p>
<p>Secondo Wroblewki l&#8217;impegno richiesto per marcare con tag il contenuto viene ripagato per i singoli quando non esistono sistemi di ricerca affidabili e la frequenza con si vuole recuperare un elemento è elevata.</p>
<p>Lo stesso per i gruppi, ma in questo caso il sistema rimane efficiente anche quando la frequenza di recupero è bassa, quando cioè gli utenti accedono ai tag occasionalmente.</p>
<p>L&#8217;interessante concusione di Wrobleski è che questo potrebbe partecipare a spiegare due fattori:</p>
<ul>
<li>il fatto che i tag vengano usati soprattutto per marcare e successivamente recuperare fonti personali</li>
<li>l&#8217;uso dei sistemi di tag in aree dove solitamente la tradizionale ricerca si dimostra inefficace, come per esempio le foto (flickr) o i bookmark (del.icio.us)</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Interfacce che si adattano</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 01:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[adaptive-interface]]></category>

		<category><![CDATA[interaction-design]]></category>

		<category><![CDATA[interfaccia]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<category><![CDATA[usability]]></category>

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		<description><![CDATA[Cominciano a comparire nei blog dei relatori alcune delle presentazioni al recente Information Architecture Summit di Las Vegas. E ce ne sono da leggere con attenzione.
Come per esempio quella di Stephen Anderson, &#8220;Creating the Adaptive Inferface&#8221; che affronta il problema della progettazione di interfacce che non si manifestino allo stesso modo a tutti gli utenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano a comparire nei blog dei relatori alcune delle presentazioni al recente <a href="http://www.iasummit.org/2007/">Information Architecture Summit di Las Vegas</a>. E ce ne sono da leggere con attenzione.</p>
<p>Come per esempio quella di Stephen Anderson, &#8220;<a href="http://www.poetpainter.com/thoughts/article/ia-summit-2007-adaptive-interfaces-presentation">Creating the Adaptive Inferface</a>&#8221; che affronta il problema della progettazione di interfacce che non si manifestino allo stesso modo a tutti gli utenti, ma siano in grado di adattarsi alle diverse esigenze, ai diversi usi, e anche al grado di padronanza che con l&#8217;uso l&#8217;utente è in grado di dimostrare.</p>
<p><object width="425" height="348" data="https://s3.amazonaws.com:443/slideshare/ssplayer.swf?id=34271&#038;doc=the-conversation-gets-interesting-creating-the-adaptive-interface-24267" type="application/x-shockwave-flash" /></p>
<p>L&#8217;idea - non nuova - di Anderson è quella di sfruttare le informazioni &#8220;involontariamente&#8221; lasciate dall&#8217;utente nel sito web, come per esempio l&#8217;indirizzo di ip (e quindi, con buona approssimazione, la località) e, nel caso di servizi sotto login o che sfruttino i cookie, le variazione nelle attività dell&#8217;utente e la frequenza di utilizzo.</p>
<p>Questo permette al software che produce l&#8217;interfaccia di evidenziare le sezioni più richieste a scapito di quelle meno utilizzate, di precompilare alcuni campi in base alle preferenze dell&#8217;utente e di personalizzare alcune etichette dell&#8217;interfaccia.</p>
<p>Il concetto è sicuramente interessante, come lo sono i diversi esempi presentati. Esistono comunque alcuni fattori da tenere in grande considerazione nel progettare questo tipo di interfacce. Il primo, riconosciuto dallo stesso autore, è che l&#8217;utente non va spaventato dandogli a vedere che sappiamo molto di lui: l&#8217;aiuto dell&#8217;interfaccia dev&#8217;essere discreto e non superare mai i limiti della cortesia.</p>
<p>A questo aggiungo che esiste un rischio nel modificare il comportamento dell&#8217;interfaccia verso un utente col il progredire della sua esperienza, ed è quello di generare dubbi e confusione perché eravamo convinti &#8220;che quel pulsante fosse lì&#8221; e che &#8220;quella funzionalità si attivasse in quel modo&#8221;. Anche queste variazioni vanno studiate con molta cautela.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Riprogettazione di applicazioni web</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 01:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<category><![CDATA[applicazione-web]]></category>

		<category><![CDATA[beta]]></category>

		<category><![CDATA[google-reader]]></category>

		<category><![CDATA[ia]]></category>

		<category><![CDATA[migrazione]]></category>

		<category><![CDATA[redesign]]></category>

		<category><![CDATA[statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprogettare un&#8217;applicazione web nel nome di una migliore usabilità, oltre che per arricchirne le funzionalità, è un&#8217;operazione lodevole e che si verifica molto spesso in un ambito così concorrenziale come internet.
Ma attenzione a stravolgere un&#8217;applicazione, anche se con i propositi più meritevoli.
E&#8217; vero che riprogettare un&#8217;applicazione web la può notevolmente migliorare, ma è anche vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprogettare un&#8217;applicazione web nel nome di una migliore usabilità, oltre che per arricchirne le funzionalità, è un&#8217;operazione lodevole e che si verifica molto spesso in un ambito così concorrenziale come internet.</p>
<p>Ma attenzione a stravolgere un&#8217;applicazione, anche se con i propositi più meritevoli.</p>
<p>E&#8217; vero che riprogettare un&#8217;applicazione web la può notevolmente migliorare, ma è anche vero che gli utenti affezionati al servizio, soprattutto quelli meno esperti, si trovano a dover reimparare l&#8217;uso di un&#8217;interfaccia che conoscevano alla perfezione (sia i suoi pregi, sia i suoi difetti). Rendetevi conto che state chiedendo a questi utenti, che vi hanno dato fiducia, di fare del lavoro non richiesto.</p>
<p>Non esistono delle regole da applicare a propri che spieghino come comportarsi. Vale la pena prima di tutto coinvolgere gli utenti, e questo si può fare ancora prima di riprogettare l&#8217;applicazione, chiedendo il loro parere sui limiti della versione attuale e sulle funzionalità di cui il prodotto manca.</p>
<p>Le statistiche, insieme ai dati delle registrazioni, sono un ottimo metodo per distinguere la percentuale di utenti consolidati rispetto a chi entra e fugge, e vi può aiutare a capire a quanti utenti state arrecando piccoli o grandi disagi. Quest&#8217;analisi, in realtà, andrebbe fatta indipendentemente dalla riprogettazione del servizio.</p>
<p>Nella maggioranza dei casi quello che emerge è che piuttosto di considerare l&#8217;applicazione come una tabula rasa su cui ripartire da zero, è meglio procedere con passi incrementali, ben documentati.</p>
<p>Introdurre una nuova funzionalità, sottolineare i cambiamenti nell&#8217;interfaccia, attendere un feedback, introdurre una nuova funzionalità, e così via.</p>
<p>E&#8217; quello che succede con prodotti come Flickr e Gmail che vengono considerati in &#8220;beta perpetua&#8221;. Questo permette al team di sviluppo di rilasciare costantemente nuove funzionalità secondo i principi della programmazione agile, ma evita anche agli utenti di essere sommersi da nuove caratteristiche da digerire tutte in un colpo.</p>
<p>Capita a volte che questo procedimento non sia perseguibile, perché la riprogettazione dell&#8217;applicazione si discosta talmente tanto dalla versione precedente da rendere impossibile il rilascio incrementale.</p>
<p>Anche in questo caso si può, in alcuni casi, fare qualcosa. E&#8217; quello che è successo ad esempio con Google Reader. In questo caso la vecchia versione del prodotto è stata completamente riscritta, senza stazioni intermedie.</p>
<p>Ogni utente ha però la possibilità di tornare, se non è soddisfatto della nuova versione, a quella precedente, dovesse mai preferirla, per un periodo limitato, e sottoporre anche un commento. Si tratta comunque di un processo altamente dispendioso, perché vi trovate a gestire contemporaneamente due prodotti diversi.</p>
<p><img width="472" height="376" src="http://www.fucinaweb.com/wp-content/uploads/2006/12/WindowsLiveWriter/Daperpetualbetaaperpetualoldversion_12390/google_reader6.png" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La povera Information Architecture di Google</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/la-povera-information-architecture-di-google/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2007 20:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[gmail]]></category>

