A ogni cosa il suo nome

Mi trovo dal cliente con l’art director per illustrare la tavole grafiche del progetto. Ha apportato le ultime modifiche ieri sera e non siamo riusciti a rivederle insieme. Apre il portatile e fa doppio clic su figo.psd.

Il collega che si occupa del frontend manda un’email con le ennesime correzioni richieste dall’azienda che si occuperà dell’integrazione. Una volta decompresso il file, nel desktop compare la cartella che_palle.

Sono due esempi, ma potrei tranquillamente continuare per ore e ore senza mai ripetermi. Ok_bis_def.zipaltra_prova.psd, oggi_non_ho_idee.png: ho a disposizione un’intera letteratura di nomi insignificanti e imbarazzanti.

Stufo di passare le giornate a rinominare i file e inviarli ai diversi attori (ammesso che fossi ancora in tempo) ho messo a punto un semplice sistema di nomenclatura che cerco di applicare e  fare applicare.

Il consiglio è quello di partire già dalla stesura dei wireframe, per proseguire nel corso della progettazione grafica fino ad arrivare allo sviluppo delle pagine HTML. Ogni wireframe va correttamente nominato prima di consegnarlo all’art director, che solitamente è ben felice di conservare la creatività per altri compiti.

Ho provato in questi anni diversi tipi di nomenclature, ma quella che si è rilevata più efficace nasce da un compromesso tra nome dal contenuto altamente informativo e semplicità di applicazione della regola.

Un tipico esempio di nomenclatura potrebbe essere il seguente:

  • HP010
  • PR010
  • PA010

I primi due caratteri indicano la sezione del sito a cui la pagina fa riferimento (in questo caso HP sta per homepage, PR per scheda prodotto e PA per processo d’acquisto), mentre il numero indica il progressivo della pagina all’interno della sezione (HP010 potrebbe essere l’homepage generale, HP020 la declinazione per il periodo natalizio, ecc.). Utilizzo le decine e non le unità per rappresentare i progressivi perché, se ci accorgiamo di aver dimenticato un template che “logicamente” va inserito tra altri due, lo possiamo includere (ad esempio HP015).

Come è facile vedere la regola è banale, ma proprio per questo altrettanto semplice da applicare. A me ha risparmiato molto tempo, ma soprattutto ha permesso di verificare a colpo d’occhio se i template realizzati erano, in ogni fase, tutti quelli previsti.

P.S.: se, come me, avete il pallino delle nomenclature, vi rimando a un articolo che ho scritto quasi 10 anni fa (il tempo passa) e che affronta tra le altre cose il tema dei nomi da dare e non dare alle regole CSS: Chi ha paura di Xhtml 8?

Il ruolo delle agenzie nei progetti e-Commerce

È uscito in questi giorni per i tipi di Hoepli “e-Commerce, Progettare e realizzare un negozio online di successo“, un manuale scritto da Daniele Vietri e Giovanni Cappellotto.

Il libro contiene anche alcune interviste, tra cui una al sottoscritto, che riporto qui sotto.

Quali caratteristiche deve avere un’agenzia per realizzare al meglio un sito di e-Commerce?

È importante individuare un partner che sia in grado di accompagnare l’azienda non solo nella fase di avvio e di primo rilascio del progetto, ma anche durante i successivi miglioramenti e integrazioni del prodotto che inevitabilmente verranno richiesti. L’agenzia, dopo i primi feedback forniti dalle analisi su utenti e vendite, dovrebbe essere in grado di recepire queste indicazioni e suggerire dei piani di intervento sia nel breve, sia nel medio termine, per esempio con sessioni di test multi-variabile. Molto importante è anche verificare l’esperienza che l’agenzia ha nella progettazione di siti di e-Commerce del proprio settore.

Cosa possono fare i clienti che chiedono un sito e-Commerce per agevolare il lavoro dell’agenzia?

