Consigli a un giovane blogger aziendale

Matt Cutts di Google presenta nel suo blog personale alcuni suggerimenti rivolti a chi ha iniziato a scrivere per un blog aziendale. La “scusa” per farlo è la pubblicazione su uno dei blog ufficiali di Google di un intervento che non parla troppo bene dell’ultimo film di Michael Moore. L’intervento ha scatenato qualche critica in diversi siti e network tanto che l’autrice ha replicato indicando come personali le proprie osservazioni, piuttosto che di Google.

Come comportarsi allora quando si scrive per conto della propria azienda? Ecco cosa dice Cutts.

E’ facile sbagliare soprattutto all’inizio. Per questo motivo:

  • chiedete a chi ha esperienza di leggere i vostri interventi
  • scrivete interventi che siete disposti anche a non pubblicare, per fare pratica
  • cominciare con qualche intervento nel blog di altri o nei forum

Non criticate altre aziende o persone: questo non fa che abbassare il livello della discussione

Non scrivete quando siete di malumore o arrabbiati

Imparate a distinguere tra quello che ha senso pubblicare e quello che non dà alcun valore aggiunto

Se commettete degli errori non rimuoveteli, ma chiariteli in seconda istanza

A questi suggerimento ne aggiungo un paio di personali:

  • scendete dal piedistallo: il blog non dev’essere un luogo in cui parlate sempre e solo bene di voi. Lasciate parlare i fatti
  • diversamente da un blog personale, dove potete permettervi di scrivere in velocità, in un blog aziendale curate l’italiano, rendete le frasi snelle, tagliate, tagliate, tagliate

Parlane male, ma parlane

Dopo il mio intervento critico a proposito del BarCamp di Roma Jacopo mi ha scritto:

Ciao Antonio,
sono curioso. Sono curioso di sapere se i numeri di Fucinaweb siano saliti in questi giorni. Vedendo il numero di commenti e i siti che ti linkano penso di sì. Sono curioso di sapere anche se ogni utente abbia navigato di più sul sito. Anche su questo mi sentirei di scommetterci. Il BarCamp non è utile in se stesso, ma per quello che genera nella Rete: ti da la possibilità di mettere in evidenza il sito. Poi sta a te e ai tuoi contenuti fare la differenza.

Argomentazione molto interessante, però con risposta negativa: no. Il numero di accessi non è aumentato, almeno non è aumentato sensibilmente, solo lievemente. Quando mando una newsletter i picchi sono decisamente più alti, neppure confrontabili. Anche le pageview di quel singolo intervento in quella giornata non sono decollate, e si avvicinano più o meno alle pageview di un nuovo articolo che va online su Fucinaweb. Su Technorati ho scalato qualche posizione, ma anche qui si parla di noccioline.

Ma c’è un’area che ha registrato sensibili variazioni: il numero di registrati ai feed Rss. Qui fucinaweb ha registrato in un giorno un aumento del 10% dei registrati al flusso Rss, operazione che di norma richiede circa un paio di mesi per avverarsi. Inoltre quello stesso giorno gli “item use” di Feedburner, cioè le letture o click sul feed, sono raddoppiati.

Si tratta a questo punto di fare qualche congettura sulle motivazioni di questo comportamento.

L’idea che mi sono fatto io è che il visitatore fosse un utente *smart*, come è facile prevedere, con il feedreader sempre pronto. Piuttosto che sfogliare il sito si è iscritto al feed e si è scorso gli ultimi interventi del sito dal feedreader.
E se dovessi proprio scegliere, preferisco sicuramente qualcuno che ha fatto la (seppure leggera) fatica di aggiungere Fucinaweb all’aggregatore, piuttosto a un aumento momentaneo delle visite.

Mi viene anche da dire che chi l’ha fatto probabilmente si è trovato d’accordo con le mie critiche, almeno in parte.

Per un (bravo) blogger gli sponsor non sono tutto

Chris Anderson di The Long Tails punta a un intervento di Guy Kawasaki, un “factotum” del web, che a fronte di 2 milioni di page view all’anno e di 21.000 iscritti ai feed Rss ha guadagnato con la pubblicità del suo weblog poco più di 3000 dollari.

