Il censimento dei web project manager 2008

Sono da poco usciti i risultati del sondaggio svolto dalla webzine A List Apart che per il secondo anno cerca di descrivere nel dettaglio le professioni di chi lavora con il web.

L’anno scorso ho isolato dal sondaggio i tratti salienti della professione del web project manager ed è quindi interessante confrontare alcune delle ipotesi emerse con i risultati del 2008.

Molte le conferme. Il web project manager:

  • segue un percorso formativo che nasce nella maggioranza dei casi dalla programmazione;
  • lavora solitamente per realtà di piccole dimensioni;
  • ha prevalentemente un’età compresa tra i 30 e i 40 anni;
  • lavora in azienda piuttosto che come libero professionista.

Vediamo nel dettaglio quello che è emerso. Alcune domande del sondaggio sono state riformulate rispetto al 2007 e un confronto diretto è pertanto solo indicativo.

In azienda o come libero professionista

Job title by workplace (2008)

Iniziamo da un dato che non è stato analizzato lo scorso anno: la percentuale di web project manager che lavorano in azienda rispetto ai liberi professionisti. Tra le diverse professioni web, il web project manager si trova più comunemente a lavorare in azienda piuttosto che esercitare la libera professione.

Il dato non stupisce e ne ho già parlato a proposito di una domanda nelle FAQ (Il web project manager è un consulente esterno all’azienda o un collaboratore interno?): il ruolo di coordinamento e gestione dei progetti del web project manager, le frequenti interazioni con il gruppo di lavoro e i clienti richiedono la sua costante presenza in azienda.

Esistono comunque casi in cui il web project manager è libero professionista; lavora per uno o più periodi di tempo (solitamente semestri) per aiutare le aziende con cui collabora a migliorare la gestione progetti.

Percentuale di web project manager

Job title (2007)

Job title (2008)

Tra i due anni non si apprezzano significative differenze relativamente alla percentuale di web project manager paragonata alle altre professioni.

Impressionante la percentuale che non ricade in nessuna delle numerose categorie indicate, più di un quarto. Sarebbe interessante capire quale sia la professione svolta.

Distribuzione dei web project manager per tipo di organizzazione

Job title distribution by organization type (2007)

Job title distribution by organization type (2008)

Il grafico indica la percentuale di web project manager impiegata nei diversi settori organizzativi. Rispetto allo scorso anno sono cambiate e sono state accorpate alcune categorie.

È possibile notare come la percentuale più alta di impiego (8.4%) sia presso piccole realtà. Una conferma dell’indicazione emersa lo scorso anno: il web project manager si trova a lavorare soprattutto per startup, realtà in cui rilasci frequenti e timing serrati richiedono la presenza di una figura che garantisca il raggiungimento degli obiettivi.

Distribuzione dei web project manager per gruppo di età

Job title distribution by age group (2007)

Job title distribution by age group (2008)

Confermato il trend per quanto riguarda l’età. Non si nasce web project manager (o non si dovrebbe), ma lo si diventa dopo aver maturato una certa esperienza, a partire dai 30/35 anni.

Distribuzione per sesso

Gender distribution by job title (2007)

Gender distribution by job title (2008)
Piccolo incremento per quanto riguarda il ruolo delle donne nel web project management, aumento confermato in quasi tutte le altre professioni, segno forse della maggiore visibilità data quest’anno al sondaggio.

Percentuale di lavoratori con retribuzione superiore a 100.000 dollari

Percentage of job title holders who earns salary of 1000k (2007)

Percentage of job title holders who earns salary of 1000k (2008)

Nessuna variazione di rilievo. Il grafico, come evidenziato l’anno scorso,  è comunque difficilmente rapportabile alla realtà italiana.

Rilevanza dell’istruzione per lo svolgimento del proprio lavoro

Perceived relevance of education by job title (2007)

Perceived relevance of education by job title (2008)

Cambia la percezione dell’importanza data agli studi.