		<category><![CDATA[google]]></category>

		<category><![CDATA[ia]]></category>

		<category><![CDATA[login]]></category>

		<category><![CDATA[sign-in]]></category>

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		<description><![CDATA[Chris McEvoy si è preso la briga di creare un collage di 26 menù usati da Google per i diversi servizi. Guardando il risultato ci si rende conto di come non sia stato adottato uno standard comune: molti menù sono organizzati in modo diverso e riportano anche etichette di testo non uniformi. Evidentemente gli architetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chris McEvoy si è preso la briga di creare un collage di 26 menù usati da Google per i diversi servizi. <a href="http://usability.typepad.com/confusability/2007/02/a_to_z_of_googl.html">Guardando il risultato</a> ci si rende conto di come non sia stato adottato uno standard comune: molti menù sono organizzati in modo diverso e riportano anche etichette di testo non uniformi. Evidentemente gli architetti Google si sarebbero potuto sforzare di più.</p>
<p>Non solo i menù sono sotto accusa. Anche un&#8217;applicazione come Gmail potrebbe essere riorganizzata, visto che l&#8217;interfaccia affianca bottoni, link, immagini comandate da Javascript per funzionalità molte volte simili, senza nessuna valida motivazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Creare tassonomie efficaci</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 01:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Content Management]]></category>

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		<description><![CDATA[Theresa Regli ha scritto per l&#8217;AIIM E-Doc Magazine un interessante articolo in cui indica alcuni suggerimenti per creare delle tassonomie efficaci per i contenuti.
Una tassonomia è lo schema e l&#8217;insieme di gerarchie che descrive un certo tipo di informazione. Questo intervento di Fucinaweb, per fare un esempio, è un contenuto che appartiene alla categoria Content [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Theresa Regli ha scritto per l&#8217;AIIM E-Doc Magazine un <a title="Human Touch" href="http://www.edocmagazine.com/article_new.asp?ID=32215">interessante articolo</a> in cui indica alcuni suggerimenti per creare delle tassonomie efficaci per i contenuti.</p>
<p>Una tassonomia è lo schema e l&#8217;insieme di gerarchie che descrive un certo tipo di informazione. Questo intervento di Fucinaweb, per fare un esempio, è un contenuto che appartiene alla categoria Content Management e Information Architecture ed è anche descritto da alcuni tag supplementari in fondo all&#8217;articolo.</p>
<p>L&#8217;introduzione di una tassonomia per i contenuti deve essere motivata a chi poi la andrà a utilizzare tutti i giorni, evidenziando il modo migliore di impiegarla. Il rischio è altrimenti quello di introdurre una caratteristica di soggettività durante l&#8217;uso della classificazione, con persone diverse che applicano criteri diversi allo stesso contenuto (io stesso ho potuto verificare questa problematica in un progetto che prevedeva la catalogazione di migliaia di articoli tratti da riviste).</p>
<p>Secondo la Regli, e condivido, agli utilizzatori di questi metodi di catalogazione dovrebbe essere fornito un modo per verificare subito, con le stesse ricerche che impiegherà chi poi deve ricercare i contenuti, la bontà e i limiti della catalogazione. Avere un riscontro istantaneo del proprio operato è importante per raggiungere fin da subito un buon livello di qualità in questo tipo di operazioni solo a prima vista ripetitive.</p>
<p>I concetti di tassonomia e catalogazione per il web sono affrontati con un ottimo livello di dettaglio in Information Architecture for the World Wide Web, che <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/iaftwww2/">ho recensito</a> qui su Fucinaweb.</p>
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		<title>Guida di stile per il web: un caso pratico</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Dec 2006 18:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Mi è stato chiesto da più parti di fornire qualche esempio pratico riguardo ai passati interventi a proposito delle guide di stile web per la grafica e i contenuti.
Un esempio interessante è quello proposto dalla australiana&#160;Monash University. La loro guida di stile, che integra suggerimenti per la grafica e i contenuti, è davvero molto approfondita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è stato chiesto da più parti di fornire qualche esempio pratico riguardo ai passati interventi a proposito delle guide di stile web per <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/guida-stile-design-grafico/">la grafica</a> e <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/guida-stile-contenuti/">i contenuti</a>.</p>
<p>Un esempio interessante è quello proposto dalla australiana&nbsp;<a href="http://www.monash.edu.au/">Monash University</a>. La loro guida di stile, che integra suggerimenti per la grafica e i contenuti, è davvero molto approfondita e ben strutturata.</p>
<p>Si comincia con un&#8217;<a href="http://www.monash.edu.au/staff/web/">introduzione</a> rivolta all&#8217;audience della guida: web designer, sviluppatori e autori di contenuti dei siti dell&#8217;università. Non si tratta quindi di regole generiche che si possono trovare in qualunque buon libro sulla scrittura e design per il web (se interessati potete leggere su Fucinaweb le recensioni degli ottimi&nbsp;<a href="http://www.fucinaweb.com/fw/wordwizardry/">Web Word Wizardry</a>, <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/hottext/">Hot Text - Web Writing That Works</a>&nbsp;e <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/webstyleguide/">Web Style Guide - Second Edition</a>), bensì di indicazioni specifiche a un sito o a un network di siti.</p>
<p>Altro aspetto affrontato con intelligenza dalla guida è una <a href="http://www.monash.edu.au/staff/web/users/">breve descrizione degli utilizzatori del sito</a>, cioè il pubblico a cui si rivolge. Notate come non vengano sprecate parole inutili: frasi brevi, buon uso degli elenchi puntati, link a risorse. La stessa guida è un ottimo esempio di come scrivere per il web.</p>
<p>Si passa poi ad affrontare il concetto di <a href="http://monash.edu/staff/web/quality/quality-assurance.html">qualità dei contenuti e del design del sito</a>, cioè cosa non può mancare ai contenuti e come funziona il processo editoriale e di revisione. Visto che alla Monash University offrono corsi che riguardano questi concetti hanno pensato bene di rimandarvi come approfondimento. Da notare anche la bella idea di separare, dedicandoci in una sezione dedicata, tutto quello che riguarda <a href="http://its.monash.edu/staff/web/cms/">il loro sistema di Content Management</a>&nbsp;(qui troverete informazioni sul software su cui si basa e&nbsp;sui motivi che li hanno portati ad estenderne le funzionalità).</p>
<p>Dopo questi contenuti introduttivi, ma fondamentali, si passa nel vivo della guida. La sezione <a href="http://monash.edu/staff/web/quality/quality-assurance.html">branding and visual identity</a> prende in rassegna le diverse sezioni del sito, e per ognuna illustra le scelte che sono state compiute per quanto riguarda i colori delle diverse componenti, le modalità con cui riferirsi a altre realtà presenti nell&#8217;universo dell&#8217;università, il tipo di immagini da usare (con esempi) e regole sul loro impiego. </p>
<p>In <a href="http://monash.edu/staff/web/navigation/">navigation e site structure</a>&nbsp;si parla un po&#8217; di information architecture, indicando&nbsp;le diverse tipologie di scheme con cui organizzare le informazioni, che nel caso dell&#8217;università sono:</p>
<ul>
<li>alfabetico</li>
<li>cronologico</li>
<li>geografico</li>
<li>per argomento</li>
<li>per compito</li>
<li>per audience</li>
<li>guidato da metafora</li>
</ul>
<p>Forse questa è l&#8217;unica sezione che si sarebbe potuto affrontare con un po&#8217; più di profondità, magari&nbsp;illustrandola con esempi e includendo suggerimento su come organizzare le voci di menù e come etichettarle. Bene invece che <a href="http://monash.edu/staff/web/search/">alla ricerca e ai metadati</a> sia dedicata un&#8217;opportuna voce di menù, vista la sua importanza.</p>
<p>Ai contenuti sono dedicate diverse sezioni e sottosezioni, di cui la principale è <a href="http://monash.edu/staff/web/content/">content, text and images</a>.</p>
<p>Un&#8217;ultima sezione che vale la pena soffermarsi a commentare è quella che riguarda i template web, a cui accennavo in <a href="http://www.fucinaweb.com/fw/guida-stile-design-grafico/">uno scorso intervento</a>. In questa sezione sono presentati i diversi template disponibili per il sito e ne viene suggerito l&#8217;uso per le diverse esigenze, con esempi di casi già online. Un&#8217;opportuna&nbsp;<a href="http://monash.edu/staff/web/colour-styles/styles.html">tabella</a>, davvero un&#8217;ottima idea, evidenzia inoltre l&#8217;impiego dei fogli di stile sui diversi elementi della pagina.&nbsp;</p>
<p>Quella dell&#8217;università di Monash è una guida di stile davvero completa. Probabilmente per i progetti &#8220;di tutti i giorni&#8221; è uno sforzo considerevole da affrontare, ma se vi date uno standard di progettazione vedrete che riuscirete a creare un documento di questo tipo, personalizzandolo per il cliente, senza necessariamente passare notti insonni.</p>
<p>Un altro interessante esempio di guida di stile, anche in questo caso di un&#8217;università, è la <a href="http://www.upenn.edu/webguide/style_guide/">Penn Web Style Guide</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Guida di stile per il web: il design grafico</title>
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		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/guida-stile-design-grafico/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2006 16:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Content Management]]></category>