Una delle difficoltà più grandi per il cliente è quella di saper illustrare le proprie esigenze. Alla domanda “qual è l’obiettivo del sito?” può succedere che il cliente risponda passando in rassegna un insieme sparso di componenti che ha notato navigando altri siti, soprattutto quelli dei competitor. Ci si trova allora in riunioni in cui viene chiesto di realizzare la scheda prodotto prendendola da un sito, il carrello da un altro, il risultato ricerca da un altro ancora. In questo contesto è fondamentale il ruolo dell’agenzia nell’aiutare il cliente a individuare in modo corretto e completo i veri requisiti del progetto, così da poter circoscrivere le funzionalità che verranno realizzare per la prima uscita del prodotto e quelle per i rilasci successivi, senza paura di sottolineare le difficoltà e le proprie opinioni in merito. Si fa presto, per esempio, a dire che un sito deve essere accessibile in più lingue, più difficile è gestire le spedizione di prodotto all’estero e risolvere le diverse problematiche di fatturazione o addirittura culturali dei diversi paesi.

Quali sono gli aspetti di un e-Commerce che i clienti trascurano con maggior frequenza?

Spesso gli aspetti più trascurati non riguardano il sito in sé. È certamente importante che il sito sia usabile, veloce, attraente, ma altrettanto importante e forse ancor più importante, è il servizio reso al cliente finale. Come si prevede di gestire la politica di reso? II cliente finale viene guidato in questa procedura o è lasciato in balia di se stesso? Quale potrà essere il tempo medio per la spedizione di un ordine? Esiste un numero verde o un indirizzo mail e quali sono i tempi medi di risposta da parte dell’operatore? Chi si occupa delle foto prodotto e quale è la qualità attesa? Sono domande spesso trascurate, ma che determinano il successo o il fallimento dell’esperienza utente complessiva, di cui quella web è solo una parte.

Quali sono le criticità che sorgono durante la realizzazione tecnica di un e-Commerce?

Le problematiche in ambito tecnico nascono quasi sempre da errori di valutazione in fase di analisi. E i punti dell’analisi che sono più soggetti a errori di valutazione riguardano l’integrazione e la comunicazione con servizi di terze parti e i dettagli della procedura di acquisto, dal momento in cui il cliente finale ha aggiunto un prodotto al carrello fino alla conferma dell’ordine. Se i tempi sono stretti e l’analisi deve essere realizzata in tempi brevi, concentratevi almeno su questi punti.

Nell’ottica di massimizzare le vendite, consiglieresti una piattaforma già pronta o una sviluppata su misura?

La scelta va fatta caso per caso in base ai requisiti del progetto. Se, a fronte dell’analisi dei requisiti e della vendor selection, le modifiche alla piattaforma risultano comunque significative, allora molto probabilmente la direzione corretta è quella della soluzione su misura. Le piattaforme disponibili oggi, sia commerciali sia open source, permettono un livello di personalizzazione tale che possono essere impiegate nella maggioranza dei casi.

Quanto è importante il rapporto con l’agenzia anche dopo la pubblicazione del sito?

È fondamentale, poiché se ogni sito web è una realtà in continua evoluzione, questo vale ancora di più per un sito di e-Commerce, dove è immediata la verifica del successo o del fallimento rispetto ai risultati attesi. Una soluzione di rapporto con l’agenzia potrebbe prevedere la stipula di un contratto di manutenzione annuale che copra la normale assistenza e un certo numero di micro interventi (stimabili per esempio in un monte ore a scalare), lasciando invece sviluppi più corposi a contratti separati.

Quanto lavoriamo

Il Web Design Survey 2010 di A List Apart che ho analizzato qualche giorno fa contiene anche una sezione di statistiche dedicate alle ore lavorate in una settimana.

Tra i diversi grafici (suddivisi per età, sesso, tipo di organizzazione), ne manca però uno relativo alla distribuzione per titolo professionale. Partendo dai dati grezzi a disposizione, ho ricostruito questo grafico.