Il fatto che un po’ tutte le professioni abbiano visto aumentare il dato si può forse giustificare dall’aver meglio espresso la domanda rispetto allo scorso anno. In generale, comunque, poco più del 50% dei rispondenti ha indicato come rilevante il proprio piano di studi nei confronti della professione, suggerendo che sotto questo punto di vista c’è ancora molto da fare.

Soddisfazione per il proprio lavoro

Job satisfaction by job title (2007)

Job satisfaction by job title (2008)

Le percentuali aumentano di molto rispetto all’anno scorso: forse anche in questo caso la domanda era stata mal posta nel 2007.

In percentuale però la soddisfazione dei web project manager, se paragonata alle altre professioni, aumenta in proporzione minore, tanto che dal primo posto si passa a metà classifica.

Impegnativo trarre una conclusione vista la variabilità in così poco tempo. Probabilmente il ruolo del web project manager, in alcuni contesti, non trova lo spazio che merita.

Ma forse è anche tempo che il project management maturi da disciplina che relega tutte e sole le responsabilità al project manager a vera e propria fonte di leadership e visione (di questo parlerò in parte nel mio intervento a Firenze il prossimo mese)

La percentuale di web project manager che scrive in un blog

Prelevance of blogging by job title (2007)

Prelevance of blogging by job title (2008)

Il web project manager è fanalino di coda quando si parla di scrivere in un blog.

Come indicato già lo scorso anno, il motivo può essere legato alla difficoltà di parlare di una professione molto legata ai rapporti personale e meno alla “scienza”. Difficile, ma non impossibile. Un vero peccato.

Partecipazione a eventi formativi

Perceived relevance of education by job title (2007)

Perceived relevance of education by job title (2008)

Anche questo risultato è in linea con lo scorso anno.

Il web project manager è una tra le figure professionali che più partecipa ad eventi formativi. La percentuale è molto vicina a quella di professionisti che per cultura e necessità sono abituati a una formazione continua, come i designer di interfaccia e i diversi tipi di consulenti.

L’eterogeneità di competenze richieste a un web project manager, sia in termini manageriali sia tecnici è sicuramente un fattore che giustifica queste percentuali.

Lacune professionali

Perceived back end skill gaps by job title (2007)

Perceived back end skill gaps by job title (2008)

Come per l’anno scorso, mi limito a riportare uno solo dei 4 grafici che indicano le difficoltà che i web project manager incontrano nello svolgimento del proprio lavoro.

Relativamente alla programmazione lato server meno del 17% dichiara di avere lacune rispetto al totale. Questo dato, se confrontato con la programmazione lato client, conferma una tendenza anticipata lo scorso anno, ovvero che web project manager si diventa molto spesso partendo da ambiti che sono vicini alla programmazione, più che dal design o al marketing.

Domande e risposte sul web project management (FAQ)

Ho raccolto in questo articolo le domande che più di frequente ricevo riguardo al web project management, con l’intenzione di proporre un seguito a quanto ho già riportato in Introduzione al web project management.

É un punto di partenza. Chiunque ritenga ci siano altri aspetti da approfondire può usare i commenti o la pagina dei contatti.

Cos’è il web project management?

Il web project management è la disciplina che aiuta a realizzare progetti web (siti e applicazioni) nel rispetto dei tempi previsti, con il miglior rapporto tra qualità e costi e soddisfacendo i requisiti iniziali. Il web project management trova espressione nelle capacità del web project manager di organizzare e gestire le risorse verso un obiettivo condiviso.

Qual è il ruolo del web project manager?

Il web project manager è la figura che si preoccupa di gestire e coordinare la produzione di un progetto web dal suo concepimento fino alla consegna, entrando in contatto con chiunque si trovi a lavorare per il progetto. Per un dettaglio delle competenze di un web project manager si può fare riferimento a Introduzione al web project management.

Cos’è un progetto web?