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		<description><![CDATA[Realizzare progetti web di una certa complessità - della durata di almeno un mese, e che siano seguiti da una fase di manutenzione dei contenuti più o menu lunga - richiede molto organizzazione, ma anche qualche standard.
Solitamente quando mi trovo coinvolto in questo tipo di progetti consiglio di stendere una serie di linee guida da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Realizzare progetti web di una certa complessità - della durata di almeno un mese, e che siano seguiti da una fase di manutenzione dei contenuti più o menu lunga - richiede molto organizzazione, ma anche qualche standard.</p>
<p>Solitamente quando mi trovo coinvolto in questo tipo di progetti consiglio di stendere una serie di linee guida da seguire nello sviluppo del processo. Questa serie di linee guida le ho sempre chiamate guide di stile, anche se solitamente questo termine viene impiegato soprattutto per indicare le linee guida relative ai contenuti.</p>
<p>Sono&nbsp;principalmente due&nbsp;le fasi&nbsp;di un progetto web in cui è applicabile il concetto di guida di stile:</p>
<ul>
<li>nella costruzione del layout della pagina e dei diversi elementi  </li>
<li>nella organizzazione e stesura dei contenuti</li>
</ul>
<p>Esploriamo qui il primo punto, lasciando il secondo a un successivo intervento.</p>
<p>Una guida di stile per la grafica di un sito dovrebbe essere un documento che si pone due obiettivi: servire come riferimento durante il processo di costruzione del layout delle pagine del sito, ma dovrebbe anche essere consegnato al cliente che si occupa di caricare in contenuti insieme alla guida di stile per i contenuti.</p>
<p>In questo modo chi si trova a dover realizzare nuove pagine nel corso della manutenzione del sito può, se gli è concessa questa possibilità, verificare se le nuove immagini, icone, foto, spalle, box che si appresta a costruire sono in linea con lo &#8220;spirito&#8221; del sito.</p>
<p>Ecco cosa dovrebbe contenere, sottoforma di testo e immagini, una guida di stile per il design grafico:</p>
<ul>
<li>una rappresentazione dei diversi tipi di template del sito, motivando quando andrebbe usato uno e quando l&#8217;altro. Qui varebbe la pena sottolineare eventuali particolarità da prendere in considerazione quando la grafica verrà portata in Html e completata da codice lato server. Questo è utile perché chi si trova a lavorare con in template potrebbe sottovalutare l&#8217;impatto di lievi &#8220;personalizzazioni&#8221; alla grafica  </li>
<li>l&#8217;elenco di tutte le icone usate nella grafica, con la spiegazione del loro utilizzo  </li>
<li>qualche linea guida per la produzione di nuove immagini e loghi per i contenuti (dimensioni, posizione, in che formato salvarle, ecc.)  </li>
<li>indicazioni sulla tipografica  </li>
<li>indicazioni sui tipi di font e&nbsp;stile ai caratteri ammessi (sottolineato, colorato, ecc.)  </li>
<li>suggerimenti sui diversi tipi di intestazione e link ammessi nel sito, con spiegazione, dovessero essere più d&#8217;uno, del loro impiego</li>
</ul>
<p>Andrebbe quindi presentato un documento che contenga la grafica da usarsi all&#8217;interno del sito, arricchito però da qualche linea guida che permetta di capire da come partire da questa grafica per realizzare il codice.</p>
<p>Questo documento&nbsp;aiuta a non ritrovarsi nella frequente situazione per cui, dopo pochi mesi dalla messa online del sito, il designer grafico che l&#8217;ha creato vorrebbe non riconoscerne la paternità per colpa dei contenuti non in linea con quanto da lui progettato.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Taxonomy e Folksonomy</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/taxonomy-folksonomy/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/taxonomy-folksonomy/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2006 22:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[folksonomy]]></category>

		<category><![CDATA[ia]]></category>

		<category><![CDATA[tassonomia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un interessante articolo pubblicato nel sito di Asis (The Information Society for the Information Age) e scritto dall&#8217;Information Architect Karen Loasby del sito BBC, presenta gli sforzi fatti dai gestori del network per facilitare la ricerca delle informazioni da parte degli utenti.
Dapprima, circa quattro anni fa,&#160;il team della Loasby si è limitato a facilitare l&#8217;indicizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un <a title="Changing Approaches to Metadata at bbc.co.uk: From Chaos to Control and Then Letting Go Again" href="http://www.asis.org/Bulletin/Oct-06/loasby.html">interessante articolo</a> pubblicato nel sito di Asis (The Information Society for the Information Age) e scritto dall&#8217;Information Architect Karen Loasby del sito BBC, presenta gli sforzi fatti dai gestori del network per facilitare la ricerca delle informazioni da parte degli utenti.</p>
<p>Dapprima, circa quattro anni fa,&nbsp;il team della Loasby si è limitato a facilitare l&#8217;indicizzazione delle pagine da parte dei principali motori di ricerca. Ma, all&#8217;aumentare dei contenuti del network, questa soluzione ha perso di efficacia.</p>
<p>Successivamente sono stati &#8220;taggati&#8221; i contenuti per mezzo di un vocabolario controllato. Questo vuol dire che i giornalisti sono stati istruiti per aggiungere da una lista di termini ben precisa (controllata) i metadati che un motore di ricerca può utilizzare per restituire i dati di interesse. Ma questa soluzione presenta comunque i suoi svantaggi, primo tra tutti il costo dell&#8217;operazione.</p>
<p>Una delle ipotesi per il futuro è quella di affiancare a un vocabolario controllato le potenzialità delle folksonomy, cioè la possibilità (alla del.icio.us e flickr) di aggiungere metadati al contenuto senza per forza essere costretti a usare (sempre) rigide regole di associazione.</p>
<p>Non sarebbe male che anche per la <a title="La Rai e l&rsquo;Information Architecture" href="http://www.fucinaweb.com/fw/rai-ia/">televisione nostrana</a> qualcuno si preoccupasse di queste problematiche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fucinaweb.com/fw/taxonomy-folksonomy/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La Rai e l&#8217;Information Architecture</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/rai-ia/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/rai-ia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2006 18:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[ia]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<category><![CDATA[usability]]></category>