Non molto effettivamente (in proporzione il click rate su Fucinaweb è decisamente migliore, se si considera che è perfino nella poco diffusa lingua italiana). Anderson nota quindi come non sia facile anche per chi gode di ottima credibilità riuscira a sopravvivere con il proprio sito: “meglio non abbandonare “il proprio posto di lavoro”.

Ma perché guardare solo all’aspetto economico diretto? Sono convinto che Kawaski, grazie alla professionalità dimostrata negli interventi del suo weblog, sia riuscito a costruire un network di contatti e amicizie che gli permettono di lavorare e collaborare più di quanto facesse prima.

Numerosi sono anche gli esempi (mi viene in mente per esempio Cliff Atkinson ma ce ne sono decine) di autori che hanno cominciato a dimostrare di cosa erano capaci nel loro weblog e sono stati contattati per poi scrivere un libro apprezzato (nel caso di Atkinson per Microsoft Press).

Se riesco a collaborare con riviste e siti che parlano degli stessi temi di Fucinaweb è proprio grazie a questo sito che è online ormai da 5 anni. Fin da quando l’ho messo online (e allora non era un weblog) ero sicuro che non ne avrei ricavato un fonte di sostentamento, ma che mi avrebbe dato, se ci sapevo fare, un po’ di visibilità.

Non fermiamoci come sempre ai primi dati numerici, alle classifiche, ai conti. La vita economica di un weblog è (per fortuna) ben più complessa.

Suggerimenti di lettura per il 2007

Dovessi suggerire a chi si occupa di progetti web (nel senso più ampio del termine, dalla progettazione, allo sviluppo, ai contenuti) alcuni libri pubblicati nel 2006 e che ho trovato utili nel mio lavoro, sceglierei probabilmente questi 4:

  • Don’t make me think (seconda edizione) di Steve Krug. I concetti principali di usabilità web spiegati in meno di 200 pagine e con uno stile moderno, ironico, accattivante. Non dimenticherete facilmente i concetti appresi. Se già avete la prima versione del testo, però, i 3 capitoli aggiunti in questa edizione non valgono la nuova spesa
  • Building Scalable Websites di Cal Henderson. Da uno dei capi progetto di Flickr, un manuale che non parla solo di come creare siti web che siano scalabili, cioè che siano in grado di rispondere efficacemente a carichi di utenti e di elaborazione. Quella che viene affrontata da Henderson è invece una metodologia di progetto che parte dalla scelta dell’ambiente di sviluppo e dei prodotti per la gestione dei sorgenti del codice fino ad affrontare i sistemi di statistica e di alerting, passando per l’analisi dei colli di bottiglia e delle tecniche di scalabilità per web server e database. Ed è proprio questa eterogeneità di argomenti a fornire al lettore buoni spunti per organizzare i propri progetti a 360 gradi.
  • Naked Conversations di Robert Scoble e Shel Israel. In questo testo si parla di business e weblog, di come società come Microsoft, reticenti nel fornire questa possibilità ai propri dipendenti, abbiamo poi scelto di aprire le porte ai weblog aziendali. Un libro che parla dei big ma anche delle piccole aziende, di consulenti, di pubblicità e di come proporsi con il proprio weblog aziendale, ma anche dei passi falsi e le scorciatoie da evitare assolutamente.
  • Blog! di David Kline e Dan Burstein. Un compagno ideale di Naked Conversations, questo testo ha un respirio più ampio del precedente, affrontando il tema dei weblog non solo nel mondo professionale/aziendale, ma nella politica e più in generale nell’ambito culturale. Mi sono trovato a sottolineare diversi spunti e idee.

Tutti i video di Le Web 3

Vpod (Video Publishing on demand) ha finalmente pubblicato i video della conferenza Le Web 3, disponibili in streaming. Tra le diverse modalità di fruizione, la migliore è probabilmente l’interfaccia con l’elenco delle playlist (è un’icona posta nel player), che permette di selezionare solo gli interventi di interesse.

Quali gli imperdibili? Pochi, ma vale la pena spendere almeno qualche minuto per le presentazioni di:

Qui su Fucinaweb trovate inoltre un riassunto degli interventi principali delle due giornate e qualche intervento di commento.