Un progetto web è l’insieme delle attività necessarie per costruire siti o applicazioni web rispettando i requisiti iniziali. E’ compreso tra una specifica data di inizio e di fine (data di consegna) ed è finalizzato alla realizzazione di un prodotto unico o a valore aggiunto. Un progetto si distingue da un processo in quanto quest’ultimo è composto da un insieme di operazioni ripetitive per la produzione del medesimo servizio o prodotto (cfr. definizione di project management in Wikipedia).

Il web project management è una metodologia?

No. Spesso, soprattutto leggendo il programma di alcuni corsi, si ha l’impressione che il project management non sia altro che l’adesione a una serie di punti da applicare pedissequamente con l’impiego di fogli Excel o schemi Microsoft Project, il tutto raccolto sotto il cappello di sigle quali Prince2, PMBOK, PERT, Scrum. Le metodologie sono importanti perché forniscono linee guida che facilitano alcuni compiti del web project manager, ma il web project management è un mestiere fatto di relazioni con clienti, sviluppatori, designer e collaboratori esterni. Un project manager è prima di tutto un leader, non un ragioniere.

Esistono corsi e piani di studio per diventare web project manager?

Nessuno, tranne rari casi spesso fallimentari, inizia la propria carriera come web project manager. Tipicamente il web project manager si trova a lavorare nel reparto tecnico di una software house o web agency e comincia a maturare capacità di coordinamento e di previsione che lo possono portare a diventare web project manager. Un corso di web project management è utile se aiuta il web project manager a migliorare le proprie competenze e capacità, soprattutto con l’analisi di casi reali e la risoluzione di problematiche comuni. Un corso non è sufficiente e non è soprattutto indicato per fare di uno studente, un web designer o un programmatore un web project manager.

Qual è la differenza tra web project management e software project management?

Le peculiarità del web in termini di innovazione e comunicazione richiedono al web project manager conoscenze non solo nel campo internet, ma anche in quello dell’editoria e pubblicazione, del design e a volte in quello della televisione. Le caratteristiche della professione di web project manager rispetto a quelle di un “classico” project manager sono ben espresse da Ashley Friedlein nel manuale Web Project Management:

  • i termini di consegna del progetto tendono ad essere più stretti e aggressivi;
  • è alta la probabilità che siano in corso più progetti contemporaneamente;
  • la tecnologia utilizzata è molte volte instabile e in continua evoluzione;
  • è difficile stabilire dei modelli di costo standard: ogni progetto richiede una valutazione ad hoc;
  • i clienti hanno difficoltà a capire le potenzialità e caratteristiche di internet;
  • i componenti del gruppo coordinato dal web project manager spesso svolgono diversi ruoli, soprattutto in piccole realtà;
  • non sempre il web project manager è il punto principale di contatto per il cliente;
  • l’innovazione è la chiave di successo di molti progetti web;
  • il cambiamento è continuo.

Web project manager è sinonimo di webmaster?

No. Il web project manager è la figura responsabile della corretta esecuzione (progettazione, sviluppo, messa in opera) di un progetto web. Una volta che il progetto è in esercizio termina l’area di intervento del web project manager e inizia quella del webmaster, che si preoccupa della gestione ordinaria del sito o dell’applicazione. Tipicamente il web project manager lavora per una società di consulenza mentre il webmaster è impiegato per la realtà che ha commissionato il progetto.

Il web project manager è una figura del reparto sviluppo o del marketing?

Il web project manager è una figura professionale che appartiene all’area tecnica o creativa. Leggendo alcuni curriculum o proposte di lavoro capita di trovare la professione “web marketing project manager”. Con questa dicitura non si intende il responsabile della realizzazione del progetto, ma il responsabile della promozione del sito, della comunicazione e in generale di tutte le attività atte a veicolare traffico verso il sito o l’applicazione web. A volte il termine “web project manager” viene utilizzato erroneamente per indicare invece il “web marketing project manager”.