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		<description><![CDATA[Se dovessi spiegare a una corso cosa si intende per Information Architecture, chiederei ai corsisti come prima cosa di fare una ricerca in uno dei siti della Rai.
Quasi tutti i siti della Rai sono infatti perfetti esempi di come NON deve essere strutturato un sito.
Mi sono trovato la scorsa sera a cercare lo streaming di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se dovessi spiegare a una corso cosa si intende per Information Architecture, chiederei ai corsisti come prima cosa di fare una ricerca in uno dei siti della Rai.</p>
<p>Quasi tutti i siti della Rai sono infatti perfetti esempi di come NON deve essere strutturato un sito.</p>
<p>Mi sono trovato la scorsa sera a cercare lo streaming di un programma che mi sono perso, e che mi sarebbe piaciuto rivedere.</p>
<p>Il mio primo problema è stato innanzitutto capire su quale sito del network Rai andare. Ce ne sono infatti almeno tre che ipoteticamente mi potevano andare bene:</p>
<ul>
<li>il sito delle Teche Rai: <a href="http://www.teche.rai.it">http://www.teche.rai.it</a>  </li>
<li>il sito di RaiClick: <a title="http://www.raiclicktv.it/" href="http://www.raiclicktv.it/">http://www.raiclicktv.it/</a>  </li>
<li>il sito di Radio Media: <a href="http://www.media.rai.it">http://www.media.rai.it</a></li>
</ul>
<p>Dopo qualche minuto di navigazione ho scartato il sito delle Teche perché sembra ospitare contenuti d&#8217;annata, non troppo recenti, o quasi. </p>
<p>Sono allora passato al sito di RaiClick, che sembrava promettere bene. Dico sembrava, perché in effetti sull&#8217;homepage c&#8217;era una puntata, quella più recente, del programma che mi interessava. Ho allora pensato di compiere una ricerca con il box in alto, che mi ha portato a una pagina completamente slegata dal sito, che cerca contenuti in tutto il network Rai.</p>
<p>Deluso, ho provato a muovermi con l&#8217;uso della navigazione contestuale al sito, cioè scorrendo le diverse categorie &#8220;Fiction&#8221;, &#8220;Spettacolo&#8221;, &#8220;Notizie&#8221;, che si trovano in alto nella pagina.</p>
<p>Ma anche qui, dopo averle passate (e ripassate) tutte, non c&#8217;era l&#8217;ombra della puntata di mio interesse.</p>
<p>Stessa sorte per il terzo sito, quello di Radio Media. Ma in qualche modo, dopo qualche tentativo con Google, sono finalmente riuscito nella mia impresa.</p>
<p>Che realizzare un&#8217;architettura di sito con molti contenuti non sia un&#8217;impresa facile è certo, ma che nei portali Rai sia stato fatto di tutto per rendere dura la vita al navigatore è un dato di fatto.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il design d&#8217;interfaccia nel web 2.0</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/design-interfaccia/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/design-interfaccia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2006 02:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Strumenti]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fucinaweb.com/fw/design-interfaccia/</guid>
		<description><![CDATA[Un manuale che raccoglie pattern applicati allo sviluppo di un'interfaccia. Con un sito gratuito a corredo davvero ricco di contenuti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena finito di leggere <a href="http://www.oreilly.com/catalog/designinterfaces/">Designing Interfaces</a>, pubblicato per i tipi di O&#8217;Reilly da Jenifer Tidwell.</p>
<p>Un must per chiunque si trovi a dover progettare un&#8217;applicazione, sia essa desktop, web, o web 2.0 e necessiti di qualche spunto o suggerimento. Si tratta in particolare di un insieme di pattern, ovvero soluzioni a semplici e comuni problematiche raggruppate per categoria:</p>
<ul>
<li>Organizzazione del contenuto</li>
<li>Navigazione</li>
<li>Layout di pagina</li>
<li>Azioni e comandi</li>
<li>Tabelle e dati complessi</li>
<li>Form e controlli</li>
<li>Editors</li>
<li>Estetica</li>
</ul>
<p>Non è quindi un testo dedicato esclusivamente a chi lavora con il web. Tutt&#8217;altro. Molti degli esempi riguardano infatti normali applicazioni desktop. Ma il probabile successo di <a href="/tag/ajax">Ajax</a> è destinato a far avvicinare il design di interfaccia web a quello delle normali applicazioni; motivo in più per procurarsi questo testo.</p>
<p>Ma anche senza acquistarlo potete trarre beneficio da due risorse disponibili gratuitamente. Prima di tutto un capitolo gratuito, uno dei più interessanti, dedicato al <a href="http://www.oreilly.com/catalog/designinterfaces/chapter/index.html">layout di pagina</a>.</p>
<p>E&#8217; però soprattutto utile il <a href="http://designinginterfaces.com/">sito del libro</a>, perché vi troverete una buona selezione dei pattern presentati nel testo. Più di così&#8230;</p>
<p><a href="http://www.oreilly.com/catalog/designinterfaces/">Designing Interfaces</a> - di Jenifer Tidwell - O&#8217;Reilly</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fucinaweb.com/fw/design-interfaccia/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Registrazione e identità online</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/registrazione-identita-online/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/registrazione-identita-online/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2006 14:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fucinaweb.com/fw/registrazione-identita-online/</guid>
		<description><![CDATA[Progettare un sistema di registrazione online è una delle sfide più affascinanti per chi lavora sul web, soprattutto se viene realizzata per siti che cercano di costruire una community di utenti.
Più volte ho pensato di scrivere qualcosa sull&#8217;argomento, ma ho sempre abbandonato l&#8217;intento per un dubbio relativo al punto da cui cominciare.
Mi ha fatto allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Progettare un sistema di registrazione online è una delle sfide più affascinanti per chi lavora sul web, soprattutto se viene realizzata per siti che cercano di costruire una community di utenti.</p>
<p>Più volte ho pensato di scrivere qualcosa sull&#8217;argomento, ma ho sempre abbandonato l&#8217;intento per un dubbio relativo al punto da cui cominciare.</p>
<p>Mi ha fatto allora piacere che John Grohol si sia fatto invece avanti, pubblicando per Alistapart &#8220;<a href="http://www.alistapart.com/articles/identitymatters">Anonymity and Online Community: Identity Matters</a>&#8220;, una buona introduzione.</p>
<p>Vi lascio al suo articolo per i dettagli, riportando qui alcuni dei tratti essenziali:</p>
<ul>
<li>se dedicete di far partecipare gli utenti in forma completamente anomima, valutate almeno se sia il caso di far votare i diversi contenuti, così da dare visibilità ai migliori (e scremare il resto)</li>
<li>chiedere uno username in fase di registrazione partecipa a creare un senso di reputazione e credibilità</li>
<li>chiarite subito quali sono i benefici che si hanno nel registrarsi</li>
<li>la registrazione deve essere semplice, poche domande, le indispensabili</li>
<li>la registrazione è una piccola barriera utile per filtrare chi non porterebbe valore al dialogo</li>
<li>non sempre ha senso verificare l&#8217;email dell&#8217;utente</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ambient Findability - Intervista a Peter Morville</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/ambient-findability/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/ambient-findability/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2006 13:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Content Management]]></category>

