Collaboration Techniques that Really Work – Web 2.0 Expo Berlin

Leisa Reichet in her workshop (of which i lost the first 30 minutes) talked about ways to improve productivity while planning a new web experience.

Nothing new, but it was a good idea splitting the attendands in several group and ask them to work together.

Even if the workshop lasted for 3 hours, however, many arguments where just drafted.

Some notes taken while not brainstorming with my group:

  • build collaboration into your project methodology – collaborate with your project team
  • collaborate with your peers (people who do the same thing as you) and invite other expert perspectives
  • consider wildcard collaborators (not necessarily part of ur team) that has other perspectives

When to collaborate

  • at the beginning
  • not just at the beginning
  • when you’re stuck (trouble shooting / problem solving) – narrow focus

Collaboration tools

  • people (the right ones)
  • sticky notes & market pens
  • whiteboards/flip charts
  • fun stuff (stimulus)
  • sugar (if it’s afternoon)
  • an objective
  • tecniques
Leisa ReicheltLeisa Reichelt
Freelance user experience consultant specialising in collaborative and guerilla user centred design and with a particular interest in designing for (and with!) communities. 

Site: disambiguity.com

Registrati e sei mio per sempre

Siamo alle solite. Si avvicina una manifestazione e vengo tempestato da email non desiderate. Il caso specifico è Smau: ricevo almeno due invii mailing al giorno che propongono seminari, pubblicità, incontri. 

Non ho nessuna intenzione di andare a Smau (ho fortunatamente di meglio da fare) e non ho neppure richiesto alcun aggiornamento via email. Ho commesso però la leggerezza di presenziare un paio di anni fa e, da quando sono finito nel loro database, non riesco più a uscirne. Che sia Smau a Milano, Smau Business a Padova o Smau e-Academy è un continuo invio.

La pubblicità di Smau fa il verso alle scarse competenze di alcuni operatori informatici – cose del tipo “Il server è collassato”, “Oh, cielo, si è fatto male?”, tanto per intenderci –  ma mi sembra che neppure loro dimostrino tutta questa professionalità con degli invii selvaggi alla stregua del peggiore spam.

Avessero fatto le cose come si deve, in fondo a ogni email ci sarebbe almeno un link per togliere la propria iscrizione. Ma non c’è.

Ho provato a effettuare un login nel sito, ma non si capisce dove si trovino le newsletter. Come se non bastasse, uno degli indirizzi di posta a cui ricevo comunicazioni sembra non essere abilitato.

Potrei creare un filtro di posta, ma è una questione di principio.

Stamattina ho allora telefonato alla segreteria Smau (02 283131) per capire come procedere. La signora che ha risposto non ha capito neppure di cosa parlassi, ma alla fine mi ha passato una collega.  Questa, un po’ spaesata, mi ha suggerito di inviare un’email a un’altra collega. Avvertendomi però che in questo momento è in fiera (“sa com’è”) e che – probabilmente tra 4/5 giorni – darà un’occhiata alla mia email.

Da almeno 10 anni Smau non ha più ragione di esistere, se poi le competenze messe in campo sono queste…

Ecco cosa ho scritto: attendo fiducioso (?) una risposta:

From: "Antonio Volpon"
To: nadia.mazzola@smau.it
Subject: Cancellazione mailing SMAU
Buongiorno.
Da qualche settimana ricevo ogni giorno diverse email non desiderate
da Smau, in particolare dall'indirizzo noreply@smau.it  verso i miei
indirizzi
antonio@volpon.com
scoazze@volpon.com
Poiché nel corpo del messaggio non è presente alcun link per
rimuovermi dalla lista di invio, mi sono recato nella homepage del
sito Smau.
Ho quindi provato a autenticarmi per capire se avrei potuto procedere
da lì alla rimozione, ma non sembra possibile.
L'indirizzo scoazze@volpon.com non viene inoltre riconosciuto come utente
valido, quindi non posso procedere.
Ho quindi telefonato al numero presente in fondo alla email e dopo
qualche passaggio di telefonate mi è stato comunicato il suo indirizzo
di posta.
Vorrei cortesemente sapere se potete procedere al più presto alla
cancellazione dei sopracitati indirizzi di posta dal vostro mailing.
In attesa di un riscontro saluto cordialmente,
Antonio Volpon

Buone pratiche per progettare i form

Segnalo tre ottime risorse che si propongono di aiutare nella progettazione di maschere di inserimento dati (form). Operazione solo a prima vista facile e spesso sottovalutata, ma piena di insidie e trabocchetti.