Il web project manager trova impiego solo in realtà di grandi dimensioni e ben strutturate?

No. Il ruolo di web project manager è indicato sia in realtà di piccole, sia di grandi dimensioni. Possono però variare alcune competenze.

In realtà di medie e grandi dimensioni o ben strutturate il web project manager può trovarsi a gestire progetti estesi, che richiedono tempi di esecuzione anche di diversi mesi. E’ richiesta in questo caso una forte capacità di previsione e di gestione delle criticità perché il minimo errore può avere ripercussioni importanti su tempi e costi.

In aziende più piccole il web project manager è probabilmente al lavoro su più progetti ognuno con un ciclo di vita di poche settimane. In questo caso è importante che il web project manager sia in grado di allocare efficacemente le persone ai relativi progetti così da impiegare al meglio le risorse a disposizione.

Il web project manager dovrebbe far emergere nel proprio curriculum con chiarezza queste competenze, specificando con precisione le realtà e le competenze acquisite.

Una startup potrebbe essere interessata ad assumere un web project manager?

Sì. Lo dimostra il sondaggio realizzato lo scorso anno dalla webzine A List Apart che ho commentato in dettaglio. La distribuzione per tipo di organizzazione, in particolare, evidenzia come la percentuale di impiego dei web project manager in una startup sia la più alta, seguita a ruota dalle agenzie e software house. Il motivo è che proprio in realtà che richiedono un forte livello di innovazione, rilasci continui e roadmap in costante evoluzione è fondamentale un ruolo di coordinamento e di gestione.

Il web project management va d’accordo con lo sviluppo agile?

Certamente. Il web project management trova espressione con le diverse metodologie e tecniche di sviluppo. E’ compito del project manager definire, insieme al proprio team, il metodo da impiegare e, ove serve, programmarne il percorso di apprendimento o approfondimento.

Il web project manager può essere responsabile solo di una parte del progetto, per esempio il web design?

Dipende. Solitamente il web project manager è responsabile dell’intero ciclo di vita del progetto, dall’incontro con i clienti fino alla messa online. Se però la società per cui lavora si occupa esclusivamente di web design, il web project manager sarà ovviamente responsabile della produzione di parte del materiale, che poi confluirà in un progetto più esteso. Questa attività, che potrebbe concludersi con la produzione di template, ha comunque un ciclo di vita ben definito di cui il web project manager è responsabile.

Nel caso di realtà strutturate, inoltre, il web project manager potrebbe essere responsabile di una parte dello sviluppo, mentre altri colleghi sono responsabili per altre sezioni. In questo caso è probabile che esista una struttura gerarchica di web project manager, con figure junior che riferiscono direttamente a un web project manager senior.

Quali sono i ruoli impiegati nella realizzazione di un sito web?

Dipende dal tipo di progetto, ma in generale le principali figure, oltre al già citato web project manager, sono:

  • account manager – è quello che viene definito “il commerciale”, tipicamente la prima figura ad avere contatti con il cliente;
  • webmaster – gestisce il sito una volta in esercizio;
  • information architect – si preoccupa di organizzare i contenuti in modo che siano facilmente ricercabili;
  • art director / web designer – responsabile della parte creativa che caratterizzerà l’intero prodotto;
  • analista / sviluppatore – la persona che definisce insieme al web project manager gli standard tecnici da adottare ed è responsabile della parte di programmazione;
  • editor / copywriter – realizza i contenuti pubblicati;
  • consulenti (tecnica, marketing, usabilità, user experience, strategia, ecc.) – figure di supporto per competenze non presenti in azienda.

A queste figure, in dipendenza del progetto, se ne possono affiancare molte altre tra cui tester, illustratori, amministratori di database, esperti audio/video, giornalisti, SEO, esperti di community.

Quanto il web project manager deve conoscere l’ambito in cui lavora?