		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[findability]]></category>

		<category><![CDATA[intervista]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fucinaweb.com/fw/ambient-findability-intervista-a-peter-morville/</guid>
		<description><![CDATA[Cosa vuol dire Ambient Findability e quanto si avvicina al concetto di Information Architecture? In che modo sfruttare i vantaggi delle folksonomies insieme alle consolidate tassonomie? Intervista alla scoperta del nuovo libro di Peter Morville]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto modo qualche mese fa di leggere &#8220;<a href="http://findability.org/">Ambient Findability</a>&#8221; di Peter Morville, famoso per chi si occupa di Information Architecture in quanto co-autore di &#8220;<a href="/fw/iaftwww2/">Information Architecture for the World Wide Web</a>&#8221; (ho avuto anche modo di <a href="/fw/interiaftwww/">intervistare</a> a questo proposito entrambi gli autori).</p>
<p>Leggendo Ambient Findability (che ho <a href="http://www.mytech.it/news/articolo/idA028001064872.art">recensito per Mytech</a>) mi sono sorte alcune domande che ho condiviso con Morville, che ha gentilmente accettato di rispondere.</p>
<p lang="en">
<h3>Ambient Findability seems in part the answer to the preface written by Jakob Nielsen to the second edition of Information Architecture for the World Wide Web. In it Nielsen talks about the need to teach information architecture at school&#8230;Do you agree? How will our children&#8217;s lives change in this sense?</h3>
<p>In the polar bear book, we focused on enterprise information architecture because large institutions tend to have interesting challenges and the resources required to address them. But I agree with Jakob that from individual and societal perspectives, personal information architecture is perhaps more important.</p>
<p>The lemur book provided an opportunity to explore how the convergence of the Internet and ubiquitous computing will raise the stakes, making information literacy a prerequisite for success in the 21st century. Our children will need to be intelligent consumers and producers of information in an increasingly complex mediascape, and hopefully our schools will help them to keep up.</p>
<h3>What is the difference between an information architect and a findability engineer?</h3>
<p>The required skills and professional responsibilities of an information architect are fairly well defined. In a wide variety of environments, information architects collaborate with designers, developers, and authors to produce web sites, applications, and experiences.</p>
<p>The number of practicing information architects is significant and growing, and I see that as a real success for the field. In contrast, very few findability engineers exist today, and I&#8217;m not sure that should or will change tomorrow. I would prefer that architects, authors, designers, and developers recognize the vital importance and cross-disciplinary nature of findability.</p>
<p>That said, in some organizations, an entrepreneurial findability engineer can make a real positive impact by focusing attention on findability and serving as a bridge between disciplines.</p>
<h3>Isn&#8217;t Ambient Findability too broad of a term? It spans from finding people to finding internet resources&#8230;it seems to me similar to the definition of web 2.0.</h3>
<p>Ambient Findability describes a world, at the crossroads of ubiquitous computing and the Internet, in which we can find anyone or anything from anywhere at anytime. In this new reality, the lines between wayfinding and retrieval begin to blur as we use similar interfaces and algorithms for finding information, objects, people, and places. So, while ambient findability is certainly a big picture vision, it&#8217;s not difficult to define or imagine.</p>
<h3>Some parts of the book seems based on 1984 by Orwell. What if I really don&#8217;t want to be found?</h3>
<p>GPS, RFID, and other location-sensing technologies raise serious questions about privacy. However, they also promise a wealth of useful services that may save time, money, and lives. My guess is that we will sacrifice some privacy in the coming years, and those who would prefer to stay hidden may find themselves without much choice.</p>
<h3>You say that folksonomies and taxonomies are like leaves and trees, but also that they are not mutually exclusive. How can a company use both to build a better product? Are folksonomies useful only in the short period? And are they useful on situations where you are working with a shoestring budget?</h3>
<p>From a navigation perspective, it&#8217;s quite easy to imagine taxonomies (trees) and tags (leaves) complementing one another. Publisher-defined taxonomies can provide a useful foundation and starting point while user-defined tags can enable the emergence of novel discovery paths and rich cross-linking.</p>
<p>The hard part is creating a context that manages image and incentive. Most large companies are afraid of letting users tag their products. They fear that tags like &#8220;thisproductsucks&#8221; may harm their image. And it&#8217;s unclear how many companies could enlist a critical mass of user participation. So far, Amazon&#8217;s foray into tagging has returned disappointing results.</p>
<h3>How is the lemur book related to the polar bear book? Are they complementary or not? Do you suggest a specific order in which they have to be read?</h3>
<p>The polar bear book provides a practical, in-depth introduction to information architecture. It&#8217;s appropriate for aspiring information architects and anyone involved in web development and user experience design. The lemur book offers a conceptual overview of the future of the Internet and ubiquitous computing through the lens of findability. They&#8217;re very different books. I suggest reading the last one first. It&#8217;s shorter.</p>
<h3>In a recent interview you said that the Google search isn&#8217;t without bias, even if it&#8217;s difficult to see it. Why?</h3>
<p>Google is a great company that has made a wonderful contribution to society by making the world&#8217;s information more findable. However, like any other company, Google is largely motivated by profit. So, in cases where the needs of users and advertisers differ, it&#8217;s likely that Google will favor the paying advertiser. Along these lines, I believe that Google&#8217;s moves into personalization are more about targeted advertising than improving relevance.</p>
<p>Potete trovare altre interviste a Morville a proposito di Ambient Findability su <a href="http://www.boxesandarrows.com/view/ambient_findability_talking_with_peter_morville">Boxes and Arrows</a> ,<a href="http://journal.aiga.org/content.cfm?ContentAlias=_getfullarticle&amp;aid=1345223">Aiga</a> e <a href="http://www.businessweek.com/innovate/content/nov2005/id20051109_002975.htm">Business Week</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza del prototipo nello sviluppo web</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/limportanza-del-prototipo-nello-sviluppo-web/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/limportanza-del-prototipo-nello-sviluppo-web/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 00:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[Strumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche tempo ho radicalmente cambiato il mio rapporto con i clienti e gli utenti. Ho affiancato al solito documento con l&#8217;analisi delle funzionalità del sito una serie di mappe chiarificatrici su quello che approssimativamente diventerà il risultato finale.
Questo pensiero ce l&#8217;avevo in realtà da diverso tempo, ma non ho mai trovato uno strumento che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo ho radicalmente cambiato il mio rapporto con i clienti e gli utenti. Ho affiancato al solito documento con l&#8217;analisi delle funzionalità del sito una serie di mappe chiarificatrici su quello che approssimativamente diventerà il risultato finale.</p>
<p>Questo pensiero ce l&#8217;avevo in realtà da diverso tempo, ma non ho mai trovato uno strumento che mi permettesse di realizzare prototipi con quello che mi verrebbe da definire un buon rapporto risultato/tempo impiegato. Non voglio neppure ricorrere al carta e matita, non tanto perché li trovi strumenti obsoleti (tutt&#8217;altro), ma piuttosto perché voglio avere la possibilità di modificare e integrare successivamente quello che realizzo.</p>
<p>Ho però recentemente provato a usare delle <a href="http://www.guuui.com/issues/02_03_02.php">estensioni gratuite</a> (stencili) per Visio di Microsoft, realizzate da Henrisk Olsen di Guuui.com, sito dedicato all&#8217;usabilità che vale una visita e forse anche una iscrizione al feed Rss.</p>
<p>Finalmente riesco in pochi minuti - e per pochi intendo anche 10, 20, a seconda della complessità della pagina, a realizzare un dignitoso e non ambiguo prototipo che chiarisce le idee a me e (soprattutto) al cliente.</p>
<p>La cosa che ho trovato particolarmente comoda di queste estensioni è la possibilità di definire uno sfondo comune a tutti i template senza doverlo ripetere in ogni pagina, e il corredo veramente ricco di controlli da inserire nella pagina.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Information Architecture - Blueprints for the Web</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/iablueprint/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/iablueprint/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 May 2004 16:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