La prima, e sicuramente la migliore, è la presentazione di Luke Wroblewki, designer di Yahoo!, dal titolo Best Practices for Form Design, che è possibile scaricare in formato Pdf. Una presentazione piena zeppa di suggerimenti e consigli su come presentare e raggruppare i campi di un form. Ne segnalo solo alcuni:

  • posizionare le etichette di campi in alto è utile per ridurre il tempo di completamento, ma richiede ovviamente più spazio verticale; allinearle a destra del campo lega con evidenza il campo e l’etichetta, ma può ridurre la leggibilità; allinearle a destra facilita la lettura delle etichette, ma ne riduce l’associazione con il campo
  • vale la pena indicare i campi obbligatori solo se sono in minima parte, altrimenti meglio indicare quelli opzionali
  • la lunghezza del campo fornisce preziose informazioni sulla compilazione
  • è bene cercare di raggruppare campi che sono in qualche modo correlati, per velocizzare la compilazione del form
  • le azioni primarie (salva, continua, invia) devono essere chiaramente separate ed evidenziate rispetto alle azioni secondarie (cancella, indietro, reset)
  • meglio usare poche indicazioni su come compilare il form, da porre vicino ai campi che richiedono attenzione

Molti, molti altri consigli nella presentazione.

Un’alta interessante documento è la guida realizzata dal ministero del commercio norvegese: Simplified Forms for the Public Sector, progetto Elmer. Si tratta di una serie di linee guida rivolte principalmente al settore pubblico, suddivise in categorie e sezioni. Alcuni suggerimenti sono forse fin troppo specifici ed esagerati, ma darci un occhio matura sicuramente delle buone ideee per il futuro.

Vale la pena anche dare un’occhiata alla presentazione di Aaron Gustafson dal titolo Learning to Love Forms, decisamente più tecnica e che va diretta al codice Html. Anche qui interessanti suggerimenti, come quello di usare le liste al posto di “div” o paragrafi per ospitare i campi del form e qualche esempio su come utilizzare tag normalmente dimenticati, come legend e fieldset. Sono 100 slide con estratti di codice che vale davvero la pena di provare.

Interfacce che si adattano

Cominciano a comparire nei blog dei relatori alcune delle presentazioni al recente Information Architecture Summit di Las Vegas. E ce ne sono da leggere con attenzione.

Come per esempio quella di Stephen Anderson, “Creating the Adaptive Inferface” che affronta il problema della progettazione di interfacce che non si manifestino allo stesso modo a tutti gli utenti, ma siano in grado di adattarsi alle diverse esigenze, ai diversi usi, e anche al grado di padronanza che con l’uso l’utente è in grado di dimostrare.

L’idea – non nuova – di Anderson è quella di sfruttare le informazioni “involontariamente” lasciate dall’utente nel sito web, come per esempio l’indirizzo di ip (e quindi, con buona approssimazione, la località) e, nel caso di servizi sotto login o che sfruttino i cookie, le variazione nelle attività dell’utente e la frequenza di utilizzo.

Questo permette al software che produce l’interfaccia di evidenziare le sezioni più richieste a scapito di quelle meno utilizzate, di precompilare alcuni campi in base alle preferenze dell’utente e di personalizzare alcune etichette dell’interfaccia.

Il concetto è sicuramente interessante, come lo sono i diversi esempi presentati. Esistono comunque alcuni fattori da tenere in grande considerazione nel progettare questo tipo di interfacce. Il primo, riconosciuto dallo stesso autore, è che l’utente non va spaventato dandogli a vedere che sappiamo molto di lui: l’aiuto dell’interfaccia dev’essere discreto e non superare mai i limiti della cortesia.

