Steve Souders (Yahoo!) – High Performance Websites

Di Steve Souders di Yahoo! non vedo l’ora di leggere il manuale uscito per i tipi di O’Reilly, High Performance Web Sites. Per intanto ho avuto modo di leggerne qualche estratto, come le 14 regole per aumentare le prestazioni di un sito.

E in effetti Souders si limita a percorrere quanto già riportato nel documento, peccato!

Quello che gli ingegneri di Yahoo!, dopo diversi test, sono riusciti a stabilire, è che ottimizzare un sito web vuol dire soprattutto lavorare a livello di frontend, cioè a livello di client, di quello che viene inviato e interpretato dal browser.

L’ottimizzazione del frontend, spiega Souders, è prioritaria rispetto a quella del backend (database, ottimizzazione del codice, infrastruttura hardware), perché incide maggiormente sull’esperienza dell’utente.

Concordo, ma sono convinto che questo vale solo se l’infrastruttura è stata progettata e scritta con grande professionalità, così da ridurre i colli di bottiglia. Se così non è anche il backend riesce a farsi sentire.

Souders afferma, e anche qui concordo, che mettere mano al frontend è più semplice rispetto che farlo lato backend.

Un interessante esperimento condotto dal team di Souders ha dimostrato come circa il 50% degli utenti che navigano sui siti Yahoo! (e, visto il network, si può facilmente generalizzare all’intero web) svuotano ogni giorno (o hanno impostato il browser per farlo) la cache del browser.

Questo intervento è stato scritto in live blogging dalla conferenza Future of Web Apps di Londra, il 3 e 4 Ottobre 2007. Leggi tutti gli interventi di Fucinaweb dal FOWA

Sbrigati o ti cancello il blog

Due recenti messaggi che riguardano la cessazione di servizi, il primo trovato in Kataweb, il secondo ricevuto via email da Yahoo!.

Un estratto condensato del primo:

Kataweb Blog al momento è un servizio basato sulla piattaforma TypePad.
Kataweb ha deciso di non utilizzare più la piattaforma di TypePad a partire da mercoledì 25 luglio 2007.

Ricevuta la mail dovrai scegliere, entro e non oltre la mezzanotte del 22 luglio 2007, una tra le seguenti due opzioni:

  1. Trasferire il tuo Blog sulla nuova piattaforma di Kataweb
  2. Rimanere TypePad e abbonarti alla loro versione a pagamento

Se entro la mezzanotte del 22 luglio 2007, non avrai scelto alcuna delle due opzioni, il tuo Blog verrà disattivato e tutti i contenuti saranno cancellati definitivamente.

e della email di Yahoo!

Dear Yahoo! Photos user,

For some time now, we’ve supported two great photo sharing services: Yahoo! Photos and Flickr. But even good things come to an end, and we’ve decided to close Yahoo! Photos to focus all our efforts on Flickr — the award-winning photo sharing community that TIME Magazine has called “completely addictive.”

We will officially close Yahoo! Photos on Thursday, September 20, 2007, at 9 p.m. PDT.

Please give us your decision by Thursday, September 20, 2007, at 9 p.m. PDT. After that time, any photos remaining in Yahoo! Photos will be deleted.

Due messaggi apparentemente simili, anche se si riferiscono a servizi diversi. Apparentemente:

  1. Kataweb, non è un po’ tardi avvisarmi i primi di Luglio per dirmi che mi cancelli il 22 di Luglio? Metti che abbia la fortuna di passarmi 3 settimane in vacanza. Al ritorno cosa faccio quando mi vedo il blog annientato? Yahoo! da’ un bel po’ di tempo in più, il giusto per poter fare qualcosa
  2. Non mi piace quel “Kataweb ha deciso di non utilizzare più la piattaforma di TypePad”. Sa troppo di rimprovero verso un fornitore di servizi di cui non si è contenti
  3. Perché, visto che se clicco un tasto mi porti sulla nuova piattaforma blog, non lo fai automaticamente se non dico nulla? Vuoi forse risparmiare qualche centesimo di spazio disco non migrando i blog abbandonati? Ma portali tutti di là! (La stessa cosa vale comunque anche per Yahoo!, anche se in questo caso potrebbero forse cambiare i termini di privacy con cui sono condivise le foto in Flickr).
[tags]yahoo!, flickr, kataweb, email, migrazione, weblog[/tags]

Il business nell’era del web 2.0

Al Le Web 3 di Parigi si è cercato di parlare dei criteri di sostenibilità dei progetti web 2.0, cioè da dove trarre introiti e profitti, ma l’intervento che discuteva di questi concetti si è concluso con qualche vaga indicazione sulla pubblicità e poco più.

Decisamente più interessanti, sono invece un paio di interventi apparsi qualche tempo fa sul web 2.0 journal, “Profitably Running an Online Business in the Web 2.0 Era” e “Struggling to Monetize Web 2.0“, scritti da Dion Hinchcliffe.