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		<description><![CDATA[Un manuale introduttivo al mondo dell'Information Architecture]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano a comparire in libreria un certo numero di interessanti manuali rivolti al mondo dell&#8217;Information Architecture.</p>
<p>Questo testo, scritto da Christina Wodtke (una delle menti dietro a <a href="www.boxesandarrows.com/">Boxes and Arrows</a>), è un testo di introduzione alla materia, con diversi esempi concreti e un tono amabile, ma non per questo poco professionale.</p>
<p>Rispetto alla nuova versione del <a href="/design/iaftwww2.asp">libro polare</a> di Rosenfeld e Morville, &#8220;Blueprints for the Web&#8221; è quindi consigliato a chi ancora non conosce questa disciplina, o vuole capire se gli può essere utile nel lavoro di web designer.</p>
<p>L&#8217;inizio non è per la verità dei più teneri, e la Wodtke cerca subito di spazzare via alcuni preconcetti e falsi miti della professione, tenendo le distanze soprattutto da chi si professa guru (fin troppo esplicita l&#8217;allusione a Jakob Nielsen).</p>
<p>Uno dei temi centrali è il processo di sviluppo centrato sull&#8217;utente. Imparerete come mettervi nei panni dei lettori, creare scenari di utilizzo, ma anche come realizzare interviste e test sui prototipi, per provare prima che sia troppo tardi l&#8217;efficacia del vostro sito.</p>
<p>Altri capitoli classici (per un libro di Information Architecture) sono quelli relativi alla navigazione del sito e all&#8217;organizzazione e catalogazione delle informazioni. Ci è piaciuto molto l&#8217;esempio basato su <a href="http://www.mirrorproject.com/">The Mirror Project</a> per illustrare cosa sono e a cosa servono i metadata. Ci siamo però resi conto che i nomi dei capitoli, sicuramente originali, non facilitano certo la rilettura mirata del manuale.</p>
<p>Molto ricca la rassegna delle tecniche che avete a disposizione per scarabocchiare (Drawing for Thinking) la progettazione dell&#8217;architettura. Si parla di Sitepath Diagramming, di Topic Mapping, Storyboard, Web Diagrams e Functional Specifications. Per quanto riguarda la documentazione (Drawing for Documenting), imparerete a realizzare Sitemap e Wireframe, anche adottando il <a href="http://www.jjg.net/ia/visvocab/">vocabolario visuale</a> di Jesse James Garrett.</p>
<p>Interessante ed istruttivo anche il caso studio di <a href="http://www.digital-web.com/">Digital Web Magazine</a>. Christina è stata contattata per migliorarne l&#8217;architettura e svela passo passo il lavoro che l&#8217;ha vista coinvolta. Ci sarebbe addirittura piaciuto che avesse approfondito un po&#8217; di più questo caso studio.</p>
<h3 class="capitolo">In breve</h3>
<p>Il testo è un manuale introduttivo, snello, che non annoia e cerca di tenere viva l&#8217;attenzione del lettore con esempi sempre stimolanti e un buon caso studio. Volendo usare un gioco di parole, è l&#8217;Information Architecture del libro che ci ha lasciato un po&#8217; perplessi: i titoli dei capitoli sono un po&#8217; troppo criptici (soprattutto se cercate velocemente una spiegazione), e alcuni argomenti non sono ben collegati tra loro.</p>
<h3 class="capitolo">Informazioni</h3>
<p class="recensione">Information Architecture - Blueprints for the Web &curren; di Christina Wodtke &curren; pagine 350 &curren; prezzo 29.99 dollari &curren; edito da New Riders</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Information Architecture for the World Wide Web - Second Edition</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/iaftwww2/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/iaftwww2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2002 18:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.fucinaweb.com/fucina/iaftwww2/</guid>
		<description><![CDATA[La nuova versione del testo da' ampio spazio al ruolo dell'Information Architecture in azienda e approfondisce molti concetti introdotti nella precedente, come l'uso dei vocabolari e l'adozione di una metodologia comune al ciclo di vita del progetto. Per i lettori di FucinaWeb un intero capitolo gratuito]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="contorno">Il testo è stato tradotto in italiano da <a href="http://www.hopslibri.it/">Hops Libri</a> con il titolo di &#8220;Architettura dell&#8217;informazione per il World Wide Web&#8221;.</p>
<p>L&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> si occupa, tra le <a href="http://www.iawiki.net/DefiningTheDamnThing" target="_blank" title="Defining The Damn Thing - da IAwiki.net">altre cose</a>, della <span class="strong">organizzazione</span> e <span class="strong">classificazione</span> dei contenuti e della progettazione dei percorsi di <span class="strong">navigazione</span> e <span class="strong">ricerca</span> delle informazioni.</p>
<p>Questo in breve il contenuto dell&#8217;atteso seguito di &#8220;<span lang="en">Information Architecture for the World Wide Web</span>&#8220;, manuale scritto da <span lang="en">Louis Rosenfeld</span> e <span lang="en">Peter Morville</span>, vera e propria pietra miliare in questo campo.</p>
<p>Il ruolo dell&#8217;<span lang="en">Information Architect</span> &egrave; spesso frainteso o confuso con quello del <span lang="en">web designer</span> e la situazione non &egrave; migliorata dal 1998, anno in cui &egrave; stata scritta la prima versione del testo.</p>
<p>Per questo gli autori cercano di definire con chiarezza il compito dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> e l&#8217;ambito applicativo, sottolineando come si tratti di una disciplina i cui risultati, bench&eacute; fondamentali, rimangono molto spesso nascosti sotto la punta dell&#8217;<span lang="en">iceberg</span>.</p>
<p>In particolare, <span class="strong">nessuno nota l&#8217;</span><span lang="en">Information Architecture</span> se questa &egrave; realizzata efficacemente.</p>
<p>Rispetto alla precedente versione il testo &egrave; stato notevolmente espanso e affronta nel dettaglio tematiche prima solo accennate, come la definizione di un <span class="strong">vocabolario</span> controllato e l&#8217;uso dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> in azienda.</p>
<p>Si compone di 6 parti.</p>
<h3 class="capitolo"><span lang="en">Introducing Information Architecture</span></h3>
<p>Cos&#8217;&egrave; e cosa non &egrave; l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span>? Come si diventa <span lang="en">Information Architect</span>? Come illustrare agli altri il proprio lavoro?
</p>
<p>Nella prima parte troverete le risposte a queste domande.</p>
<h3 class="capitolo"><span lang="en">Basic Principles of Information Architecture</span></h3>
<p>In questi capitoli gli autori spiegano come riconoscere l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> osservando un sito e come decomporre le pagine in strutture realizzate dall&#8217;<span lang="en">Information Architect</span>.</p>
<p>Si entra poi nel vivo della disciplina, prendendo in considerazione le componenti dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span>:</p>
<ul>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Organization Systems</span> - Le tecniche per raggruppare e organizzare i contenuti</li>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Labeling Systems</span> - Una volta stabilite le categorie, &egrave; necessario etichettarle in modo consistente e preciso. Qui pu&ograve; entrare in gioco il &#8220;<span lang="en">card sorting</span>&#8220;</li>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Navigation Systems</span> - In questo capitolo vengono analizzati i diversi tipi di navigazione: globale, locale, contestuale, ma anche supplementate, come le mappe del sito e gli indici.</li>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Search</span> - Anche la ricerca &egrave; un tipo di navigazione supplementare, ma vista la sua importanza gli autori le hanno dedicato un <a href="http://www.oreilly.com/catalog/infotecture2/chapter/index.html" target="_blank" title="Chapter 8: Search Systems">capitolo a parte</a>, prelevabile dal sito di <span lang="en">O&#8217;Reilly</span>. Capitolo in cui si discute di come la ricerca non sia un compito affidato in toto alla tecnologia e di quali algoritmi adottare per il reperimento dei contenuti. Vengono poi analizzati i vantaggi di alcune interfacce di ricerca e si discute di come presentare il risultato agli utenti.</li>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Thesauri, Controlled Vocabularies and Metadata</span> - L&#8217;uso di queste tecniche consente di aumentare e controllare il numero e la quantit&agrave; delle interconnessioni tra i diversi elementi del sito. La ricerca o selezione possono restituire all&#8217;utente anche quelli correlati.</li>
</ul>
<h3 class="capitolo"><span lang="en">Process and Methodology</span></h3>
<p>Qui gli autori cercano di definire una metodologia di progetto per l&#8217;applicazione dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span>, composta da:</p>
<ul>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Research</span> - Analizzare il contesto del progetto (obiettivi, tecnologie, budget), gli utenti a cui &egrave; rivolto e il contenuto a disposizione</li>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Strategy</span> - &Egrave; l&#8217;ossatura che definisce l&#8217;organizzazione del sito (macro livello)</li>
<li><span class="strong"></span><span lang="en">Design</span> - La strategia viene consolidata e approfondita, cos&igrave; da creare diagrammi dettagliati a livello di pagina</li>
</ul>
<h3 class="capitolo"><span lang="en">Information Architecture in Practice</span></h3>
<p>Questa &egrave; una breve sezione che descrive le caratteristiche di un buon <span lang="en">Information Architect</span> e di un ipotetico gruppo che si occupi di <span lang="en">Information Architecture</span>. Vengono passati in rassegna gli strumenti oggi disponibili per automatizzare la definizione delle categorie e la stesura dei diagrammi.</p>
<h3 class="capitolo"><span lang="en">Information Architecture in the Organization</span></h3>
<p>In questi capitoli gli autori illustrano i vantaggi che l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> porta all&#8217;azienda e di come argomentare il paradigma &#8220;<span lang="en">You must sell</span>&#8221; presso il cliente, calando l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> nella strategia aziendale.</p>
<h3 class="capitolo"><span lang="en">Case Studies</span></h3>
<p>Chiudono il testo due ottimi casi studio, uno relativo all&#8217;<a href="http://www.boxesandarrows.com/archives/msweb_an_enterprise_intranet_1.php" target="_blank" title="MSWeb: An Enterprise Intranet #1 - Da BoxesAndArrows"><span lang="en">intranet Microsoft</span></a> (MSWeb) e uno a <a href="http://www.evolt.org/" target="_blank" title="Home Page evolt.org - Workers of the Web, Evolt!"><span lang="en">evolt.org</span></a>, sito che raccoglie i contributi volontari di designer e sviluppatori <span lang="en">web</span>. </p>
<h3 class="capitolo">Pro</h3>
<ul>
<li>Un testo fondamentale per capire il ruolo e l&#8217;importanza dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span></li>
<li>Contiene due ricchi casi studio</li>
<li><span lang="en">Jakob Nielsen</span> nella prefazione e gli stessi autori nel testo sottolineano il ruolo dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> anche per l&#8217;organizzazione del vivere quotidiano</li>
</ul>
<h3 class="capitolo">Contro</h3>
<ul>
<li>Peccato aver relegato i casi studio agli ultimi capitoli e non averli esaminati nel corso del testo, che rimane un po&#8217; troppo teorico</li>
</ul>
<h3 class="capitolo">Capitoli gratuiti</h3>
<p>Grazie ad un nostro accordo con la casa editrice O&#8217;Reilly avete la possibilità di scaricare un intero capitolo in esclusiva. Si tratta del capitolo 9, Thesauri, Controlled Vocabularies, and Metadata. E&#8217; una delle più importanti novità presenti in questa seconda edizione. Leggendolo capirete come è possibile classificare e collegare le informazioni presenti in un sito. Imperdibile.
</p>
<div class="contorno">
<p>From <a href="http://www.oreilly.com/catalog/infotecture2/" title="Sito del manuale" target="_blank">Information Architecture for the World Wide Web</a>, Isbn 0-596-00035-9, chapter 9. Copyright &copy; 2002 O&#8217;Reilly &#038; Associates, Inc. Reproduced with permission of O&#8217;Reilly.</p>
<p>Scarica il capitolo &#8220;<a href="/design/download/iaftwww/ch09.pdf">Thesauri, Controlled Vocabularies, and Metadata</a>&#8221; [Pdf, 2 MByte]</p>
</div>
<p>Sulla rete è poi possibile leggere o scaricare altri capitoli del testo. Ecco quelli che siamo riusciti a trovare:</p>
<ul>
<li><a href="http://semanticstudios.com/publications/chapter1.pdf" title="Defining Information Architecture">Capitolo 1</a> (da Semantic Studios) [Pdf, 560 KByte ]</li>
<li><a href="http://www.webreference.com/authoring/design/information/iawww/chap5/" title="Organization Systems">Capitolo 5</a> (da WebReference)</li>
<li><a href="http://www.oreilly.com/catalog/infotecture2/chapter/ch08.pdf" title="Search Systems">Capitolo 8</a> (da O&#8217;Reilly)</li>
</ul>
<h3 class="capitolo">Informazioni</h3>
<p class="recensione">Architettura dell&#8217;informazione per il World Wide Web Seconda Edizione (titolo originale <span lang="en">Information Architecture for the World Wide Web - Second Edition)</span> &curren; di <span lang="en">Louis Rosenfeld</span> e <span lang="en">Peter Morville</span> &curren; 460 pagine &curren; prezzo 42.90 euro &curren; edito da Hops Libri (editore originale <span lang="en">O&#8217;Reilly</span>)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Information Architecture nel 2002 - Intervista a Louis Rosenfeld e Peter Morville</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/interiaftwww/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/interiaftwww/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2002 18:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

