Cercasi tesi web 2.0

Aggiornamento (15 Ottobre 2007) – Ho pubblicato l’elenco delle tesi, con autore, abstract e link per il download in Le tesi sul web 2.0.

Come ho già scritto nel blog di Html.it, sono alla ricerca di universitari (o ex) che abbiano avuto modo di scrivere una tesi riguardante il “web 2.0″, ovvero il social networking, il grassroots journalism, il blogging o le tecnologie (ajax, rss).

Vorrei ricavarci un intervento in cui dare un po’ di spazio a questi interessanti materiali e ai loro autori, con link diretto al download della tesi, breve profilo dell’autore e altrettanto breve introduzione alla tesi.

Se sei tra questi, commenta questo intervento o usa il form dei contatti.

Prego inoltre chi legge Fucinaweb, e ha un blog, di spendere due minuti per inserire un link a questa iniziativa. Secondo me c’è dell’ottimo materiale di cui discutere, e altrettanti studenti in gamba.
Grazie.

L’eredità di Small Pieces Loosely Joined

Come ho detto dal Le Web 3 di Parigi, l’intervento che forse mi ha colpito di più, indipendentemente dalla sua durata (appena 15 minuti), è stato quello di David Weinberger.

Considero Small Pieces Loosely Joined (Arcipelago Web in italiano), il libro che ha scritto nel lontano (per i tempi web) 2002, una sorta di manifesto del web 2.0. Mi ricordo di averlo acquistato una mattina, per caso, trovandolo in super-svendita in un Autogrill mentre guidavo verso Rimini per lavoro. Da allora è nello scaffale dei testi da ispirazione.

Mi ricordo che quando Tim O’Reilly (quello che ha coniato il termine web 2.0 e fondatore dell’omonima casa editrice) nel suo blog ha chiesto mesi fa ai lettori quali sono i migliori libri del “web 2.0″, gli ho proposto proprio Small Pieces Loosely Joined. Ma Tim non ha gradito e non ha mai pubblicato il mio commento, forse perché gli interessava che si parlasse dei nuovi libri che O’Reilly continua a produrre, molti privi di significato.

Eppure ci sono begli spunti, che ho via via sottolineato in quel testo, alcuni dei quali riporto qui come elenco puntato.

Se siete interessati a comprare il libro, comunque, tenete conto che lo trovate come remainder in molte librerie, come per esempio su BOL.

Ecco alcuni dei punti segnati nella mia copia:

  • Il web infrange il modello tradizionale di redazione e pubblicazione dei documenti, quello incentrato sul controllo
  • Il web unisce in un modo nuovo non semplicemente le pagine di un libro, ma gli esseri umani, tutti noi. Gli “isolotti del’arcipelago web” in realtà siamo noi, che stiamo unendoci gli uni agli altri in modo ancora da inventare, ma chiaramente labili e flessibili
  • sono tra coloro che credono che possiamo essere individui solo in quanto membri di un gruppo
  • sul web riscriviamo noi stessi, ascoltando voci che ci sorprende scoprire nostre[...]Entriamo in contatto con nuovi lati della nostra personalità
  • il web è intrinsecamente un organismo non gestito, e questa caratteristica è risultata uno dei fattori decisivi del suo successo
  • lo spazio del web è infinito nel senso che si può sempre trovare posto, ma non è infinitamente esteso; non è un contenitore in attesa di essere riempito, ma piuttosto un libro che si sta scrivendo
  • la distanza sul web è misurata dai link, per cui per rendere un sito “vicino” ai propri clienti bisogna far sì che vi siano molto luoghi da cui sia possibile accedervi. E come è possibile farlo? Rendendolo valido e interessante
  • sul web la vera capacità di trattenere i visitatori non deriva dalla scomodità, ma dall’interesse
  • sul web tutti saranno famosi per 15 persone [altro che per 15Mbyte, come diceva quella di Google al Le Web 3 non facendo ridere nessuno!]