Si nota subito che la maggior parte dei lavoratori, indipendentemente dal titolo professionale, lavora tra le 40 e le 49 ore. In generale la distribuzione avviene quasi tutta in questo intervallo e in quelli immediatamente precedente e successivo, cioè nella fascia 30-59 ore, come era forse lecito aspettarsi.

Avrei forse preferito una suddivisione diversa nel questionario, per esempio 31-40 invece di 30-39: chi lavora le canoniche 40 ore settimanali avrà scelto l’intervallo 40-49, che avrei dedicato a chi fa qualche straordinario.

Tra le professioni che indicano di lavorare più ore (fascia 40+) troviamo il creative director, l’art director, il web director, l’usability expert e il project manager. Questo dato, se analizzato insieme alla distribuzione per luogo di lavoro, indica che chi lavora più ore è generalmente un dipendente piuttosto che un libero professionista.

E’ interessante paragonare questo dato con i risultati di un sondaggio condotto su un campione di freelance da Elance e pubblicato da Freshbooks e che sembra in qualche modo confermare quanto emerso.

 

Il censimento dei web project manager 2010

E’ ormai il quarto anno che A List Apart propone un sondaggio molto dettagliato rivolto ai professionisti del web e da qualche giorno sono disponibili i risultati dell’ultima edizione.

Nel 2007 e nel 2008 ho cercato di dare una lettura di questi dati in riferimento alla professione del web project management. Vediamo se in questi anni qualcosa è cambiato e se comunque possa emergere qualche informazione interessante che aiuti a spiegare la crescita di questa disciplina.

Percentuale di web project manager

Non ci sono sostanziali differenze rispetto agli anni scorsi: la percentuale di web project manager si attesta intorno al 4%.

Distribuzione per gruppo di età

Anche in questo caso il trend è confermato, con un lieve aumento degli over 65, rispetto alle altre professioni. Difficilmente si entra nel mondo del lavoro come web project manager, ma lo si diventa dopo altre esperienze lavorative.

Distribuzione per sesso

Il web project management si conferma una disciplina maschile, anche se la crescita delle donne è costante.

Distribuzione per tipo di organizzazione

Anche in questo caso le informazioni degli anni scorsi sono confermate. Rispetto alle altre professioni, è molto più probabile trovare un web project manager in una piccola organizzazione, indice che si tratta di una figura strategica in realtà in cui è fondamentale, per la sopravvivenza, il rispetto dei tempi e dei costi.

Salario

Lieve incremento per quanto riguarda i salati rispetto alle altre discipline, si passa dall’8.7% del 2008 all’11.6% del 2010. La maggior parte dei web project manager ha avuto un aumento di salario negli ultimi due anni.

Istruzione

Il web project management è tra le professioni in cui è più diffusa la laurea e il diploma universitario. Rispetto alla scorsa rilevazione, diminuisce sensibilmente l’importanza attribuita al titolo di studio in aiuto alla professione.

Soddisfazione per il proprio lavoro

Dopo la brusca caduta del 2008 rispetto al 2007, migliora la soddisfazione dei web project manager per il proprio lavoro.

Blogging

Non più fanalino di cosa, ma quasi. Il web project manager non ha tempo, o passione, di scrivere un blog.

Formazione

Il web project manager è tra i professionisti che più sono coinvolti in eventi formativi.

Lacune e competenze tecniche

Il web project manager sembra trovarsi più a suo agio con lo sviluppo backend, piuttosto che frontend o di interfaccia, segno forse che diversi web project manager provengono da questo campo.

Serenità per il futuro

Come gran parte delle altre professioni relative al web, il web project manager confida in opportunità di crescita nel prossimo futuro.

Libera professione

La maggior parte dei web project manager lavora in azienda, confermando come si tratti di una professione che richiede uno stretto contatto e conoscenza del team di lavoro.