Secondo Hinchcliffe siamo in una fase in cui chi parte a progettare uno di questi servizi mira prima di tutto a farsi acquisire dai big, Yahoo! e Google per primi, oppure ha in testa qualche vaga strategia pubblicitaria. Ma il problema principale da risolvere è cercare di capire come riuscire a realizzare un business con prodotti il cui valore aggiuntoè dato dal contenuto creato dagli utenti che lo utilizzano. Riuscire a coinvolgere un buon numero di utenti non si traduce infatti automaticamente in rendite maggiori.

Si possono oggi individuare fondamentalmente 3 strategie di business:

  • pubblicità e sponsorizzazioni, ovvero inserzioni in stile Adsense o banner e contratti diretti con gli inserzionisti. Secondo Hinchcliffe si tatta di una strategia debole, con pochi ritorni
  • sottoscrizioni, cioè pagare per utilizzare alcuni servizi online, come i prodotti di 37 signals o la versione pro di Flickr. Qui ci potrebbe essere qualche segnale incoraggiante nel prossimo anno
  • commissioni per transazioni, come per esempio il business di Ebay. Anche questo potrebbe essere un terreno molto fertile in futuro

La conclusione non è comunque delle più rosee: deve essere ancora pensato qualcosa di alternativo a queste 3 strategie, perché esistono numerosi progetti a cui nessuna di questa strategie può essere applicata efficacemente. E’ il caso di del.icio.us, in cui l’inserimento di pubblicità allontanerebbe gli utenti, così come la versione a pagamento.

Esistono poi alcuni metodi più o meno indiretti che possono aiutare a far crescere un progetto 2.0, in termini di:

  • capitale
  • numero di utenti
  • capacità di resistere alla concorrenza

La strada che porta a questo, secondo Hinchcliffe , passa per acquisizioni strategiche, la capacità di costruire un rapporto di fiducia con i propri utenti, e il passaggio da applicazione “standard” a piattaforma attraverso il rilascio di opportune interfacce a API. Amazon in questo caso è un vero e proprio caso di successo.

Le Web 3 Paris – Giorno 1, mattino

Le Web 3 è un evento organizzato da Six Apart a Parigi coinvolgendo i protagonisti europei in fatto di e-commerce, blog, media, mobile computing, web tv e un po’ tutto quello che può essere targato anche solo lontanamente web 2.0.

Ecco il breve resoconto di alcuni interventi, quelli che ho seguito con più interesse, nel corso della prima di due giornate di incontri. Alla fine di ogni intervento le mie osservazioni.

Opening remarks

Nell’introduzione all’evento Loïc Le Meur di Six Apart France e organizzatore dell’evento, ha manifestato il suo stupore nell’essere riuscito a organizzare una manifestazione senza marketing, ma solo con il passa-parola e con il supporto dei bloggers. L’evento è stato organizzato in solo 6 settimane e al primo piano, parallelamente alle sessioni, 15 startup presentano le proprie soluzioni di business sostenibile.

Commento: evento molto friendly, forse fin troppo colloquiale. Si capisce che l’impatto sarà rivolto molto al rapporto dei media con la rete.

A conversation on the future of the internet

Niklas Zennström, fondatore di Skype e Kazaa, sostiene che non è necessario essere dei grandi per riuscire ad avere un buon numero di utenti, ma che per farlo è importante non isolarsi ma collaborare con altre aziende.

Il software che ha successo in questo web 2.0 è quello che aiuta a risolvere le esigenze di base, senza complessità, ma che al tempo stesso rende disponibili tramite API un insieme globale di servizi, per permetterne l’estensione. L’importante è realizzare del software non troppo specifico, ma che tutto il mondo possa usare e trarne beneficio.

Niklas prende come esempio il suo Kazaa, che è nato tra Svezia, Danimarka e l’Inghilterra, ma che già dopo poche settimane dal lancio ha cominciato ad essere usato in tutto il mondo. Questo dimostra che internet non è completamente dominicato dagli Stati Uniti (Skyphe ha solo un ufficio in California, il resto è tutto in Europa).

Un vantaggio dalle startup europee potrebbe essere quello di sfruttare la diversità tra le diverse nazioni, che distingue l’Europa dall’approccio americano. Questo vuol dire per esempio realizzare partnership con paesi che non dispongono ancora di un’economia stabile e in buone condizioni, ma magari ottime risorse intellettuali.

Niklas esorta a dimenticare ben presto il mercato locale e guardare alla complessità della realtà europea, cominciando subito a ragionare in inglese. La mera traduzione è semplice quando si parla del sito, ma è molto più complessa quando si parla di web service.