		<category><![CDATA[intervista]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.fucinaweb.com/fucina/interiaftwww/</guid>
		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi l'enfasi si &#232; spostata dalla progettazione di nuovi siti  alla riprogettazione di siti esistenti, e l'Information Architecture si &#232; di conseguenza adattata. Vediamo anche qualche esempio di sito con interessanti esempi di Information Architecture]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ol class="intervista">
<li class="intervista">Parlateci di voi [<a href="#question1">Risposta 1</a>]</li>
<li class="intervista">In cosa differisce questa seconda edizione rispetto alla precedente? Quali sono gli argomenti affrontati? È previsto un sito collegato al libro? [<a href="#question2">Risposta 2</a>]</li>
<li class="intervista">È cambiata l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> dal 1998, anno in cui avete scritto la prima edizione? [<a href="#question3">Risposta 3</a>]</li>
<li class="intervista">Qual è il ruolo dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> nel campo della <span lang="en">User Experience</span>? [<a href="#question4">Risposta 4</a>]</li>
<li class="intervista">Non ci sono molti <span lang="en">software</span> che aiutano a progettare l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> di un sito. Solitamente vengono usati <span lang="en">Powerpoint</span>, <span lang="en">Visio</span> o <span lang="en">Denim</span>. Quali strumenti vi sentite di consigliare? [<a href="#question5">Risposta 5</a>]</li>
<li class="intervista">Potete illustrarci qualche esempio di sito che faccia un uso efficace dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span>? [<a href="#question6">Risposta 6</a>]</li>
</ol>
<p><a title="question1" name="question1"></a></p>
<h3 class="capitolo">Parlateci di voi</h3>
<p class="strong"><span lang="en">Peter Morville</span></p>
<p>Sono presidente di <a href="http://semanticstudios.com/" target="_blank"><span lang="en">Semantic Studios</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span>, una società di consulenza specializzata in strategia e <span lang="en">Information Architecture</span>. La mia <a href="http://semanticstudios.com/about/morville.html" target="_blank">biografia</a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> è disponibile <span lang="en">online</span>.</p>
<p class="strong"><span lang="en">Louis Rosenfeld</span></p>
<p>Sono un esperto indipendente che si occupa di <span lang="en">Information Architecture</span>, sono cioè un factotum: insegno,  tengo corsi,  faccio consulenza (soprattutto per grandi aziende) e ho anche il mio <a href="http://www.louisrosenfeld.com" target="_blank"><span lang="en">blog</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span>. Anche i miei <a href="http://louisrosenfeld.com/biography/" target="_blank">biografia e curriculum</a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> sono disponibile <span lang="en">online</span>.</p>
<p class="screen" align="right"><a href="#top" title="Torna a inizio pagina">Top</a></p>
<p><a title="question2" name="question2"></a></p>
<h3 class="capitolo">In cosa differisce questa seconda edizione rispetto alla precedente? Quali sono gli argomenti affrontati? È previsto un sito collegato al libro?</h3>
<p>La seconda edizione è <span class="strong">molto più corposa</span> rispetto alla prima: è grande più del doppio (circa 500 pagine). Non ci eravamo prefissi di scrivere un manuale più lungo, ma abbiamo imparato così tante nuove cose negli ultimi quattro anni, che alla fine il risultato è stato questo.</p>
<p>Nella nuova edizione <span class="strong">si parla di </span><span lang="en">Information Architecture</span> per le aziende, di strategia aziendale e di progettazione di dizionari e vocabolari. Abbiamo anche aggiunto alcuni <span class="strong">casi studio</span> analizzati in profondità (una <span lang="en">intranet</span> aziendale e una comunità online), che illustrano le applicazioni dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> alla realtà.</p>
<p>Non abbiamo previsto un sito <span lang="en">web</span> specifico per il libro. Il <a href="http://louisrosenfeld.com" target="_blank"><span lang="en">blog</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> di <span lang="en">Lou</span> e gli articoli di <a href="http://semanticstudios.com/publications/semantics/"><span lang="en">Peter</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> sono i posti in cui condividiamo nuove idee ed esperienze.</p>
<p class="screen" align="right"><a href="#top" title="Torna a inizio pagina">Top</a></p>
<p><a title="question3" name="question3"></a></p>
<h3 class="capitolo">È cambiata l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> dal 1998, anno in cui avete scritto la prima edizione?</h3>
<p>Siamo diventati una comunità di professionisti che condividono idee e metodologie. La mailing list <a href="http://www.info-arch.org/lists/sigia-l/" target="_blank">SIGIA-L</a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> e i summit <a href="http://www.asist-events.org/IASummit2002/"><span lang="en">ASIS&amp;T Information Architecture</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> hanno permesso agli <span lang="en">Information Architect</span> di incontrarsi.</p>
<p><span class="strong">L&#8217;enfasi si è spostata dalla progettazione di nuovi siti (prima del 1998) alla riprogettazione (</span><span lang="en">redesign</span>) di siti esistenti. Questo ha  permesso di sviluppare una metodologia che incorpora l&#8217;analisi dei contenuti, i <span lang="en">test</span> sugli utenti e lo sviluppo di un vocabolario controllato.</p>
<p>Come <span lang="en">Information Architect</span>, cerchiamo di spingerci al di là dei tradizionali limiti della nostra materia. Anche se abbiamo lavorato nel campo dell&#8217;educazione e dell&#8217;informatica, cerchiamo continuamente spunto da altre aree. Strategia aziendale,  <span lang="en">knowledge management</span>, analisi delle reti sociali sono alcune delle discipline che ci interessano e ci influenzano.</p>
<p class="screen" align="right"><a href="#top" title="Torna a inizio pagina">Top</a></p>
<p><a title="question4" name="question4"></a></p>
<h3 class="capitolo">Qual è il ruolo dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> nel campo della <span lang="en">User Experience</span>?</h3>
<p><span class="strong">L&#8217;</span><span lang="en">Information Architect</span> struttura e organizza i siti <span lang="en">web</span>, le <span lang="en">intranet</span> e gli altri sistemi di informazione.</p>
<p><span class="strong">Si concentra più sui siti che sulle pagine, sulla foresta più che sugli alberi</span>. Sottolinea l&#8217;importanza di far trovare quello all&#8217;utente quello che cerca, così approfondisce l&#8217;uso delle metodologie che aiutano gli utenti nell&#8217;effettuare ricerche e nel navigare le informazioni nel miglior modo possibile.</p>
<p class="screen" align="right"><a href="#top" title="Torna a inizio pagina">Top</a></p>
<p><a title="question5" name="question5"></a></p>
<h3 class="capitolo">Non ci sono molti <span lang="en">software</span> che aiutano a progettare l&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> di un sito. Solitamente vengono usati <span lang="en">Powerpoint</span>, <span lang="en">Visio</span> o <span lang="en">Denim</span>. Quali strumenti vi sentite di consigliare?</h3>
<p>Programmi  di uso comune, come <span lang="en">Visio</span> per il Pc e <span lang="en">Omnigraffle</span> per <span lang="en">Mac</span> sono sempre stati i nostri preferiti per creare mappe e gabbie di un sito.</p>
<p class="screen" align="right"><a href="#top" title="Torna a inizio pagina">Top</a></p>
<p><a title="question6" name="question6"></a></p>
<h3 class="capitolo">Potete illustrarci qualche esempio di sito che faccia un uso efficace dell&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span>?</h3>
<p>Non c&#8217;è un sito che ci piaccia completamente, ma ci sono aspetti di siti che potremmo definire eccezionali:</p>
<ul>
<li><a href="http://eat.epicurious.com/recipes/browse_home/index.ssf/?/recipes/browse_home/index.html" target="_blank"><span lang="en">Epicurious</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span>, ad esempio, usa un tipo di classificazione (<span lang="en">faceted classification</span>) per il suo <span lang="en">database</span> di ricette, che le rende estremamente semplici da cercare e da filtrare.</li>
<li><a href="http://www.google.com" target="_blank"><span lang="en">Google</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> è un successo perché applica in modo intelligente una ricca combinazione di algoritmi per il recupero delle informazioni, riuscendo a rendere la ricerca sul <span lang="en">web</span> un compito focalizzato e che va dritto al sodo.</li>
<li><a href="http://citeseer.com/"><span lang="en">Research Index</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> non è esteticamente bello, ma usa i collegamenti con le citazioni in modo abbastanza potente: trovato un articolo, ci sono molto modi interessanti di trovare documenti simili.</li>
<li>Anche <a href="http://www.amazon.com"><span lang="en">Amazon</span></a><span class="screen"> [nuova finestra]</span> dispone di un&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> molto interessante, fin troppo per parlarne in questo poco spazio.</li>
</ul>
<p><span class="strong">Alcuni dei migliori esempi li abbiamo trovati nelle </span><span lang="en">intranet</span> che, sfortunatamente, sono realtà private. In questa nuova edizione del libro analizziamo una delle nostre <span lang="en">intranet</span> preferite, <span lang="en">MSWeb</span> di <span lang="en">Microsoft</span>.</p>
<p class="screen" align="right"><a href="#top" title="Torna a inizio pagina">Top</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;è l&#8217;Information Architecture</title>
		<link>http://www.fucinaweb.com/fw/infarchitect/</link>
		<comments>http://www.fucinaweb.com/fw/infarchitect/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2002 11:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Volpon</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>