Potrei continuare, ma termino con un punto per chi si chiede come mai vada di moda apporre il suffisso beta a ogni prodotto che gira sul web: “La rete avrà sempre qualcosa che non funziona. E’ una decisione progettuale”.

Il personaggio dell’anno del Time

Il Time ha eletto noi, chi ha un blog, chi li commenta, chi carica le proprio foto su Flickr, i filmati su Youtube come personaggi dell’anno.

Il cosiddetto grassroots journalism, o giornalismo del popolo, è stata secondo il Time la vera rivoluzione di questo 2006, tanto da meritare la copertina a specchio in cuo ognuno di noi si può riflettere.

Leggendo il settimanale, però, ci si accorge ben presto che al di là di qualche articolo dal taglio molto generalista, neppure il Time sa perché ci ha sbattuto in copertina. L’articolo più corposo è composto da una serie di interviste a chi, persona della porta accanto, è uscito dalla folla conquistando i primi posti in Youtube, su Flickr e MSN Spaces. Carino, ma banale e ripetitivo.

L’unico pezzo degno di nota è probabilmente l’intervista di James Poniewozik ai creatori di YouTube, Chad Hurley e Steve Chen. Lo è perché fa sottolinea una volta di più come l’università americana si sforzi di preparare giovani di meno di trent’anni che le aziende si contendono.

Quando Hurley e Chen sono stati assunti da Paypal, il loro unico lavoro prima di approdare al progetto Youtube, sono stati scelti grazie agli atenei frequentati, grazie alla “formula vincente” del percorso di studio maturato.

Quanti in Italia sarebbero pronti a scommettere su chi è alla prima esperienza?

Suggerimenti di lettura per il 2007

Dovessi suggerire a chi si occupa di progetti web (nel senso più ampio del termine, dalla progettazione, allo sviluppo, ai contenuti) alcuni libri pubblicati nel 2006 e che ho trovato utili nel mio lavoro, sceglierei probabilmente questi 4:

  • Don’t make me think (seconda edizione) di Steve Krug. I concetti principali di usabilità web spiegati in meno di 200 pagine e con uno stile moderno, ironico, accattivante. Non dimenticherete facilmente i concetti appresi. Se già avete la prima versione del testo, però, i 3 capitoli aggiunti in questa edizione non valgono la nuova spesa
  • Building Scalable Websites di Cal Henderson. Da uno dei capi progetto di Flickr, un manuale che non parla solo di come creare siti web che siano scalabili, cioè che siano in grado di rispondere efficacemente a carichi di utenti e di elaborazione. Quella che viene affrontata da Henderson è invece una metodologia di progetto che parte dalla scelta dell’ambiente di sviluppo e dei prodotti per la gestione dei sorgenti del codice fino ad affrontare i sistemi di statistica e di alerting, passando per l’analisi dei colli di bottiglia e delle tecniche di scalabilità per web server e database. Ed è proprio questa eterogeneità di argomenti a fornire al lettore buoni spunti per organizzare i propri progetti a 360 gradi.
  • Naked Conversations di Robert Scoble e Shel Israel. In questo testo si parla di business e weblog, di come società come Microsoft, reticenti nel fornire questa possibilità ai propri dipendenti, abbiamo poi scelto di aprire le porte ai weblog aziendali. Un libro che parla dei big ma anche delle piccole aziende, di consulenti, di pubblicità e di come proporsi con il proprio weblog aziendale, ma anche dei passi falsi e le scorciatoie da evitare assolutamente.
  • Blog! di David Kline e Dan Burstein. Un compagno ideale di Naked Conversations, questo testo ha un respirio più ampio del precedente, affrontando il tema dei weblog non solo nel mondo professionale/aziendale, ma nella politica e più in generale nell’ambito culturale. Mi sono trovato a sottolineare diversi spunti e idee.