Google Reader aggiunge la ricerca, ma non solo

Che Google Reader abbia aggiunto la possibilità di compiere ricerche tra gli interventi, lo avrete sentito un po’ dappertutto.

Una novità trascurata da molti – presente in questo aggiornamento – e che mi sta particolarmente a cuore, è la rimozione del limite per il conteggio degli interventi ancora da leggere. Fino ad oggi chi usava pesantemente Google Reader o partiva per le ferie, si trovava un laconico 100+ a indicare che gli interventi da leggere superavano il centinaio.

Da questo aggiornamento il limite sembra essere stato tolto, o almeno variato.

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Tornando per un attimo alla ricerca, caratteristica da benedire, avrei gradito la possibilità di salvarne i risultati “dinamici”, magari come feed Rss da condividere. E’ quello che fanno alcuni feedreader desktop, come per esempio FeedDemon. E si tratta di una funzionalità molto comoda per tenere sotto controllo termini o argomenti che spaziano tra più sottoscrizioni.

Google mi conosce meglio di te

Bene, anche Feedburner fa parte della famiglia Google, oltre ad altre 3/4 società acquisite nella scorsa settimana.

Una corsa che non sembra destinata a fermarsi a breve e che fa riflettere sul potere di questa azienda. Siamo arrivati al punto che, se mai ne valesse la pena, Google sarebbe in grado di risalire a più informazioni sul mio conto di quanto possono i mei amici, datori di lavoro, ma anche familiari.

Google (con la ricerca, Google Reader, Gmail e ora Feedburner) è teoricamente in grado di sapere, perfettamente:

  • dove vivo
  • dove vado in vacanza e dove sono stato
  • quanto tempo passo a navigare in ufficio e quanto a lavorare
  • per chi voto
  • se scarico materiale vietato ai minori o pirata
  • cosa acquisto online e come
  • quanto sono “influente” in internet e quanto successo hanno i siti che gestisco
  • quanto sono bravo “tecnicamente”, quanto ho bisogno di internet per cercare quello che non so
  • se ho amici, dove sono, come li contatto, in che rapporti sono
  • cosa leggo
  • cosa farò domani, la prossima settimana, il prossimo mese

e molto, molto altro. Mi chiedo però a che costo possa risalire a tutto questo e, quindi, quali discriminanti possa usare per decidere quando operare in tal senso.

Lo stato dell’arte dei feedreader secondo Feedburner

Feedburner ha recentemente pubblicato un intervento in cui sono presentati i trend d’uso degli aggregatori web, come Google Reader, MyYahoo!, Bloglines e altri. Una posizione privilegiata quella di Feedburner, visto che può contare su più di 600.000 feed iscritti al proprio servizio.

Ecco qualche spunto interessante per capire come interpretare le statistiche dei propri feed:

  • i feedreader funzionano molto spesso con modalità diverse, ed è difficile riuscire a produrre un report d’uso che si riveli coerente. My Yahoo!, per esempio, riporta il numero di iscritti su base mensile, mentre altri reader forniscono (o tentano di fornire) una stima giornaliera
  • attenti a considerare il numero di iscritti a un feed un’importante misura del suo successo del vostro blog. Misure forse più importanti sono il numero di visite al singolo elemento del feed, e i click che dal feed portano sul vostro sito (audience engagement)
  • i principali feed reader che spingono gli utenti a cliccare sul feed per andare al vostro sito sono, nell’ordine, MyYahoo!, Google Reader e Bloglines. Per MyYahoo! la spiegazione è semplice: presenta solo poche righe dell’intervento, richiedendo al lettore di cliccare per procedere alla visualizzazione completa dell’intervento nel sito principale.
  • Google (Reader/Personalized Home Page), con il 59%, è lo strumento più usato per “leggere” gli elementi in un feed. Questo successo, aggiungo io, è probabilmente dovuto alla modalità di funzionamento di Google Reader, a “scorrimento”, in cui la lettura degli interventi di interesse prevede quasi sempre una rapida lettura dei precedenti
  • Google Reader si conferma anche il lettore a cui sono iscritti più feed tra quelli gestiti con Feedburner, il 76%, seguito da Bloglines e MyYahoo!

Riprogettazione di applicazioni web

Riprogettare un’applicazione web nel nome di una migliore usabilità, oltre che per arricchirne le funzionalità, è un’operazione lodevole e che si verifica molto spesso in un ambito così concorrenziale come internet.

Ma attenzione a stravolgere un’applicazione, anche se con i propositi più meritevoli.

E’ vero che riprogettare un’applicazione web la può notevolmente migliorare, ma è anche vero che gli utenti affezionati al servizio, soprattutto quelli meno esperti, si trovano a dover reimparare l’uso di un’interfaccia che conoscevano alla perfezione (sia i suoi pregi, sia i suoi difetti). Rendetevi conto che state chiedendo a questi utenti, che vi hanno dato fiducia, di fare del lavoro non richiesto.

Non esistono delle regole da applicare a propri che spieghino come comportarsi. Vale la pena prima di tutto coinvolgere gli utenti, e questo si può fare ancora prima di riprogettare l’applicazione, chiedendo il loro parere sui limiti della versione attuale e sulle funzionalità di cui il prodotto manca.

Le statistiche, insieme ai dati delle registrazioni, sono un ottimo metodo per distinguere la percentuale di utenti consolidati rispetto a chi entra e fugge, e vi può aiutare a capire a quanti utenti state arrecando piccoli o grandi disagi. Quest’analisi, in realtà, andrebbe fatta indipendentemente dalla riprogettazione del servizio.

Nella maggioranza dei casi quello che emerge è che piuttosto di considerare l’applicazione come una tabula rasa su cui ripartire da zero, è meglio procedere con passi incrementali, ben documentati.

Introdurre una nuova funzionalità, sottolineare i cambiamenti nell’interfaccia, attendere un feedback, introdurre una nuova funzionalità, e così via.

E’ quello che succede con prodotti come Flickr e Gmail che vengono considerati in “beta perpetua”. Questo permette al team di sviluppo di rilasciare costantemente nuove funzionalità secondo i principi della programmazione agile, ma evita anche agli utenti di essere sommersi da nuove caratteristiche da digerire tutte in un colpo.

Capita a volte che questo procedimento non sia perseguibile, perché la riprogettazione dell’applicazione si discosta talmente tanto dalla versione precedente da rendere impossibile il rilascio incrementale.

Anche in questo caso si può, in alcuni casi, fare qualcosa. E’ quello che è successo ad esempio con Google Reader. In questo caso la vecchia versione del prodotto è stata completamente riscritta, senza stazioni intermedie.

Ogni utente ha però la possibilità di tornare, se non è soddisfatto della nuova versione, a quella precedente, dovesse mai preferirla, per un periodo limitato, e sottoporre anche un commento. Si tratta comunque di un processo altamente dispendioso, perché vi trovate a gestire contemporaneamente due prodotti diversi.