Molto. L’ideale è che il web project manager sia in grado di realizzare autonomamente alcuni dei progetti realizzati dal team che coordina e che si riservi periodicamente il tempo per farlo. Questo permette al web project manager di essere aggiornato sugli standard e le soluzioni e di anticipare alcune problematiche che si possono evidenziare nel corso del progetto. Anche la stima dei tempi necessari alla realizzazione del progetto è più precisa, fermo restando che il web project manager sa intervistare i propri colleghi per definire il piano di lavoro dell’intero progetto.

Il web project manager è un consulente esterno all’azienda o un collaboratore interno?

Nella quasi totalità dei casi il web project manager lavora all’interno dell’azienda per cui dirige i progetti. Il motivo principale è che, trattandosi di una figura a stretto contatto con altri professionisti, la qualità del progetto dipende in gran parte dalla conoscenza reciproca. Questo approccio mal si accompagna con progetti spot o realizzati con società ogni volta diverse. Per lo stesso motivo il web project manager non è quasi mai un free lance.

Il web project manager deve sapere tutto di Microsoft Project?

Dipende. Acuni web project manager lavorano con semplici fogli Excel e altri preferiscono realizzare complessi diagrammi in Microsoft Project. Più che lo strumento è importante la capacità di aggiornamento e la possibilità di condivisione. Un dettagliato diagramma tenuto chiuso nel cassetto del web project manager non ha alcuna utilità, mentre la fotocopia di un foglio di carta consegnata ai diversi collaboratori, settimanalmente, è insostituibile.

Il web project manager è un lavoro a tempo pieno?

In piccole realtà è molto probabile che il web project manager affianchi le attività di coordinamento a una partecipazione attiva a parti dello sviluppo. Questa è la situazione ideale di lavoro per un web project manager, che si trova a maturare esperienza sia in campo gestionale, sia tecnico. Oltre a questo la stima dei tempi e la previsione e risoluzione di problemi risultano semplificate.

Qual è la differenza tra capacità di management e capacità di leadership?

La risposta a questa domanda è ben espressa in un articolo di Mike Morrison. Le capacità di management permettono al web project manager di gestire prodotti o risorse per la realizzazione di un progetto. Le capacità di leadership consentono al web project manager di condividere la visione e gli obiettivi di progetto insieme al proprio gruppo di lavoro. E’ importante coltivarle entrambe.

Dick Costolo – Launch late to iterate often

Quella di Costolo, che ha alle spalle l’acquisizione da parte di Google di Feedburner, è una delle sessioni più ricche dell’ultima giornata. Si chiude in bellezza.

Ecco qualche appunto tratto dalla sua vulcanica (e concentrata!) presentazione.

Nel fondare una azienda, meglio che tutti i soci abbiano la stessa percentuale, soprattutto se verrà acquisita, perché evita degli attriti. Inoltre, meglio avere il 10% di un’azienda che vale 100 che il 100% di un’azienda che vale 5

Non si fanno più i business plan: per Feedbruner non sono stati fatti. Sono cose che servono per dire cosa ci sarebbe piaciuto fare, piuttosto che quello che si fa. Anche gli investor non li leggono più.

Opportunità di mercato. E’ impossibile capire le dimensioni del mercato a cui ci si rivolge. E’ anche impossibile verificare se c’è richiesta di mercato oppure no, perché (prende come esempio sempre Feedburner) oggi le cose con più successo sono quelle per cui non c’è richiesta di mercato.

Secondo Costello non ci sono benefici particolari nell’essere localizzati in Silicon Valley, se non per una questione di “buzz”, cioè perché una società con sede lì attira l’attenzione (una questione di marketing di breve periodo, quindi).

Non raccontiamocela: per far partire un’azienda i soldi servono, eccome. Fate le vostre previsione: spenderete più del doppio delle vostre stime. Quindi, raccogliete tutto quello che potete.

Fare crescere l’azienda insieme significa condividere i successi. Tutti i dipendenti devono avere lo stesso trattamento contrattuale, soprattutto se condividete le quote societarie.