A questo aggiungo che esiste un rischio nel modificare il comportamento dell’interfaccia verso un utente col il progredire della sua esperienza, ed è quello di generare dubbi e confusione perché eravamo convinti “che quel pulsante fosse lì” e che “quella funzionalità si attivasse in quel modo”. Anche queste variazioni vanno studiate con molta cautela.

Jakob Nielsen si è redento?

Di Jakob Nielsen si sono dette peste e corna, ma a lui si deve la nascita di interesse nei confronti dell’usabilità web. Chi gli è contro critica a Nielsen un approccio troppo conservatore che lo porta a considerare esempi positivi di usabilità soltanto i siti, come il suo, fatti di solo testo. Famose sono le battaglie di Nielsen contro Flash e in particolare il suo intervento Flash 99% bad.

Nel suo ultimo libro, Prioritizing Web Usability, Nielsen cerca di uscire da questa situazione e analizza, dopo 10 anni, le linee guida che lo hanno reso, nel bene e nel male, famoso.

In usa sezione del manuale vengono presentate le problematiche di usabilità che non sono cambiate in questi anni, tra cui:

  • I link che non cambiano colore quando visitati
  • Il pulsante back che non funziona (attenzione con Ajax)
  • I popup
  • Elementi della pagina che sembrano pubblicità

alcune che sono cambiate un poco, nel senso che sono meno urgenti o non confondo i visitatori del sito

  • Pagine pesanti (grazie alla diffusione della banda larga)
  • Flash (perché i designer hanno imparato a usarlo come si deve)
  • Multimedia e video (grazie ai nuovi computer)

e altre problematiche che secondo Nielsen sono oggi trascurabili

  • Pagine lunghe (gli utenti hanno imparato a scorrere la pagina…)
  • Link che non sono blu (una volta una vero cavallo di battaglia di Nielsen)
  • Registrazione (processo migliorato notevolmente)

In poche parole, secondo l’autore, da un lato i designer sono oggi più preparati nel progettare un sito, dall’altro gli utenti sono ormai in grado di usare senza grossi problemi anche interfacce complesse.

Lo studio di Nielsen e Hoa Loranger, coautrice del testo, si basa su dei test realizzati con una settantina di candidati, anche se loro stessi sottolineano come “le linee guida del libro sono valide nella maggior parte dei casi, ma non per tutti”.

Una concetto che ho trovato interessante riguarda il rapporto degli utenti con i motori di ricerca.

Rispetto a 10 anni fa gli utenti web si trovano ormai a proprio agio con i motori di ricerca. Piuttosto che digitare direttamente l’indirizzo del sito su cui vogliono entrare, preferiscono usare il motore di ricerca come strumento di aiuto. Questo ha fatto sì che il vero protagonista del web diventasse l’homepage del motore di ricerca piuttosto che quella dei tradizionali siti, con una conseguenza, secondo gli autori:

Grazie ai motori di ricerca agli utenti ora interessa trovare quello che cercano, e non si preoccupano del sito in cui trovano questa informazione. Gli utenti vedono cioè il web come un insieme di risorse e non si preoccupano del singolo sito web; sanno che tutto quello che vogliono è disponibile, su un sito o su un altro.

Ecco un buon motivo – che sa di web 2.0 - che sottolinea l’importanza di fare subito buona impressione.

Una delle pecche presenti nel testo è che gli autori parlano di molte cose, fin troppe. Sarebbe bene concentrarsi sull’usabilità dell’interfaccia e dell’interazione piuttosto che mettersi anche a discutere, mutuando i concetti da libri già scritti, di web writing. Poco approfondito anche il discorso sull’ottimizzazione per i motori di ricerca.

Belle invece, come sempre nei manuali di Nielsen, le decine di schermate prese dai siti web in esame. 

Peccato, infine, che il libro sia infarcito di box di approfondimento che invece di puntare a risorse gratuite rimandano – guarda caso - ai report a pagamento della società di cui Nielsen è socio. Sarebbe un atteggiamento perdonabile solo se il libro fosse distribuito gratuitamente.

Proritizing Web Usability (titolo italiano – web usability 2.0 l’usabilità che conta), di Jakob Nielsen e Hoa Loranger, edito da New Riders (editore italiano – Apogeo) – 2006