Secondo Zennström il web 2.0 è solo un’etichetta, lo spirito di collaborazione c’è da prima che venisse coniato questo termine. Ma oggi disponiamo dell’infrastruttura che rende tutto questo possibile e che consente di costruire un business che sia sostenibile: una situazione completamente diversa da qualche anno fa.

I vecchi media sono morti? I blog sono fantastici e introducono un ottimo grado di diversità, ma c’è comunque ancora bisogno di giornalismo approfondito: i giornali non sono morti.

Commento: intervento interessante, dovrebbe essere di stimolo alle aziende europee

The future according to Google

Lorraine Twohill è Marketing Director EMEA di Google UK. Nella sua presentazione evidenzia come nel 2006 ci sia un miliardo di persone online, e si chiede il prossimo miliardo da dove potrebbe venire.

Per capirlo analizza l’evoluzione di Google dalla sua comparsa, dividendola in 3 fasi

  • information
  • distribution and communication (buy,trade,talk)
  • networking (youtube,blogger,myspace)

Lorraine è convinta che il prossimo miliardo arriverà proprio da quest’ultima fase.

Passa poi ad elencare alcuni pregi che hanno accompagnato la crescita di Google

  • innovazione, non perfezione da subito
  • condividi tutto quello che puoi
  • se sei brillante, ti assumiamo
  • prendi dei rischi, premia i successi, impara dagli errori

La Twohill ricorda come il 20% del tempo dei dipendenti Google viene impiegato per progettare soluzioni ai problemi che ognuno può avere. Da una di queste esigenze è nato Gmail.

Il termine Googlette si riferisce a un particolare tipo di questi progetti, svolti normalmente da sole 2 persone.

Ci sono 3 fattori che spingono a un cambiamento:

  • l’accesso all’informazione
  • la diffusione della banda larga
  • la facilità di accesso

Lorraine sottolinea come la banda larga stia diventando ormai una commodity, tanto che diventerà ben presto gratuita e che in futuro ci potrebbe essere un buon ruolo svolto dai diversi internet cafè. La facilità di accesso è evidenziata anche dai dispositivi disponibili, che sono sempre più piccoli e portabili.

Vengono analizzati alcuni casi concreti:

  • Pizco, una community di ragazze tra i 12/20 anni, che ha un approccio con la sicurezza sempre in primo piano (“conosci quelli con cui comunichi? la risposta è no”)
  • Uno spot su Itube della Ford Ka, molto credibile, rivolta a un pubblico giovane

Quali sono i temi che guideranno il mondo di domani?

  • Commercio
  • Accesso ubiquo
  • Comunicazione e collaborazione
  • La ricerca (search, find, obtain)

La twohill conclude parafrasando una frase di Andy Warhol: ognuno può essere famoso per 15MByte.

Commento: uno degli interventi peggiori; non ha partecipato alla sessione dei commenti

The real world and why it matters

Hans Rosling, professore di International Health, Karolinska Institutet, Stoccolma, ha invece toccato argomenti quali la globalizzazione e l’evoluzione delle nazioni.

“La glogalizzazione è qui, cerchiamo di sfruttarla”.

Rosling ha affermato che più di globalizzazione, ha senso parlare di modernizzazione delle nazioni. Ancora prima di entrare nei mercati ricchi, infatti, si notano fattori di crescita dei paesi più arretrati, come ad esempio le nascite, la riduzione della mortalità, l’aumento del reddito.

Un dato: il 60% della popolazione possiede il 24% della ricchezza.

Commento: intervento interessante e davvero simpatico, anche se non è chiara la relazione con gli altri interventi della giornata.

The giants outlook on web 2.0

Con Yahoo!, Orange, Nokia Multimedia, Microsoft Windows Live

Alla domanda “conta essere grandi?” Microsoft riconosce come questo gli stia creando dei problemi e stiano cercando di divetare più veloci nei rilasci e di focalizzarsi nella realizzazione di veri e propri servizi web.

Secondo Nokia conta assecondare le esigenze dei consumatori mentre Orange nota come sempre più applicazione di accesso alle informazioni, in futuro, non saranno basati su pc.

Yahoo! è convinto che le dimensioni contino.

Alla domanda “qual è la prossima mossa” nessuno si sbilancia più di tanto

  • yahoo!: interazione, reinventarsi, contenuti di ottima qualità. Si veda come competitore delle media company
  • Microsoft si muoverà sempre di più nella ricerca, intesa come una caratteristica insita in ogni prodotto; vogliono far evolvere la ricerca perché sia più dinamica
  • Nokia vede nel futuro la convergenza di internet, ovvero la fruizione di internet con il mobile; sempre più i contenuti sono realizzati da dispositivi portatili e anche il loro consumo è sempre più diffuso da questo tipo di dispositivi
  • Secondo Orange, per tradizione l’Europa è molto ben posizionata in questa convergenza tra mobile, contenuti e internet, più di quanto lo siano gli U.S.. Questi pregi andrebbero sfruttatiimportant of communities

Secondo Yahoo! realizzare contenuto che sia di buona qualità, che sia usabile è molto difficile, anche dopo aver superato la barriera di attrarre molti utenti verso questi servizi. Non si tratta quindi solo di una questioen di strumenti.