Assunzioni. Cercate persone con ottime competenze per area di esperienza, ma non con competenze troppo specifiche. Altrimenti, se il mercato cambia, se ne andranno o non le potete riposizionare. In molte organizzazioni le gerarchie sono controproducenti, perché introducono burocrazia. Di contro devono essere sviluppate delle metriche di performance condivise con chi le deve fare. In questo modo è semplice e oggettivo riuscire a valutare i risultati personali.

Lanciare il prodotto tardi e iterare di continuo. Non rilasciare mai prodotti con problemi perché bisogna andare verso il mercato. Anzi, vanno previste a priori eventuali funzionalità che potrebbero rivelarsi vincenti. Ad esempio dotandosi di una architettura che sia estensibile in futuro.

Le architetture aperte, inoltre, possono essere influenzate facilmente dalla richiesta di mercato. E attaccano anche la concorrenza, che si trova a rivaleggiare non con un prodotto in scatola, ma con un’architettura estensibile.

Questo intervento è stato scritto in live blogging dalla conferenza Future of Web Apps di Londra, il 3 e 4 Ottobre 2007. Leggi tutti gli interventi di Fucinaweb dal FOWA

Il marketing degli Rss

Ho avuto modo di leggere “Unleash the Marketing & Publishing Power of RSS” di Rok Hrastnik. E’ un ebook che è possibile acquistare e scaricare, a un prezzo abbastanza impegnativo (circa 50 dollari).

Tra i pregi del testo va segnalato lo sforzo di coniugare i vantaggi dell’email con quelli dei feed Rss: non sono infatti in alternativa, ma è anzi possibile fare in modo che siano uno di traino all’altro.

I capitoli più interessanti sono però senza dubbio quelli che analizzano le diverse tipologie di flussi Rss che è possibile proporre sul sito, nonché le differenze tra le diverse tipologie di audience. In questa parte c’è tanto da imparare: rss generali, a segmento, personalizzati e molto altro.

Purtroppo alla professionalità di questa parte ne segue una molto monotona e pericolosa, in cui l’autore dà la parola a qualche esperto che cerca di convincervi su come farvi includere efficacemente dai motori di ricerca.

Alcuni suggerimenti sono anche validi, ma cominciare a dire che per essere indicizzati da Google dovete fare dei ping solo tra le cinque e mezza e le sei meno un quarto del pomeriggio è probabilmente eccessivo (anche se funzionasse).

Si tratta quindi di un testo molto valido per capire le opportunità previste dagli Rss e soprattutto per capire come poterli proporre nel vostro sito, scegliendo la modalità più adatta rispetto ai vostri contenuti e obiettivi, e soprattutto rispetto al vostro pubblico.

Costi e vantaggi nel garantire l’accessibilità web

Questo articolo fa parte di un corso gratuito di accessibilità web ospitato su questo sito.

Garantire l’accessibilità ad un sito è sicuramente un’operazione costosa. Innegabili sono però i vantaggi dati da un sito accessibile, sia in termini di business, sia di audience. Rendere un sito accessibile va quindi al là dell’adeguamento alle norme di legge e delle operazioni di marketing.

Questioni di business

Quasi sempre lo scopo di un sito è attirare visitatori per vendere un bene o per proporre un servizio. Più alto è il numero dei visitatori soddisfatti dal sito, maggiore sarà la probabilità che diventino visitatori assidui. I visitatori assidui sono quelli che più facilmente si trasformano in clienti abituali.

Se un sito è accessile, è sicuramente usabile. Un sito è usabile quando svolge il compito prefisso, quando è usato efficacemente dagli utenti, quando è semplice da imparare e semplice da ricordare.

Per costruire un sito accessibile ed usabile bisogna preoccuparsi di realizzare una navigazione chiara e consistente. Chiara perchè deve essere interpretata dall’utente in pochi secondi, consistente perchè deve accompagnare il visitatore durante tutta l’esperienza del sito, senza cambiare radicalmente di pagina in pagina.