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		<description><![CDATA[E' scritto in un documento gratuito di Louis Rosenfeld]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
			L&#8217;<span lang="en">Information Architecture</span> (IA) è
		</p>
<blockquote class="strong"><p>
				&#8220;l&#8217;arte e la scienza di organizzare e classificare le informazioni per migliorarne la ricerca e la navigazione&#8221;
			</p></blockquote>
<p>Lo sostiene <span lang="en">Louis Rosenfeld</span>, autore dell&#8217;eccellente manuale &#8220;<span lang="en">Information Architecture For The World Wide Web</span>&#8220;, una pietra miliare adottata da moltissimi web designer.</p>
<p><span lang="en">Louis</span> ha reso <span class="strong">disponibile gratuitamente una presentazione</span> tenuta presso la <span lang="en">Michigan State University</span>, dal titolo &#8220;<a href="http://www.louisrosenfeld.com/presentations/020322-msu.ppt" title="Why Johnny Can't Find - and How Information Architecture Can Help - Da http://www.louisrosenfeld.com"><span lang="en">Why Johnny Can&#8217;t Find</span></a>&#8221; (<span lang="en">Powerpoint</span> - 2.93 MByte) con cui introduce il ruolo e l&#8217;evoluzione dell&#8217;Information Architecture nella realizzazione di un sito web.</p>
<p>Il documento è molto chiaro ed interessante anche privati dell&#8217;autore che illustri i 54 lucidi. Tra gli argomenti presentati:</p>
<ul>
<li>i campi emergenti nella società dell&#8217;informazione e da dove nascono</li>
<li>le aree di intervento dell&#8217;IA (utenti, contenuti, contesto)</li>
<li>l&#8217;IA applicata a un sito universitario</li>
<li>alcuni suggerimenti nell&#8217;applicare l&#8217;IA</li>
</ul>
<p>Le buone notizie non si fermano qui. <span lang="en">Louis Rosenfeld</span> insieme a <span lang="en">Peter Morville</span> sta terminando la stesura di <span class="strong">&#8220;<span lang="en">Information Architecture For The World Wide Web 2</span>&#8220;</span>, la cui uscita è prevista per Luglio 2002.</p>
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