Un interessante intervento dalla sala chiede come creare business da piccole comunità, come quelle della moda. Nessuna risposta degna di noto, Yahoo! si limita a dire che loro mirano comunque sia alla grossa comunità, sia agli eccellenti contenuti.

Commento: l’impressione è che questi grandi attori si siano trovati immediatamente una gallina dalle uova d’oro tra le mani, ovvero i contenuti creati dagli utenti. Ma non hanno ancora trovato un valido modello di business, né per loro né per gli utenti. Neppure loro sanno quale possa essere il futuro di queste iniziative, e come aiutare a produrre contenuti di qualità e come far guadagnare i propri utenti.

Is open source turning commercial?

Con Gil Penchina, Wikia

Gil parla di free culture e free software, illustrando concetti noti.

Qualità del codice:

  • più coinvolgimento porta a miglioramenti del prodotto
  • il codice aperto fa scoprire gli errori
  • ognuno può partecipare e migliorare

Economicamente

  • pubblicità (advertising)
  • donazioni
  • t-shirt, tazze, promozioni…

 

Non va molto oltre Tristan Nitot di Mozilla Europe, che sottolinea come la democrazie all’interno di un progetto open source assicura che la qualità sia elevata e che i contibuti contino.

Commento: tutto trito e ritrito

Will there be a Web 2.0 bubble?

Con TechCrunch, Index Ventures (UK), August Capital (USA)

Secondo TechCrunch non c’è rischio di cataclismo economico. August Capital pensa che un problema sia quello della frammentazione dei talenti. All’oggi molte startup invece si collocano con prodotti molto simili nelle stesse nicchie di mercato. Anche per Index Ventures questo è vero: sembra che ognuno voglia partire con la propria indee di business, invece che cercare risorse disposte a lavorare nello stesso progetto.

Si ribadisce come l’ecommerce vivrà momenti d’oro.

Commento: condivido la paura che molte realtà stanno realizzando prodotti copiandoli gli uni agli altri. Questo peggiora la situazione già complessa di questo settore.

Un esempio di perfetta integrazione

Non penso di essere l’unico a prendere appunti quando trovo un sito con una buona idea, una di quelle che reputo possa tornarmi utile in futuro.

L’ultima volta è successo quando mi sono collegato, dopo qualche mese, al mio account su Flickr, il bellissimo servizio di confivisione foto recentemente acquisito da Yahoo!.

E ho subito capito che Flickr fa parte della famiglia Yahoo!, visto da chi sono stato accolto, ovvero da una schermata che mi ha informato come il mio indirizzo di posta elettronica fosse presente sia nel database di Flickr, sia in quello di Yahoo!.

Yahoo! mi presenta questa schermata fondamentalmente a mio vantaggio: mi dà la possibilità di legare le mie informazioni su Flickr con l’account di Yahoo!. E lo dice.

Unire un account Flickr e Yahoo! - 1

A me la cosa sta tutto sommato bene, per decido di preseguire. Click.

Conferma di iscrizione con dettaglio operazioni

La schermata informa su quello che sta per succedere, con eventuali limitazioni e un dettaglio delle utenze coinvolte. Notate la pulizia della schermata e i punti elenco alla fine, impossibili da tralasciare. L’utente dispone ora di ogni informazione riguardo a quello che succederà. Poiché infatti non è (almeno ancora) così frequente che due sistemi con registrazioni diversi si integrino in questo modo, è importante spiegare bene al visitatore cosa sta succedendo.

Vi accorgerete anche che tutto sommato di vantaggi in questa operazione ne ha anche Yahoo!, poiché per tutti i dati che avete lasciato a Flickr da questo momento in poi varranno le regole decise da Yahoo!

Operazione conclusa

Ecco infine una conferma che tutto si è svolto nel migliore dei modi, con un riepilogo di quello che è successo e come comportarsi d’ora in avanti.

Dal punto di vista di interazione con l’utente questo esempio non è in realtà nulla di stratosferico, e proprio per questo mi colpisce la semplicità con cui è stato affrontato a livello di intefaccia utente un argomento non banale, come la “migrazione” o – meglio – la condivisione di utenti tra due sistemi che sono nati in realtà distinte. Non oso immaginare come altri (io tra questi) avrebbero progettato la stessa procedura

Il tutto si chiude con un’email che ho ricevuto, e che spiritosamente ringrazia in questo modo:

Thanks, and we hope you enjoy the
sign-on-to-everything-in-one-place goodness!