Le persone disabili rappresentano una buona parte della popolazione. Facilitare l’accesso a questa fascia non è solo doveroso, ma può incrementare sensibilmente il numero di utenti ai propri servizi.

Il computer può rappresentare lo strumento più efficace che una persona disabile ha per fare acquisti od ottenere un servizio.

Conformità agli standard

Come vedremo in seguito, uno dei presupposti nella creazione di un sito accessibile è la perfetta aderenza agli standard del W3c.

Lo sforzo non è sempre facile (inutile negarlo), ma ha un buon numero di conseguenze positive.

Supporto per tutti i browser

Utilizzare i tag e le soluzioni standard facilita la visualizzazione del sito su diverse piattaforme. Adottare delle specifiche proprietarie, al contrario, potrebbe provilegiare un browser agli altri, con conseguente calo dell’usabilità e dell’accessibilità. Questo sembra a prima vista semplice da ottenere, ma all’oggi solo un’esigua percentuale di siti supera brillantemente il validator del W3c. È molto più facile utilizzare giochi con l’Html per ottenere visivamente l’effetto voluto scostandosi però dagli standard.

Notate che “supporto per tutti i browser” non è sinonimo di “visualizzare le pagine in browser diversi in modo identico”. Usare correttamente gli standard del W3c porta quasi sempre a discrepanze di visualizzazione, come spazi tra le celle di dimensioni leggermente diverse ed elementi delle form con comportamenti eterogenei. Un design ben realizzato è quello che rende la pagina gradevole ed utilizzabile tenendo conto delle possibile differenze.

Portabilità

Un sito conforme agli standard è un sito portabile. Non solo è facilitata la visualizzazione in diversi browser, ma la traduzione del sito verso altre periferiche, come Pda e cellulari, è estremamente più facile. Come abbiamo già avuto modo di dire è sicuramente meglio partire dagli standard Xhtml e Xml: già così il processo di traduzione è notevolmente semplificato.

Motori di ricerca

L’adozione degli standard per l’accessibilità facilita il lavoro dei motori di ricerca al momento dell’indicizzazione del sito. Alcune caratteristiche dei siti accessibili potrebbero addirittura premiare il sito in un motore di ricerca:

  • l’inserimento dell’attributo alt e longdesc per le immagini può essere scandito dal motore che ne può ricavare utili informazioni per l’indicizzazione
  • il contenuto alternativo degli script può essere letto dal motore
  • il motore può ricavare dati anche dall’ attributo title dei link
  • il corretto utilizzo dei tag Html per distinguere gli header e il contenuto consente al motore di premiare le intestazioni rispetto al corpo del documento

Questioni di immagine

Rendere il sito accessibile ad una vasta platea è indice di serietà da parte del costruttore. Quante volte siamo entrati in un sito solo per scoprire che funziona correttamente ad una risoluzione di 1024×768 con Internet Explorer e Windows?

Se un sito è l’immagine dell’azienda, un sito accessibile è indice che stiamo colloquiando con qualcuno disposto al dialogo e attento alle esigenze degli utenti.

I costi

Garantire un buon livello di accessibilità ad un sito è un’operazione che ha dei costi. I costi possono variare sensibilmente, soprattutto se si sta progettando un nuovo sito o adattando un sito esistente. Esistono comunque dei costi di manutenzione, richiesti per mantenere il livello di accessibilità al crescere del sito.

Costruire un sito accessibile

È sicuramente meglio includere le politiche di accessibilità già da subito, durante la progettazione di un sito.

Vi accorgerete che rendere un sito accessibile significa scendere a compromessi. Prima di tutti scordatevi di usare trucchi nell’Html per superare i limiti dei browser.

