Google è web 2.0?

Se web 2.0 vuol dire per le aziende, tra le altre cose, un approccio di trasparenza verso i propri clienti e utenti, mi chiedo se Google si possa considerare una realtà 2.0.

Parlo in particolare dei weblog che riguardano i tanti prodotti realizzati in questi anni: quello di Adsense, di Adwords, di Google Desktop e di quello ufficiale, oltre che tanti altri.

Prima di lanciare un blog ufficiale quelli di Google hanno aspettato diverso tempo. Trattandosi di una società quotata, probabilmente a ragione si è scelto di porre qualche cautela prima di percorrere questa strada.

Ma non vi sembra manchi qualcosa per definire queste pagine dei “veri” weblog, cioè la possibilità per gli utenti di inserire dei commenti? Si tratta di una delle funzionalità base di un weblog, eppure non esiste questa possibilità. Certo è possibile “mandare” un trackback verso il singolo post, ma è un’altra cosa. I commenti sono vere e proprie discussioni che nascono, e molte volte arricchiscono, lo stesso post.

Quelli che vengono spacciati per interventi nei weblog di Google, a ben guardare, somigliano più ai vecchi comunicati stampa che fanno tanto “1.0″. Una comunicazione a senso unico che mal si addice a chi si propone come innovatore in questo campo.

Guadagnare con Google Adsense?

Con questo paio di consigli con tutta probabilità non diventerete miliardari grazie a Google Adsense, ma se non altro potrete aggiustare il tiro nel caso aveste deciso di utilizzare questo tipo di sponsorizzazione nelle vostre pagine.

Da qualche tempo ospito infatti la pubblicità di Google qui su Fucinaweb, sul mio weblog personale e anche sulle foto delle mie vacanze.

Noto che la pubblicità, almeno qui in Italia, è più efficace se:

  • il sito che la ospita tratta di argomenti tra loro correlati, come ad esempio foto di vacanze e tecnologia web. Qui la pubblicità riesce a essere in tema e il riscontro è che aumentano i click da parte dei visitatori. Nel weblog personale, dove gli argomenti sono tra i più svariati, la pubblicità fa fatica a essere in tema con la singola pagina
  • il sito parla di argomenti di interesse generale piuttosto che specialistico. Nel caso specifico ho molto più riscontro quando parlo delle escursioni in montagna di quando tratto di standard web. Questo è probabilmente dovuto al numero di inserzionisti che coprono un determinato settore. Noto infatti che mentre per le foto delle vacanze la pubblicità riesce a essere in perfetto tema con i contenuti della pagina, in Fucinaweb le sponsorizzazioni lo sono solo alla lontana, parlando in qualche modo di siti web, ma non di usabilità, programmazione, web design e e accessibilità nello specifico (se non raramente)

Insomma, a prima vista per guadagnare di più con Google sembrerebbe bene parlare di argomenti da bar e di quello che si è fatto il weekend piuttosto che perdere le notti a scrivere trattati di scienza. Ma forse è solo l’inizio.

Come farsi evitare dai motori di ricerca

Sono appena tornato da Roma dove, tra le altre cose, mi sono recato al Museo dell’Ara Pacis e alla Mostra di opere di Antonello da Messina.

Prima di partire mi ricordo di aver cercato informazioni sul museo e sulla mostra con Google, aspettandomi di trovare come prima cosa i siti ufficiali di riferimento.

Ma se cerco, anche oggi (23 Maggio 2006), termini quali ‘Museo ara pacis’, ‘Ara pacis’, oppure ‘Mostra Antonello da Messina’, i siti ufficiali del museo e della mostra non solo non compaiono al primo posto, ma neppure nella prima, seconda, terza… pagina dei risultati.

Per capire come questo sia possibile ho analizzato più da vicino pagina e codice sorgente. A vedere il sito del Museo dell’Ara Pacis non sembra che ci possano esserci problemi di indicizzazione: la pagina è semplice, ad alto contenuto di testo, nessuna animazione. Sembra quasi un sito search-engine-friendly. Ma se guardiamo con un po’ più di attenzione pagine e codice sorgente ci accorgiamo che:

  • La scritta “Museo dell’Ara Pacis” che fa da titolo non solo è un’immagine (quando avrebbe potuto benissimo essere del testo) ma, cosa ancora più grave, è priva dell’attributo per il testo alternativo
  • Gli autori del codice sorgente hanno cercato di usare il markup separando aspetto grafico da contenuto. Una ottima idea (la pagina è leggera), ma applicata molto male. Le intestazioni dell’Html (h1,h2…) che servono a distinguere titoli da normali sezioni di testo, per esempio, sono assolutamente prive di significato. Ad h1 è stato associato il testo “Musei in Comune”, mentre con h2 “Menu di accesso facilitato”.

Sembrano sciocchezze, ma partecipano a far sì che il motore di ricerca non riconosca il testo “Museo Ara Pacis” come qualcosa di veramente significativo nella pagina.

Per il sito della ho già detto, non comportano nessuno sforzo aggiuntivo per chi sviluppa la pagina.

Search Engine Strategies a Milano, qualche perplessità

C’ero anch’io al Search Engine Strategies del 26 e 27 Aprile scorsi a Milano. E ne sono rimasto un po’ scontento, tanto da parlarne approfonditamente in un articolo per Mytech. Ogni volta che vado a incontri di questo tipo sono sempre più preoccupato dello stato del web italiano. Passerò per esterofilo (se qualcuno ha ancora dubbi può leggere qualche mio vecchio commento e critica), ma almeno metà delle presentazioni altro non erano che ricalchi poco riusciti di documenti presenti in internet, e neppure tanto approfonditi. Perché non proporre qualche spunto originale? Perché dipendere così tanto dall’america?

Ma non è andato proprio tutto male. Come dico nell’articolo, almeno qualche italiano che non parla di aria fritta c’è. Sono i ragazzi di tsw.it, che tra le altre cose hanno inserito nel loro sito le slide di tutte le presentazioni che hanno proposto.

Google Analytics e i link verso il mondo

Spulciando la documentazione di Google Analytics ho trovato particolarmente interessante la possibilità di tenere traccia delle visite verso siti esterni al nostro.

Fucinaweb non ha infatti mai lesinato link verso altre fonti web, ma sono sempre curioso di sapere se i lettori apprezzano questa caratteristica del sito e visitano effettivamente queste risorse aggiuntive.

Con Google Analytics è possibile avere questa informazione. E’ infatti sufficiente aggiungere a ogni link che si desidera tracciare un evento onclick che richiama una funzione Javascipt, in questo modo:

onclick=”javascript:urchinTracker (‘/linkesterno/www.sito.com’);”

Dove “linkesterno” è semplicemente un’etichetta che potete usare come filtro all’interno dei report di Google Analytics per scremare questo tipo di informazione, mentre “www.sito.com” è un discriminante che vi consente di tracciare i diversi siti verso cui inserite link.

Anche guardano il sorgente di questa stessa pagina e cercando “onclick” potete avere un esempio di questo funzionamento.

Certo, dovete cambiare tutti i link che avete inserito finora…a meno che non utilizziate qualche piattaforma di Content Management o di weblogging. Chi utilizza WordPress, ad esempio (Fucinaweb lo fa), ha la possibilità di scegliere fra un buon numero di plugin che possono essere configurati per gestire automaticamente questa esigenza. Per WordPress me la sento in particolare di consigliare Google Analytics di Richard Boakes.