Un esempio tra tutti: i bordi del browser. Internet Explorer e Netscape lasciano qualche pixel di spazio tra il bordo del navigatore e i contenuti della pagina. Il designer è solito inserire nel tag body qualcosa del tipo: <body topmargin=”0″ bottommargin=”0″ marginheight=”0″ marginwidth=”0″ leftmargin=”0″ rightmargin=”0″>. Si tratta di attributi non standard che tutti usano, ma che nell’ottica di un sito Accessibile (con la A maiuscola) dovrebbero essere evitati.

Stesso discorso per la navigazione, la grafica e l’uso dei plug-in. Rendere la navigazione del sito chiara ed efficace e consentire a tutti un accesso alle informazioni può all’inizio sembrarvi limitante. Non si tratta però di un limite: dovete maturare la vostra competenza ed unire la vostra creatività alle richieste di un sito accessibile.

Adottare degli standard e delle metodologie efficaci, come una navigazione coerente e i Css può anche essere un’operazione vantaggiosa e ridurre in qualche caso i tempi di sviluppo dell’intero sito.

Rendere accessibile un sito esistente

È la cosa più complessa da fare.

È difficile costruire un sito veramente accessibile partendo da una vecchia versione. Di solito si preferisce allora aumentare l’accessibilità del sito dove l’intervento è più semplice (inserire i tag e gli attributi accessibili nei nuovi contenuti, aumentare i contrasto nelle barre di navigazione, ritoccare i Css).

Alcune linee guida per l’accessibilità (che vedremo in dettaglio) sono invece decisamente difficili da incorporare in un secondo momento:

  • la linearizzazione efficace delle tabelle
  • l’opportuno uso del markup
  • la costruzione di pagine conformi agli standard
  • la creazione di un layout “liquido”

Come se non bastasse, molti siti sono frutto dell’unione di template Html con dati prelevati da un sistema di “Content Management“, cioè un database. Se i requisiti per l’accessibilità non sono stati previsti da chi ha costruito il programma, avete poche chance di rendere il sito realmente accessibile. Un esempio è avere la possibilità di caricare nel sistema delle immagini, ma di non poter inserire la descrizione per gli alt o per i longdesc. Rendere accessibile il sito può voler dire riscrivere parti dell’applicativo, ammesso che questo sia stato “costruito” in casa. Se è un prodotto a pacchetto, non vi resta che sperare in un aggiornamento.

Costi di manutenzione

Non basta creare un sito accessibile e poi dimenticarsene. Anche se non modificherete i template delle pagine ogni nuovo articolo, scheda, modifica devono essere controllati per verificare il rispetto dei requisiti di accessibilità prefissi. Difficile fornire delle statistiche attendibili. Prendendo come esempio gli articoli di FucinaWeb.com, la stesura di codice Xhtml valido con alt-text delle immagini accessibili, l’uso di tabelle e markup efficace e la fase di test aumentano la normale tempistica di sviluppo di circa il 15-20%.

Costi di addestramento

Abbiamo detto che per garantire un buon livello di accessibilità non è sufficiente controllare le pagine con uno strumento di verifica automatico.

È necessario eseguire dei test manuali e soprattutto porsi nei panni di chi accede al sito.

Non è una conoscenza che matura in poco tempo e soprattutto riguarda diverse figure professionali, tra cui le maggiormente coinvolte sono:

  • il designer che prepara l’interfaccia grafica del sito
  • lo sviluppatore che realizza le applet e gestisce form e maschere di ricerca
  • l’editor che inserisce i contenuti del sito

Si tratta di conoscenze che non è sufficiente acquisire una volta. Gli standard e le linee guida per l’accessibilità sono ancora allo stato embrionale. C’è ancora molto da dire e fare per rendere un sito accessibile (e non solo dal punto di vista di chi crea il sito, ma anche dei produttori di browser). Chi si occupa di accessibilità deve essere pronto a rimanere costantemente aggiornato.

Potete affidare lo studio di accessibilità ad un consulente esterno. Ricordate però che tutti i contenuti (anche quelli futuri) dovranno essere verificati per garantirne l’accessibilità.